Emergono particolari orrendi sull’uxoricidio compiuto da Giovanni Di Cicco che ha ucciso la moglie Romina Iannicelli

 

Ha rifiutato di fare sesso perché incinta. E per questo il marito l’ha barbaramente ammazzata. Secondo la ricostruzione degl’inquirenti, anche sulla scorta della confessione resa dal 48enne Giovanni Di Cicco, sarebbe questo il macabro movente della tragica sorte di Romina Iannicelli, la 45enne di Cassano Jonio uccisa nottetempo dal proprio consorte da cui aspettava un figlio, il primo dopo una serie di gravidanze non andate a buon fine. La donna voleva difendere il feto che portava in grembo e per questo aveva rifiutato le avances del marito. E l’uomo per questo l’ha pestata a morte e poi è uscito tranquillamente dalla casa di Piazza Paglialunga nel centro storico cassanese ove s’è consumata l’immane tragedia.

La 45enne non voleva mettere a rischio la gravidanza che era riuscita a mandare in porto in un’età particolare e dopo una serie d’aborti. Orrore e ribrezzo, dunque, per l’uxoricidio avvenuto nella notte tra lunedì e martedì scorsi: il quadro ora è piuttosto chiaro al procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla ed al proprio sostituto Valentina Draetta, i quali avvalendosi della professionalità dei carabinieri della Sezione operativa della Compagnia di Corigliano diretta dal tenente Giuseppe Della Queva avrebbero trovato il tassello mancante al già orribile puzzle.

 

La ricostruzione degl’investigatori è davvero inquietante. Romina era già a letto quando il marito l’avrebbe raggiunta “strafatto” di cocaina con l’intento di consumare un rapporto sessuale. Dopo essere stato rifiutato della moglie, l’uomo avrebbe dato in escandescenze. Dapprima un diverbio, e subito dopo la violenza. Romina è stata picchiata, strangolata, ingiuriata e bastonata in testa, soltanto per difendere con amore quella creatura che portava in grembo e che non voleva perdere. Sul letto, nella casa di Piazza Paglialunga, gl’inquirenti hanno trovato di tutto: un bastone spezzato in due, coltelli, oggetti contundenti e pure un preservativo srotolato e non usato.

 

Di Cicco è poi fuggito via, cercando di far perdere le proprie tracce sperando nel sostegno e nella complicità di qualche amico: che, però, non vi sarebbero stati. Rimasto solo e vistosi alle strette da parte dei carabinieri della locale Tenenza diretta dal tenente Michele Fiorenzo Dileo, ha poi deciso di recarsi in caserma e di costituirsi, poi ha confessato. L’avvocato Liborio Bellusci del foro di Castrovillari, che l’assassino aveva in un primo momento nominato, ha subito rinunciato a difenderlo: il professionista conosceva Romina Iannicelli da quando era bambina, e per rispetto alla sua memoria non se l’è sentita d’assistere il suo carnefice. Di Cicco ora è assistito e difeso dall’avvocato Marisa Zuccarelli dello stesso foro di Castrovillari.

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