Particolari agghiaccianti sull’uxoricidio. Giovanni Di Cicco era stato ripreso dalle telecamere stanotte alle 2 mentre fuggiva con due valigie

 

Il cassanese Giovanni Di Cicco, 48 anni, è stato fermato dai carabinieri della locale Tenenza. Le sue ricerche erano scattate stamattina dopo che nella sua abitazione di Piazza Paglialunga, nel centro storico cassanese, era stato rinvenuto il corpo senza vita della moglie, Romina Iannicelli, di 45 anni. Il cerchio s’era stretto proprio attorno al marito, elemento noto negli ambienti investigativi per una serie di reati contro il patrimonio già durante la mattinata, poiché s’era reso irreperibile.

L’uomo è il principale indiziato per la morte della moglie e dovrà rispondere ora alle domande del procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla e del proprio sostituto Valentina Draetta. Gli uomini dell’Arma cassanese guidati dal tenente Michele Fiorenzo Dileo e della Compagnia coriglianese diretta dal tenente Giuseppe Della Queva hanno fermato Di Cicco dopo una serie d’interrogatori e forti pressioni disposte dalla Procura nei confronti d’alcuni familiari, compresa l’anziana madre dello stesso. E vistosi “accerchiato”, Di Cicco s’è costituito in caserma.

 

LA SCENA DEL CRIMINE. La morte della moglie pare sia avvenuta per soffocamento: non è chiaro se per strangolamento causato dalla presa dell’uomo sul collo della moglie o per la stretta d’una corda o forse d’un cavo telefonico. Il corpo e il volto della vittima presenterebbero anche diverse ecchimosi. Le modalità del terribile omicidio consumato stanotte sono già oggetto dell’interrogatorio da parte dei pubblici ministeri nei confronti dell’indiziato, tuttora in corso nella caserma di Corigliano sede della Compagnia dei carabinieri. Manca ancora il movente che avrebbe spinto Di Cicco all’uxoricidio, ma potrebbe non esserci un movente: avrebbe già ammesso d’avere agito sotto l’effetto di droga. L’uomo era stato ripreso nottetempo da una serie di telecamere mentre verso le 2 s’allontanava da casa imbracciando due borsoni. Le registrazioni di quegl’impianti di videosorveglianza privati erano stati acquisiti e visionati già durante la mattinata da parte degl’investigatori.

 

 

La scena che s’è presentata davanti ai familiari coi quali stamane la donna aveva appuntamento e che preoccupati avevano allertato i carabinieri è stata terribile: l’hanno trovata riversa sul letto, la stanza era piena di sangue e per terra v’erano dei coltelli. Romina Iannicelli era incinta al terzo mese di gravidanza. Con Giovanni Di Cicco s’erano sposati nel 2003, ma non avevano avuto figli: la donna aveva avuto diverse gravidanze ma non era riuscita a portarle a termine e probabilmente la coppia aveva fatto ancora un tentativo in questi ultimi mesi. Il fratello di Romina era il 52enne Giuseppe “Peppe” Iannicelli, nonno del piccolo Nicola “Cocò” Campolongo - appena 3 anni - insieme al quale ed alla sua giovane compagna marocchina il pregiudicato cassanese era stato ucciso nella strage cassanese del 16 gennaio 2014. Era stato proprio Peppe Iannicelli a finanziare il ricevimento di matrimonio di Romina e di Giovanni. La coppia non aveva una casa di proprietà: abitavano, infatti, in quella casa di Piazza Paglialunga che era di proprietà della madre di Giovanni Di Cicco.

 

IL “CURRICULUM” DELINQUENZIALE DEL PRESUNTO ASSASSINO. Il presunto uxoricida ha diversi precedenti penali: entrato ed uscito dal carcere negli ultimi anni. Era tornato in libertà a novembre dello scorso anno dopo avere scontato una pena per spaccio di droga. Ma aveva subito condanne anche per furto e detenzione d’armi. Diversi i suoi “precedenti”: gli ultimi in ordine di tempo sono due. Il 23 ottobre del 2015 Di Cicco era stato arrestato per furto aggravato in concorso con Francesco Iannicelli, di 50 anni. I due erano stati sorpresi dai carabinieri all’interno di un’abitazione, al momento disabitata, di proprietà di un 34enne residente a Rossano. Stavano caricando su un motocarro sette infissi in alluminio. La refurtiva era stata restituita all’avente diritto. L’11 febbraio del 2018, invece, ancora una volta gli uomini dell’Arma di Cassano l’avevano arrestato, poichè nel frattempo era divenuta definitiva la sua condanna per un furto commesso a Cassano nel mese di maggio del 2016. Nello specifico, grazie alle indagini compiute immediatamente dopo il fatto dai militari, che avevano acquisito utili registrazioni da vari impianti di videosorveglianza e che avevano perquisito la casa di Di Cicco rinvenendovi i vestiti con cui lo stesso era stato immortalato mentre consumava il reato, s’era acclarato inconfutabilmente che Di Cicco era il responsabile del furto all’interno di un’abitazione sita in pieno centro e dalla quale erano stati asportati diversi monili in oro ed una macchina fotografica. Arrestato, era stato tradotto in carcere a Castrovillari dove aveva espiato nove mesi di reclusione, tornando in libertà nel mese di novembre dello scorso anno.

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