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Il titolare della stazione di rifornimento “Energetiche” unica vittima costituitasi parte civile

 

Davanti ai giudici del collegio penale del Tribunale di Castrovillari - presidente Anna Maria Grimaldi, a latere Francesca Marrazzo e Rossella Gallo - nella mattinata di ieri s’è celebrata una delle udienze “chiave” del processo denominato “Tribunale” che vede alla sbarra un nugolo d’imputati tutti coriglianesi. A rappresentare l’accusa il pubblico ministero Antonino Iannotta. Al centro del dibattimento relativo all’inchiesta condotta dai carabinieri della Sezione operativa della Compagnia coriglianese, un rosario d’estorsioni, furti, rapine, danneggiamenti e tant’altro. Persino l’incendio appiccato all’autovettura d’un appuntato degli stessi carabinieri locali impegnati nella complessa attività d’indagine portata avanti anche con l’ausilio d’intercettazioni telefoniche e video-ambientali. Praticamente, si tratta delle ritenute leve criminali coriglianesi cresciute all’ombra del presunto boss di ‘ndrangheta Filippo Solimando, 49 anni, detenuto al 41 bis da quattro anni e ritenuto il capo indiscusso dell’associazione per delinquere sgominata all’alba del 14 marzo dello scorso anno.

Filippo Solimando

 

Sono 21 in tutto gl’imputati. Le contestazioni nei loro confronti sono d’associazione per delinquere, appunto, finalizzata alla commissione d’estorsioni, furti, ricettazioni e rapine, nonché del danneggiamento seguito da incendio ai danni dell’autovettura del militare dell’Arma. I fatti loro contestati sono stati commessi tra gli anni 2013 e 2014. Il quadro delineato dall’inchiesta si fonda sulle risultanze ottenute dall’attività d'intercettazione, dalle testimonianze e dalle denunce delle vittime, che sono state corroborate dai riscontri nell’ambito di numerosi servizi d’osservazione e pedinamento compiuti. L’attività investigativa, durata alcuni anni, ha permesso d’acclarare come nel coriglianese vi fossero due gruppi criminali contrapposti, quello del centro storico e quello della popolosa frazione Scalo: il primo costituito dai volti storici della criminalità locale e caratterizzato da una maggiore caratura delinquenziale rispetto all’altra banda, composta invece da ragazzi di giovane età. Gli elementi di prova raccolti in sede d’indagine hanno consentito di dimostrare come il sodalizio del centro storico operasse sulla base d’un programma criminoso volto alla realizzazione d’una serie indefinita di delitti contro la persona ed il patrimonio, evidenziando una struttura associativa stabile, con una netta e delineata distribuzione dei compiti tra i vari sodali. Ed è emerso che al suo interno, spesso, veniva convocato un tribunale parallelo a quelli in cui s’amministra la giustizia dello Stato - da qui è stata battezzata l’indagine - con un presidente, incarnato proprio dal presunto boss Solimando, ed i suoi giudici a latere chiamati a valutare le condotte di quei soggetti resisi responsabili, nel territorio di loro competenza, di reati predatori senza preventiva autorizzazione. Da quei processi sommari scaturivano le sanzioni comminate ai diversi componenti la banda dello Scalo, vittime di violente aggressioni fisiche, anche con armi, nel tentativo d’imporre un capillare controllo sul fenomeno dei reati contro il patrimonio. Nel corso delle indagini, che avevano portato all’arresto in flagranza di reato di nove persone, erano state accertati otto episodi estorsivi compiuti ai danni d’imprenditori del luogo, e due rapine in danno di un’anziana donna e d’un altro anziano.

 

Ieri è stato sentito in qualità di testimone il noto imprenditore locale Leonardo Strigaro, unica tra le vittime ad essersi costituito parte civile nel processo. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Iannotta, l’uomo - assistito dall’avvocato Rosa Ippolito del foro di Cosenza - ha ripercorso le fasi d’una rapina subita da un dipendente della propria ditta, la stazione di rifornimento carburanti “Energetiche” (foto in alto), nel mese di giugno del 2013. Il dipendente di Strigaro, S.A., il quale in serata, dopo il lavoro, s’era recato allo sportello bancario della ditta a versare in cassa continua l’incasso realizzato durante la giornata, era stato aggredito alle spalle, scaraventato a terra e derubato della busta contenente il contante da parte d’un soggetto che era accompagnato da un complice che faceva da “palo”. La stessa vittima aveva poi riferito carabinieri che durante la mattinata precedente era stato avvicinato da un soggetto che, non avendo trovato Strigaro col quale voleva parlare, gli avrebbe chiesto di riferire al proprio titolare di «risolvere quel problema al paese che lui sa».

Il Tribunale di Castrovillari

 

Secondo le risultanze delle indagini, ieri confermate in udienza dallo stesso Strigaro il quale è pure amministratore unico d’una società che s’occupa d’allacci, manutenzione e servizi per conto di compagnie petrolifere, nei giorni precedenti la rapina si sarebbero verificati alcuni episodi “strani” connessi al fatto che la stessa società con a capo Strigaro aveva ottenuto degli appalti in Toscana e a Firenze. L’imprenditore ieri ha confermato d’essere stato avvicinato da Antonio Palummo genero di Giuseppe Sammarro - entrambi imputati nel processo - il quale gli avrebbe intimato testualmente: «So che hai appaltato dei lavori in provincia di Firenze… noi abbiamo una ditta di Prato che da più tempo non riesce a lavorare… vedi se gli puoi dare una mano così lavori tranquillo anche tu… ». Leonardo Strigaro ha poi chiarito che «il problema da risolvere in paese» sarebbero state le somme che doveva corrispondere a una ditta coriglianese che non aveva ancora saldato per alcuni lavori che lui stesso aveva commissionato. 

 

Nel processo alla sbarra figurano: Giuseppe De Patto alias ‘U mapputu di 28 anni, Giovanni Arturi di 38, Cristian Filadoro di 26, Pierluigi Filadoro di 30, Natale Gencarelli alias Capu e chiuvu di 48, Salvatore Ginese alias Liggio di 24, Franco La Via di 55, Davide Lagano di 26, Giovanni Manfredi alias Capa i muluni di 46, Antonio Palummo di 37, Damiano Riforma di 25, Luigi Sabino di 42, Vincenzo Sabino di 35, Giuseppe Sammarro alias ‘U cardillu di 50, Alfonso Scarcella alias Votamenzullu di 28, Loris Schiavelli di 27, Pasquale Semeraro alias Motozappa di 36, Filippo Solimando di 49, Alessandro Sposato alias Giacchettella di 41, Giuseppe Taranto di 44, Pasqualino Veronese alias Puliciaro oppure ‘U figliu du regnante di 27.