C’è una memoria pubblica, quella che tante persone possono testimoniare insieme, coralmente, all’unisono, quindi una memoria collettiva, e c’è una memoria privata. In certe tristi occasioni io ho sempre preferito la seconda.

Sperando possa contribuire, pure questa volta, diventando pubblica, ad arricchire la memoria collettiva d’una persona che ha lasciato la comunità lasciando ad essa una traccia di sé come buona risorsa politica. Del professore Antonio Benvenuto, “Tonino” solo per quelli della sua generazione, che ieri ha lasciato la comunità coriglianese e quella sibarita, la mia memoria risale alla prima metà degli anni Ottanta.

Io scolaro elementare. Allievo della compianta maestra Maria Vittoria Genova, pure lei da poco dipartita, che al professore Benvenuto prestava la “manodopera” mia e dei miei compagni di classe. Il nostro “lavoro” consisteva nel piegare i fogli del “Corriere della Sibaritide”, il giornale periodico fondato e diretto dal professore, ogni qualvolta esso usciva stampato dalla tipografia, che al tempo evidentemente non disponeva dello strumento per piegare la foliazione.

E noi col grembiulino e il fiocco, tra i nostri banchi, eravamo volenterosi e veloci. Una piccola pila di giornali a testa e in poco tempo il “Corriere” del professore era bell’e pronto per essere distribuito ai lettori.

La compianta maestra Maria Vittoria Genova

Nessuno sfruttamento del lavoro minorile, perché il professore ci pagava! Quando arrivava in classe, infatti, con una mano teneva sì i suoi giornali, però l’altra non era mai vuota. Ci portava sempre un pacco pieno di quaderni, matite, temperamatite, penne, gomme, righelli ed altro materiale che ci era utile, dalla sua cartolibreria editrice “Aurora” dove i nostri genitori all’inizio dell’anno prendevano i libri di testo ed acquistavano quant’altro ci occorreva per andare a scuola.

Come tutti quelli della mia generazione, il professore Benvenuto lo conosco da allora. Poi mi ritrovò giornalista e le chiacchierate erano sempre cordiali, simpatiche, piacevoli. Una volta però, un po’ d’anni addietro, non capii quel che mi disse, scherzando, in coriglianese, che – per chi non lo sapesse – non è un dialetto ma una lingua, ed io, benché a Corigliano sia cresciuto ed abbia vissuto, coriglianese d’origine non lo sono.

A scriverla, quell’espressione, comunque ci provo: “Fabiù, tu sempi ccu’ ‘sta nivura, sempi ccu’ ‘sta nivura!”.

Giuro: non stavamo parlando di giornali e notizie varie perché avevo appena messo piede nella sua libreria, non ricordavo avessimo mai parlato di donne, e poi io una donna “nera” non l’ho mai frequentata.

Tra me e me, pensai: “Il professore che si sta inventando?!”.

Superai l’imbarazzo dell’età, glielo domandai. Ed egli mi rispose che si riferiva alla cronaca… nera!

Che la terra ti sia lieve, professore Benvenuto. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.