Sono in volo in queste ore e da uomini liberi il 29enne e il 50enne coriglianesi accusati di far parte d’una organizzazione criminale dedita alle truffe, all’appropriazione indebita e al riciclaggio

Nella mattinata di ieri erano stati prelevati dai carabinieri dalle loro rispettive residenze in contrada Mandria del forno di Corigliano-Rossano, dove si trovavano ristretti agli arresti domiciliari dallo scorso 10 agosto a seguito d’un mandato d’arresto europeo, fatti montare su un’auto di servizio ed accompagnati all’aeroporto romano di Fiumicino per essere estradati.

I carabinieri della Compagnia coriglianese avevano così consegnato il 29enne Francesco Capalbo e il 50enne Giovanni Carluccio alla polizia spagnola che li attendeva in aeroporto. La consegna alle autorità della giustizia spagnola era finalizzata a rendere possibile il loro interrogatorio da parte dei giudici dello Juzgado de instrucción di Madrid, per poi consentire il loro ritorno in Italia a scontarvi la pena o la misura di sicurezza privativa della libertà personale eventualmente pronunziate nei loro stessi confronti. Per come lo scorso 18 agosto era stato ottenuto dai loro avvocati difensori – gli avvocati Enzo Belvedere del foro di Cosenza e Francesco Sammarro del foro di Castrovillari – da parte dei giudici della Corte d’Appello di Catanzaro.

Nel frattempo, il 6 settembre, sul mandato d’arresto europeo s’era dovuta pronunciare la suprema Corte di Cassazione, cui avevano fatto ricorso gli stessi legali. Il ricorso era stato dichiarato inammissibile dal momento che sussistevano le condizioni per dar luogo alla richiesta di consegna avanzata nei loro confronti da parte delle autorità spagnole. E Capalbo e Carluccio avrebbero dovuto essere consegnati alle autorità spagnole – per legge – entro i successivi 10 giorni, vale a dire entro lo scorso 16 settembre.

Ieri era 22. I legali avevano già adito la Corte d’Appello catanzarese al fine d’evitare l’esecuzione della consegna in aeroporto, ma il provvedimento dei giudici (presidente Loredana De Franco, relatore Adriana Pezzo, consigliere Ippolita Luzzo) – che la sospendeva – è stato comunicato quando Capalbo e Carluccio si trovavano già in volo per la Spagna.

La Corte d’Appello di Catanzaro

La trasmissione ai ministeri della Giustizia e dell’Interno italiani, nonché agli stessi difensori, degli atti relativi alla sospensione della consegna, è giunta quindi in ritardo.

I due coriglianesi, una volta giunti a destinazione, sono stati comunque interrogati dai giudici spagnoli. E nella serata di ieri sono stati rilasciati. Stanno già rientrando in Italia, e sono liberi.

Capalbo e Carluccio sono indagati in Spagna con l’accusa di far parte d’una organizzazione criminale dedita alle truffe, all’appropriazione indebita e al riciclaggio di denaro.

Il volo di ieri sarebbe “saltato”, ma in effetti così non è stato. Certamente il provvedimento esecutivo della consegna alle autorità giudiziarie spagnole sarebbe stato rinnovato e per Capalbo e Carluccio il viaggio di giustizia in Spagna sarebbe stato soltanto rinviato di qualche giorno. Frattanto emerge che proprio in Spagna alcuni parenti stretti di Capalbo sono detenuti in carcere (lì non esistono gli arresti domiciliari) con le stesse accuse. redazione@altrepagine.it