«Pochissime persone. Tristi palloncini inquinanti che si arenano tra i rami di un albero. Allegri palloncini, inquinanti tanto quanto i primi, che prendono il volo. Però c’eravamo».

È laconico su Facebook Gregorio, per noi che gli siamo amici da una vita “Rino”, lui che mezza vita l’ha vissuta lavorando in vari Paesi esteri dopo la laurea in Economia e commercio a Bologna, prima di tornare nella sua Corigliano, che ha ritrovato come Corigliano-Rossano, per scommettere nella sua terra come piccolo imprenditore.

Le parole del suo post sono le più vere tra quelle che ci sono comparse sulla bacheca social in merito alla manifestazione anti-‘ndrangheta di sabato sera a Rossano.

Abbiamo deciso d’aprire con Rino, noi che non siamo uno dei tanti giornali del politically correct e che al contrario di questi ultimi – e del nostro amico Rino – alla manifestazione non eravamo presenti. Per una precisa scelta editoriale e politica al contempo.

Già, perché da tempo siamo stufi delle ipocrisie politico-istituzionali. E in questo, con alto indice di probabilità, ci troviamo in sintonia col popolo coriglianrossanese che proprio come noialtri era assente. Eppure, poco più di due anni addietro, quel popolo era presente eccome sotto i palchi della campagna elettorale del sindaco Flavio Stasi, il quale assieme a tale Marinella Grillo, presidente del Consiglio comunale, ha organizzato la malriuscita parata di sabato sera.

Le chiacchiere anti-’ndrangheta di Stasi

«Il segnale che deve arrivare a quei soggetti è chiaro: non ci giriamo dall’altra parte. Che nessuno insinui che la comunità ha delle aderenze con questi soggetti senza cittadinanza. La nostra è una città perbene, Corigliano Rossano è un’altra cosa».

La manifestazione di sabato sera

Le parole di Stasi alla stampa del politically correct sono per metà un vuoto slogan e per l’altra una grossolana bugia.

A proposito di slogan: chissà da quale testa di rapa è stato concepito quel fraseggio imbecille «A Corigliano-Rossano non attacca», come se Corigliano-Rossano fosse una padella d’ottima fattura o la ’ndrangheta un nastro adesivo di scarsissima qualità.

Corigliano e Rossano prima e Corigliano-Rossano sono da tantissimi anni contaminate dalla ’ndrangheta nel loro midollo, altro che «non attacca»! Sorge il dubbio che molte tra quelle poche centinaia di persone presenti sabato sera nella piazza rossanese siano magari personaggi di qualche cartone animato. 

I “compromettenti” rapporti confidenziali del primo cittadino: il caso di Antonio Piccoli 

Torniamo a Stasi, ai suoi «soggetti senza cittadinanza» e alle sue «non aderenze» con essi. E torniamo indietro giusto di due anni. Alla campagna elettorale dell’attuale sindaco. E alla presenza costante sotto il suo palco d’un condannato per ‘ndrangheta eccellente. Vale a dire l’ex avvocato coriglianese Antonio Piccoli (radiato dall’Ordine forense), uscito dal carcere e tornato in libertà solo qualche tempo prima della campagna elettorale di Stasi (i due insieme nella foto d’apertura), dopo avere scontato la propria condanna definitiva a 8 anni nell’ambito del maxiprocesso anti-’ndrangheta denominato “Santa Tecla”. Lo stesso processo – per intenderci – che nel 2011 condusse allo scioglimento dell’ex Comune di Corigliano per infiltrazioni mafiose.

Secondo i giudici di primo, secondo e terzo grado, Piccoli rivestì un ruolo importante nell’organizzazione ‘ndranghetista coriglianese, come co-finanziatore per l’acquisto di consistenti partite di cocaina e come sommelier della droga stessa, perché proprio a lui era affidato il compito d’assaggiare per verificare la purezza della “coca”.

L’associazione mafiosa per cui Piccoli è stato condannato è un reato permanente: Piccoli ha patito il carcere dall’operazione anti-‘ndrangheta del 21 luglio 2010 fino all’espiazione della pena e non ha mai collaborato con la giustizia, attenendosi alla regola numero uno di tutte le associazioni mafiose: l’omertà. La regola ferrea di ‘ndrangheta del non accusare se stesso né altri in riferimento ai fatti contestati dalla magistratura e ad altri fatti non a conoscenza della stessa autorità giudiziaria.

Nei suoi anni di detenzione carceraria Piccoli scrisse un libro che poi pubblicò: “I giorni dell’ira”.

Noi al fianco di Piccoli in occasione della presentazione del suo libro

Cronisti giudiziari da sempre e modesti studiosi del fenomeno ’ndrangheta, il 18 maggio del 2018 accogliemmo il cortese invito rivoltoci da chi ne organizzò la pubblica presentazione. E ne discutemmo assieme ad Angelo Broccolo, medico noto per il suo forte impegno politico e sociale nel comprensorio della Sibaritide e nell’intera Calabria nonché attuale segretario regionale di Sinistra italiana, a Pina De Martino, dirigente scolastica dell’Istituto industriale statale di Corigliano-Rossano “Ettore Majorana” e madre del dottor Alfonso Arcovio oggi segretario del sindaco Stasi, ad Antonio Passerini, avvocato di Corigliano-Rossano, e a Laura Pantano, anch’ella avvocato di Corigliano-Rossano, d’origine siciliana e adesso moglie di Piccoli.

Antonio Piccoli e la moglie Laura Pantano

La moglie di Piccoli figura tra i 16 vigili urbani a tempo determinato recentemente assunti dal Comune di Corigliano-Rossano amministrato da Stasi. 

I caffè al bar con Zangaro “Totonniello dei polli” 

Il sindaco, almeno all’inizio del suo mandato, teneva rapporti confidenziali pure con Leonardo Antonio Zangaro detto “Totonniello dei polli”, macellaio coriglianese come Piccoli definitivamente condannato nello stesso maxiprocesso “Santa Tecla”, lui a 6 anni di carcere finiti di scontare qualche anno fa.

Zangaro, cognato del boss coriglianese Antonio Bruno alias “giravite” ucciso da un commando di ’ndrangheta il 10 giugno del 2009, proprio per conto di quest’ultimo svolgeva la funzione di custode della cosiddetta “bacinella” della ‘ndrina coriglianese, dove finiva il denaro liquido provento di qualsiasi tipo d’attività illecita, e per questo fu condannato per associazione mafiosa. Anche lui ha scontato la pena senza proferire verbo.

Durante la fase di formazione delle sue liste elettorali, il sindaco Stasi stava per candidare Jessica – fidanzata del suo amico rossanese Giovanni Aloe nonché figlia di Zangaro. Jessica Zangaro è un’insegnante d’asilo e una brava ragazza. Qualcuno però fece notare a Stasi come la sua candidatura non fosse “opportuna”, e lui, benché combattuto («E adesso come glielo dico che la tolgo dalla lista?») trovò il “modo” per candidare il fidanzato anziché lei.

Eletto sindaco, quasi tutte le mattine lo vedevano in uno dei bar di Sant’Antonio nel centro storico coriglianese proprio in compagnia di “Totonniello dei polli”, il quale dopo la detenzione carceraria ha riaperto la propria macelleria proprio a due passi dalla sede municipale di Palazzo Garopoli.

Il sindaco Flavio Stasi, il prefetto Cinzia Guercio e l’arcivescovo Maurizio Aloise insieme sabato sera

AltrePagine oggi ha inteso di mettere i piedi sul tavolo – e nel piatto – su quello che a nostro avviso è il vero senso del manifestare contro la ‘ndrangheta. Che a Corigliano-Rossano “attacca” eccome, pure attraverso rapporti equivoci come quelli che v’abbiamo raccontato.

Lo sappiano il prefetto di Cosenza Cinzia Guercio (e il prefetto Vittoria Ciaramella la quale tra qualche giorno le succederà) e l’arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati monsignor Maurizio Aloise, le due autorità morali – civile e religiosa – ch’erano presenti sabato sera. Lo sappiano tutti, compreso il nostro romantico amico Rino. direttore@altrepagine.it    

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.