L’ex “boss dei boss”. Nicola Acri, 42 anni, noto col tetro soprannome di “Occhi di ghiaccio” (foto), collabora con la giustizia dall’inizio della scorsa estate.

Il “salto del fosso” dell’ex capo ‘ndrina di Rossano è stato l’epilogo della sua lunghissima carriera criminale, cominciata quand’era appena ventenne, con gli ultimi dieci anni trascorsi però in carcere, da condannato all’ergastolo, nel regime penitenziario duro del 41-bis.

In questi mesi, Acri sta fornendo ai magistrati antimafia la “mappa aggiornata” del potere mafioso nel vastissimo comprensorio jonico a cavallo tra il Cosentino e il Crotonese, da Cirò Marina a Rocca Imperiale per intenderci, passando per i comuni dell’entroterra più vicini all’arco costiero. E per vedere l’effetto delle sue prime confessioni, forse non bisognerà aspettare ancora molto.

Nell’ex Magna Graecia sono attesi grossi finanziamenti pubblici    

La Sibaritide è un bel lembo di Calabria dall’economia vivace. Tra Sibari e Corigliano-Rossano, passando per Villapiana ed allungandosi fino a Cariati, vi sono numerose strutture turistico-alberghiere d’altissimo livello, il territorio è disseminato di grandi, medie e piccole aziende agricole molto produttive, di numerosissime attività commerciali e molto altro.

Laddove un tempo sorgevano le antiche città magnogreche di Sybaris e Thurii, oggi sono attese ingentissime risorse finanziarie pubbliche, destinate ai comuni per nuove importanti opere pubbliche e all’ammodernamento, già cominciato, della Strada statale 106. 

Un tratto della Statale 106

Una “supercosca” per entrare nei nuovi business

Nella Sibaritide v’è pure tanta, tantissima economia illegale gestita col pugno di ferro dalla ‘ndrangheta. Che in molti casi aggredisce l’economia sana, fino a diventarne la vera padrona in combutta con gl’iniziali imprenditori. È quell’economia sottaciuta, ma che parla il linguaggio del codice penale: usura, estorsione, riciclaggio. Un mondo degli affari coincidente e parallelo al contempo, che diventa un tutt’uno col traffico dei fiumi di droga che quotidianamente inondano ogni angolo di questa terra.

Così, al solo odore delle milionate di euro che prima o poi giungeranno nei forzieri degli enti pubblici del comprensorio, da qualche tempo gli attuali padroni del vapore ‘ndranghetista hanno messo su un nuovo “laboratorio” criminale. In cui si fondono gl’interessi di sempre e i nuovi appetiti legati proprio alla montagna di quattrini in arrivo. E oggi le ’ndrine dei tempi più recenti hanno abdicato i loro poteri a una “supercosca”, che vuole entrare da protagonista nei prossimi business

Il repulisti dell’ultimo triennio: 6 cadaveri e 2 lupare bianche 

I “signori” della supercosca, prima di sedersi “a tavola”, negli ultimi tre anni hanno ordinato l’eliminazione d’eventuali commensali scomodi, a colpi di pistola e di mitra kalashnikov. L’ultimo a cadere è stato il 50enne Giuseppe Gaetani, ammazzato in quel di Sibari a dicembre dell’anno scorso, mentre a giugno sempre a Sibari era stato “fatto” il 40enne Francesco Elia.

Il luogo in cui fu ucciso il boss Portoraro

Il “rito” ‘ndranghetista era cominciato nel giugno del 2018, con la plateale uccisione dello storico boss Leonardo Portoraro, 63 anni, di cui Gaetani, l’ultimo morto ammazzato, era stato autista e fedele guardaspalle. E Portoraro, fino a quel momento, era considerato dall’Antimafia il “ministro dei lavori pubblici” della ’ndrangheta sibarita. 

Nel dicembre di quello stesso anno a Corigliano venne epurato il boss 51enne Pietro Longobucco, mentre un piccolo pregiudicato del luogo suo stretto amico, Antonino Sanfilippo, di 31 anni, da allora sparito, con ogni probabilità è rimasto vittima della lupara bianca.

Altro caso più che probabile di lupara bianca è la sparizione del 43enne Cosimo Rosolino Sposato, avvenuta a Corigliano all’inizio di luglio del 2019. Venti giorni dopo la sua incerta fine, sempre a Corigliano, vennero trucidati, assieme, l’imprenditore agricolo coriglianese Francesco Romano, di 44 anni, e l’aspirante boss di Castrovillari Pietro Greco, di 49.

Il procuratore antimafia Nicola Gratteri

Il procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri, attraverso le forze dell’ordine, qui tiene alta la propria guardia. Lo scorso mese di febbraio ha fatto scattare l’operazione “Kossa”, con 17 persone arrestate e 26 complessivamente indagate, che sono tutte già a processo. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.