Assolto «perché il fatto non sussiste». I giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro (presidente Loredana De Franco, a latere Adriana Pezzo ed Ippolita Luzzo) lo scorso 24 settembre hanno riconosciuto l’innocenza

del 58enne imprenditore agricolo e collaboratore scolastico di Acri Angelo Cofone, difeso dall’avvocato Pasquale Di Iacovo del foro di Castrovillari, nell’ambito del maxiprocesso anti-‘ndrangheta “Stige”. Appello d’un processo che ha visto condannate 54 persone e che in primo grado s’era celebrato col rito abbreviato.

Nel blitz del 9 gennaio 2018 della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, per Cofone erano scattate le manette ed era finito in carcere, con l’accusa d’aver “manovrato” un appalto pubblico per l’affidamento di lavori consistenti nel ricavo di legname dal taglio d’un bosco nel comune di Aprigliano, lavori ovviamente finalizzati alla vendita del legname stesso.

Un “intervento”, quello di Cofone, secondo la tesi d’accusa proteso a far affidare l’appalto alla ditta d’un imprenditore di Corigliano-Rossano che se lo sarebbe visto aggiudicare avvalendosi anche di soggetti legati al crimine ‘ndranghetista di Cirò. Illecite interferenze, insomma, che secondo la Procura antimafia diretta da Nicola Gratteri sarebbero state finalizzate a condizionare l’appalto bandito dal Comune di Aprigliano.

L’avvocato Pasquale Di Iacovo

Nel corso del processo il difensore di Cofone ha presentato una serie di documenti, attraverso i quali ha offerto ai giudici una diversa interpretazione del significato delle conversazioni telefoniche intercettate nei confronti di Cofone, che rappresentavano secondo i magistrati inquirenti dell’Antimafia la prova del coinvolgimento dell’imprenditore acrese negl’illeciti affari dei boschi.

Affari che, secondo le rivelazioni dei pentiti fuoriusciti dal crimine cirotano, avrebbero messo in evidenza l’interesse della ‘ndrangheta per i disboscamenti.

Cofone, scarcerato già 6 mesi dopo l’arresto, nel processo di primo grado con rito abbreviato era stato condannato a 3 anni di reclusione. E oggi esce definitivamente di scena dal maxiprocesso “Stige”. redazione@altrepagine.it