Il rapporto pericoloso del candidato, in una torbida vicenda giudiziaria in cui non risulta indagato

 

Francesco Paolo Santella è un ingegnere chimico coriglianese unanimemente riconosciuto come uomo perbene. È un noto e stimato imprenditore operante da anni nella zona industriale coriglianese di Corigliano Rossano. Fondatore di “Activa”, società a responsabilità limitata che s’occupa di produzione industriale d’additivi chimici per bitumi ed asfalti stradali. Lo stabilimento industriale facente capo al professionista-imprenditore, in cui sono allocati pure gli uffici aziendali, è un capannone ubicato nel terzo settore della zona industriale coriglianese, ma non è di sua proprietà bensì in locazione e tra l’altro non adeguato alle mutate esigenze della propria impresa che è in crescita. Perciò, Santella è da tempo alla ricerca d’un altro capannone nella stessa zona industriale coriglianese da prendere in locazione oppure da acquistare, al fine di trasferirvi le proprie attività produttive ed aziendali.

L’imprenditore periodicamente consulta su Internet pure le banche dati delle vendite all’asta giudiziarie. E proprio alle aste bandite dal Tribunale di Castrovillari recentemente aveva individuato e poi visitato un capannone che poteva fare al caso suo. Si tratta d’uno stabilimento sottoposto a procedura esecutiva, che era appartenuto alla “Pasta ricca”, società a responsabilità limitata facente capo ad un altro noto imprenditore del luogo, Luigi Caputo. Quest’ultimo interessato a ritornare nella proprietà dell’immobile. E proprio da qui scaturisce una brutta, torbida vicenda giudiziaria, che il 26 marzo scorso ha visto finire agli arresti domiciliari - con le accuse d’estorsione, minacce e turbativa d’asta - lo stesso imprenditore Caputo ed un terzo imprenditore anch’egli operante nella zona industriale coriglianese, Vincenzo Cosimo Feraco, questi poi liberato su disposizione dei giudici del Tribunale del Riesame di Catanzaro che lo scorso 13 aprile avevano annullato la misura cautelare emessa nei suoi confronti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Carmen Ciarcia, su richiesta del sostituto procuratore Luca Primicerio. Per Caputo, invece, i giudici del Riesame avevano confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari, cui è ancora e tuttora sottoposto.

 

I fatti che hanno portato agli arresti dei due imprenditori sono stati denunciati e dettagliatamente ricostruiti lo scorso 6 marzo, al cospetto dei finanzieri della Tenenza coriglianese, proprio dall’ingegnere Santella. Raccolta la denuncia del coraggioso imprenditore, i militi delle fiamme gialle l’hanno immediatamente trasmessa alla Procura di Castrovillari che ha delegato agli stessi finanzieri l’attività d’indagine, disponendo, tra l’altro, pure una serie d’attività d’intercettazione telefonica. La complessiva attività investigativa tra le carte dell’inchiesta fa emergere altro torbido nella storia, col “ruolo” ancora tutto da decifrare di personaggi di Cirò legati agli ambienti ‘ndranghetisti del Cirotano stesso, e d’altri personaggi coriglianesi che in qualche modo hanno avuto “parti in commedia” negli sviluppi dell’intera vicenda denunciata dall’imprenditore Santella. Tra questi ultimi, figurano il titolare d’un noto bar di Corigliano, Franco Elia, ed un noto professionista coriglianese, il medico Gino Promenzio, il quale com’è noto è oggi ufficialmente candidato alla carica di sindaco di Corigliano Rossano.

 

Così come l’imprenditore denunciante, Promenzio è frequentatore abituale del bar di Elia e in particolare da quando, svariati mesi or sono, v’ha aperto nelle immediate vicinanze la sede del proprio comitato politico-elettorale proprio in vista dell’appuntamento col voto amministrativo del prossimo 26 maggio.

 

Francesco Paolo Santella

 

Ma ora leggiamo l’interessante “passaggio” dell’ingegnere Santella nella propria articolata esposizione dei fatti: «[…] Lo stesso giorno 15 febbraio sono stato contattato sul mio cellulare […] dall’utenza […] ovvero da parte di Elia Franco che ha un’attività di bar in Corigliano con insegna Vintage e che io frequento abitualmente; Elia Franco mi chiese se quella sera passavo dal bar in quanto doveva parlarmi; io rispondevo ad Elia che non sarei passato e quindi questi telefonicamente mi diceva di essere stato a sua volta contattato da parte di Luigi Caputo, in qualche modo facente capo alla proprietà dell’immobile da me visitato e che gli aveva chiesto di contattarmi per farmi presente che lo stesso Luigi Caputo era interessato all’acquisto dell’immobile e quindi per prospettarmi di non partecipare all’asta; alle comunicazioni di Elia rispondevo che ero interessato all’acquisto dell’immobile e che era mia intenzione di partecipare all’asta; altresì facevo presente ad Elia l’illiceità delle sue comunicazioni. Il successivo 18 febbraio, verso le ore 19 circa, mi trovavo al bar Vintage di Elia e qui sopraggiungeva il dottor Promenzio Gino, l’ortopedico, il quale mi invitava ad uscire fuori dal bar in quanto lì vi era il suo cugino Luigi Caputo che voleva parlarmi. Io ho declinato l’invito di Promenzio dicendogli che non avevo intenzione di parlare con Caputo; Promenzio non ha insistito e non mi ha riferito per quale cosa volesse parlarmi il cugino, accettando il mio diniego senza alcuna rimostranza; dalla vetrina del bar ho avuto modo di vedere fuori un signore con la barba che ho dedotto fosse Luigi Caputo […]»

 

Né Elia né Promenzio risultano al cronista indagati. Le indagini sull’intera e complessa vicenda sono ancora e tuttora in corso. Da quel che risulta al cronista, tra Promenzio e Caputo non v’è alcun tipo di rapporto di parentela. I due sono stati visti insieme lo scorso 3 marzo - quindi tre settimane prima che la finanza arrestasse Caputo - nei locali del circolo del Partito democratico dello Scalo coriglianese e nella pubblica occasione delle cosiddette “Primarie”, le consultazioni finalizzate ad eleggere il segretario nazionale dello stesso partito. L’imprenditore, non fosse stato arrestato, avrebbe potuto figurare tra i candidati alla carica di consigliere comunale. Gl’imprenditori Caputo e Feraco si protestano innocenti e tali vanno considerati fino all’ultimo grado dell’eventuale processo nei loro confronti. 

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