Quella a carico del 57enne Rino Santelli è una delle prime pronunce in materia rese definitive dai supremi giudici della Corte di Cassazione

Imputato di falso in atto pubblico e indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato in relazione al Decreto legislativo numero 4 del 2019 sul Reddito di cittadinanza, lo scorso 20 luglio aveva patteggiato la pena davanti al giudice monocratico del Tribunale di Pesaro.

Si tratta del 57enne Salvatore Santelli detto “Rino”, originario di Corigliano ma da anni residente a Tavullia in provincia di Pesaro-Urbino, nelle Marche.

Ed è una delle prime sentenze definitive di condanna, in Italia, dei cosiddetti “furbetti” del reddito di cittadinanza, la misura di contrasto alla povertà e alla disoccupazione decretata nell’inverno del 2019 dal governo dell’allora presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

Le forze dell’ordine, in particolare la guardia di finanza, da mesi sono impegnate a scovare i “furbetti” del reddito di cittadinanza 

Contro la sentenza, attraverso la quale il giudice aveva in pratica applicato all’imputato la pena da lui stesso richiesta al pubblico ministero per tramite del suo avvocato difensore, Rino Santelli aveva comunque proposto ricorso ai supremi giudici della Corte di Cassazione.

Gli ermellini della Settima sezione penale del “palazzaccio” di Piazza Cavour a Roma, con ordinanza dello scorso 3 dicembre, hanno però motivatamente dichiarato inammissibile il ricorso del coriglianese, condannandolo al pagamento delle spese processuali e ad un’ammenda di 3 mila euro.

La sentenza emessa a fine luglio dal Tribunale di Pesaro adesso è dunque passata in giudicato e divenuta definitiva. redazione@altrepagine.it