Secondo i giudici di primo e secondo grado Franco Marcello Verrino avrebbe raggirato una donna che nel 2013 gli aveva consegnato una serie d’opere di pregio 

Gli aveva consegnato 11 dipinti e una scultura in bronzo. Tutte opere d’artisti famosi: Remo Brindisi, Ugo Attardi, Domenico Cantatore, Antonio Corpora, Ennio Calabria, Roberto Crippa, Remo Squillantini e Francesco Messina. Opere d’arte per un valore stimato di circa 200 mila euro.

Il gallerista d’arte le aveva prese in conto vendita. S’era quindi impegnato al pagamento ove le avesse vendute, e alla restituzione di quelle invendute. È accaduto nel 2013.

Purtuttavia, la legittima proprietaria delle opere, Maria Luigia Curti, 72 anni, originaria della provincia di Pavia, vedova d’un noto medico e residente nell’area urbana rossanese di Corigliano-Rossano, non ha mai visto un centesimo dalle vendite né s’è vista mai riconsegnare le tele e la statua. E ciò malgrado le proprie formali intimazioni fatte pervenire al gallerista dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Tagliaferro del foro di Castrovillari.

Il Tribunale di Castrovillari

A un certo punto la donna s’era vista costretta denunciare il gallerista per truffa contrattuale aggravata. E l’uomo – Franco Marcello Verrino (nella foto in alto), 60 anni, originario di San Lorenzo del Vallo ma da anni residente nell’area urbana coriglianese dove ha sede pure la sua galleria d’arte – era finito a processo in Tribunale a Castrovillari.

Nel giudizio la vittima s’era costituita parte civile. Il 25 febbraio del 2019 Verrino era stato condannato a 1 anno di reclusione e 600 euro di multa per truffa aggravata, oltre al risarcimento del danno in favore della vittima da liquidare in un separato processo civile, ma con una provvisionale esecutiva, subordinando la sospensione condizionale della pena alla restituzione delle opere oppure all’integrale pagamento del controvalore economico delle stesse.

La sede della Corte d’appello di Catanzaro

Verrino aveva appellato la sentenza, sostenendo la propria innocenza. Lo scorso 11 maggio i giudici della Corte d’appello di Catanzaro ne hanno però confermato la condanna. redazione@altrepagine.it