L’ex superboss “pentito” di Rossano racconta all’Antimafia i suoi dialoghi faccia a faccia con Cataldo Marincola, tra i capi storici del Crimine jonico, durante la loro comune latitanza cominciata nell’estate del 2007

Interrogato dal sostituto procuratore antimafia di Catanzaro Domenico Guarascio, il neo collaboratore di giustizia Nicola Acri, ex superboss della ‘ndrina di Rossano e killer spietato tanto da essersi guadagnato nella sua lunga carriera criminale il soprannome di “Occhi di ghiaccio”, ha riferito de relato alcuni importanti particolari in merito all’omicidio di Vincenzo “Cenzo” Pirillo, uno dei plenipotenziari del Crimine di Cirò in assenza dei capi detenuti in carcere o costretti alla latitanza, vale a dire i fratelli Giuseppe e Silvio Farao e Cataldo Marincola.

L’omicidio di “Cenzo” Pirillo in un ristorante di Cirò. Quasi una strage: feriti in 6 tra cui una bambina 

Il verbale dell’interrogatorio dello scorso 6 giugno nel carcere di Rebibbia a Roma con le dichiarazioni di Acri è stato acquisito agli atti del processo con rito abbreviato a carico di Giuseppe Farao di 73 anni, e Giuseppe “Peppe” Spagnolo detto “’U banditu” di 51 – al quale gl’inquirenti contestano d’essere stato tra gli esecutori dell’agguato – entrambi accusati di concorso in strage proprio per l’omicidio di Cenzo Pirillo.

Freddato all’età di 50 anni la sera del 5 agosto 2007 mentre cenava con la sua famiglia nell’affollatissimo ristorante “L’ekò” di Cirò Marina, da un commando composto da cinque persone che ferì, oltre a cinque avventori del locale, anche una bambina di 11 anni che la vittima designata in quel momento teneva sulle proprie gambe e che venne trapassata da un proiettile all’altezza della scapola sinistra.

Per lo stesso fatto di sangue sono stati rinviati a giudizio pure Silvio Farao di 72 anni, e Cataldo Marincola di 58. 

Le confidenze del superboss Marincola che ingaggiò “Occhi di ghiaccio” per l’eventuale “Piano B”

E proprio con Marincola e proprio nel periodo in cui fu compiuto l’omicidio Pirillo, “Occhi di ghiaccio” condivise la latitanza, tra un agriturismo nel rossanese al confine con Paludi, un importante villaggio turistico de Le Castella a Isola Capo Rizzuto e un appartamentino a Camigliatello Silano. Mari e monti, passando per le colline: la ‘ndrangheta non si fa mancare nulla.

Nicola Acri

«Divento latitante nel luglio, agosto 2007 e gran parte della latitanza l’ho trascorsa insieme a Marincola, ci siamo spostati diverse volte». Fu nei loro intensi colloqui che Acri apprese i particolari dell’omicidio Pirillo, fatto di sangue già programmato da tempo e per il quale, in un primo momento, Marincola coinvolse lo stesso Acri ai fini d’una sua eventuale partecipazione all’azione in un ipotetico quanto realistico “Piano B”.

Infatti, quando “Peppe ‘u banditu” – al quale Marincola aveva già affidato l’incarico d’organizzare l’agguato a Pirillo – sembrava temporeggiare, il superboss cirotano disse proprio all’alleato rossanese che se i killer già reclutati non si fossero “sbrigati” l’omicidio l’avrebbero compiuto lui, vale a dire proprio Marincola, e lo stesso Acri, al quale chiese se fosse pronto: «Acconsentii», ha rivelato “Occhi di ghiaccio”.

Marincola aveva già da tempo mandato l’imbasciata a Spagnolo perché eseguisse l’omicidio insieme ai cognati Martino Cariati e Gaetano Aloe. «In una prima fase Martino Cariati aveva proposto di avvelenare Pirillo», ha raccontato Acri, «anche perché Pirillo si recava a casa di Cariati e questo rendeva agevole il piano».

Marincola s’oppose. E s’arrabbiò per i ritardi. «Gli fece sapere che l’ordine era serio, che non avrebbero più dovuto temporeggiare e che doveva essere un agguato eclatante».

E lo fu: «Cataldo mi disse che Gaetano Aloe aveva combinato un casino in quanto aveva sparato anche una bambina. Non mi fornì ulteriori particolari sugli altri esecutori materiali dell’omicidio».

Il cambio d’alleanza dei Cirotani nella Sibaritide   

Non solo le questioni strettamente cirotane furono oggetto di quei dialoghi faccia a faccia, però. Già, perché la figura di Cenzo Pirillo riportava anche ad altre questioni, che riguardavano più “da vicino” Nicola Acri perché interessavano la Sibaritide:

«Dopo l’omicidio Pirillo Cataldo Marincola si trasferì in Sila a Camigliatello da me a trascorrere la latitanza… Mi chiedeva di capire le lamentele che Pirillo portava agli Abbruzzese ascoltando da me il fatto che gli zingari s’erano comportati bene coi cirotani…».

Franco Abbruzzese detto “Dentuzzo”, il capo degli zingari di Cassano Jonio di cui Nicola Acri era fedele alleato

Prima della latitanza, nel 2006 Nicola Acri era stato in carcere. La sua cosca di Rossano «era un tutt’uno coi cirotani», ma già in prigione “Occhi di ghiaccio” era venuto a conoscenza di strani movimenti: «Cenzo Pirillo dei cirotani s’era messo a spacciare coi Forastefano in guerra con gli zingari di Cassano e con la mia cosca».

Gli equilibri di ‘ndrangheta erano pericolosamente in bilico. Tanto che, quando uscì dal carcere, Acri incontrò “Peppe ‘u banditu” e Martino Cariati i quali gli dissero che «non volevano avere più niente a che fare con gli Abbruzzese e che le cose erano cambiate perché erano diventati amici coi Forastefano».

Successivamente «quando uscì dal carcere Cataldo Marincola decise di convocare una riunione a Cirò superiore». Tra i vari importanti boss delle ‘ndrine della provincia di Crotone, era presente pure Nicola Acri: «Marincola cercava di gestire gli equilibri tra le cosche e ascoltò dell’allontanamento degli zingari e della vicinanza ai Forastefano». Ne prese atto. direttore@altrepagine.it

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Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.