Nei giorni scorsi s’è pronunciata la Cassazione che ha dichiarato inammissibili i ricorsi formalizzati dai difensori dei due indagati contro il mandato d’arresto europeo eseguito un mese fa

Sono indagati nella provincia di Valencia, in Spagna, con l’accusa di far parte d’una organizzazione criminale dedita alle truffe, all’appropriazione indebita e al riciclaggio di denaro. Si tratta dei coriglianesi Francesco Capalbo, 29 anni, e Giovanni Carluccio, di 50.

I due erano stati dichiarati in arresto il 10 agosto scorso da parte dei carabinieri della Compagnia coriglianese che avevano eseguito nei loro confronti un mandato di cattura europeo spiccato proprio dalle autorità giudiziarie spagnole il 21 giugno. Da un mese, dunque, Capalbo e Carluccio sono ristretti agli arresti domiciliari in quel della contrada rurale di Mandria del forno, a Corigliano-Rossano, dove entrambi risiedono.

I loro difensori, gli avvocati Enzo Belvedere del foro di Cosenza e Francesco Sammarro del foro di Castrovillari, avevano formalizzato i loro ricorsi in Corte di Cassazione contro la sentenza del successivo 18 agosto, attraverso la quale i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro avevano dichiarato la sussistenza delle condizioni per dar luogo alla richiesta di consegna avanzata nei loro confronti da parte delle autorità spagnole, a condizione che Capalbo e Carluccio, una volta ascoltati, siano nuovamente consegnati all’Italia per scontarvi la pena o la misura di sicurezza privativa della libertà personale eventualmente pronunziate nei loro stessi confronti.

A pronunciarsi, il 6 settembre, è toccato ai giudici della sesta sezione penale della suprema Corte. Che hanno motivatamente dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Capalbo e Carluccio dovranno dunque essere presto consegnati alle autorità spagnole al fine di dar corso al procedimento penale nei loro confronti. redazione@altrepagine.it

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