Restano impuniti numerosi reati che sarebbero stati commessi tra Corigliano-Rossano e Cassano da parte di decine d’imputati. Per le megatruffe all’Inps il dibattimento in Tribunale a Castrovillari prosegue per pochi

Peculato, corruzione, abuso d’ufficio, falso, accesso abusivo a sistemi informatici della pubblica amministrazione, violazione della normativa in materia elettorale e truffa aggravata ai danni dell’Istituto nazionale della previdenza sociale.

Erano i reati contestati a una miriade d’imputati nel maxiprocesso “Senza terra” di scena nel Tribunale di Castrovillari. Già, “erano” perché la maggior parte dei capi d’imputazione sono andati prescritti. Addirittura in primo grado, nel maxiprocesso ch’è in corso oramai da anni nel Tribunale di Castrovillari.

Un processo adesso ridotto all’“osso” dei reati contestati ai ritenuti promotori dell’associazione per delinquere, circa una decina di persone. L’ha deciso, con sentenza, lo scorso 4 giugno, il collegio penale del Tribunale presieduto da Giusy Ferrucci (a latere Rosamaria Pugliese e Marianna Ferrante).

La maxinchiesta condotta dalla guardia di finanza nel 2012 

Fu a ottobre del 2012 che nella Sibaritide, tra Corigliano-Rossano e Cassano Jonio, la magistratura inquirente emise e fece eseguire dalla guardia di finanza, che condusse le indagini sul campo, ben 37 misure cautelari personali – 15 arresti domiciliari, 21 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e un obbligo di dimora – 84 perquisizioni locali, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente d’oltre 66 milioni d’euro, e 92 avvisi di garanzia ai restanti indagati a piede libero.

Le indagini avevano consentito d’individuare un imponente sodalizio criminale costituito da 28 false cooperative agricole “senza terra” collegate funzionalmente tra loro, circa 4.100 falsi braccianti agricoli che avevano percepito illecitamente indennità dall’Inps per circa 11 milioni d’euro tra il 2004 e il 2012.

Un sistema economico deviato, insomma, divenuto nel tempo vero e proprio meccanismo d’illecito sostentamento dei redditi personali e familiari d’un elevatissimo numero di persone, che aveva fatto conseguire le erogazioni del sistema previdenziale garantendo la continuità assicurativa nel settore agricolo. 

Figuravano “braccianti agricoli” persino praticanti avvocati e impiegati in patronati sindacali

Diversi falsi braccianti agricoli erano, in realtà, praticanti presso studi legali, dipendenti di sindacati e patronati, casalinghe, giovani studenti universitari. Gente che nulla c’entrava con l’agricoltura.

Le false cooperative agricole costituite ad hoc per le truffe, erano “operative” proprio a Corigliano-Rossano e a Cassano Jonio, con centinaia di lavoratori che, in realtà, svolgevano tale attività solo “sulla carta”, presso terreni d’ignari committenti o, addirittura, presso terreni inesistenti.

I lavoratori fittizi, d’intesa coi promotori e i componenti del sodalizio criminale, al fine di godere dei diritti derivanti dallo status di dipendenti a tempo determinato nel settore agricolo, erano disposti ad anticipare all’organizzazione le somme di denaro necessarie per il versamento dei contributi previdenziali per il tramite delle false coop.

Tali somme costituivano il presupposto necessario per poter successivamente ottenere il riconoscimento delle indennità di disoccupazione agricola agli stagionali fittiziamente assunti, nonchè alle indennità di malattia, assegni familiari e maternità. 

Per i promotori guadagni illeciti da capogiro 

Di contro, l’organizzazione criminale lucrava sulle indennità maturate dai falsi braccianti agricoli trattenendo per sè quota parte delle somme erogate dall’Inps. Esisteva un vero e proprio listino prezzi per la compravendita delle giornate lavorative. Venivano infatti richiesti ai braccianti 500/600 euro per 51 giornate, 1000/1200 euro per 101 giornate e 1500 euro per 151 giornate.

Tra loro commercialisti e consulenti del lavoro

L’organizzazione, composta anche da commercialisti e consulenti del lavoro, dopo aver ricevuto le somme provvedeva a comunicare con false certificazioni all’Inps il numero delle giornate effettuate.

Non solo. Benchè sul piano amministrativo figurassero d’aver regolarmente assunto i braccianti, omettevano addirittura di versare i previsti contributi nelle casse dell’Inps, e, contemporaneamente, facevano ricadere sullo stesso ente previdenziale la competenza retributiva conseguente alla mera assunzione, nonchè la maturazione d’un periodo assicurativo ai fini pensionistici pari ad un anno. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.