Elegantemente arredata, ma da tempo non utilizzata. Unico proprietario l’ex Comune di Corigliano Calabro

Tra le cose che abbiamo finora apprezzato (poche in verità) dell’amministrazione di Flavio Stasi, il primo sindaco di Corigliano-Rossano che questo mercoledì compirà due anni dall’elezione, v’è la volontà, non solo espressa in campagna elettorale e nelle linee programmatiche di mandato, ma effettivamente perseguita, d’«abbandonare l’idea di una nuova sede istituzionale del Comune, valorizzando invece i magnifici manufatti presenti nei nostri centri storici»

Proprio in questi giorni, infatti, gli organi d’indirizzo politico-amministrativo dell’ente, vale a dire il sindaco, la giunta e i singoli assessorati, si stanno trasferendo nel bellissimo Palazzo Bianchi, nella Piazza del Popolo del centro storico coriglianese.

Che già da anni era destinato a divenire la sede legale del Comune di Corigliano Calabro, e adesso del Comune di Corigliano-Rossano, considerato che la sede legale  – per legge – è allocata proprio nel Comune che fu quello demograficamente più grande prima della fusione. 

Ciò che Stasi e i suoi vorrebbero far passare come un loro prestigioso regalo ai coriglianesi, altro non è che un fatto del tutto ovvio. 

La “reggia” di Stasi, scaduto il suo mandato sarà la sede del sindaco 

Stasi sta facendo più che bene ad arredare come Dio comanda gli uffici, le sale ed altri spazi di Palazzo Bianchi, perché se è vero che per i prossimi tre anni quella sarà la sua reggia (tranquillizziamo il consigliere d’opposizione Gino Promenzio che il trono lo sta acquistando con risorse proprie, non attingendo un solo centesimo d’euro dalle casse comunali), dopo di lui sarà la sede del sindaco, della giunta e dei vari assessorati, e non più quella del re, dei giullari di corte e delle dame di compagnia.

La sala consiliare che “non piace” 

Da quel che non fa specie, passiamo invece a quel che dovrebbe cominciare a fare specie a una moltitudine di cittadini, e in particolare a quelli residenti nella stessa parte dell’attuale Comune che fu quella demograficamente più grande. 

La sede del Consiglio comunale, “imposta” dai neo regnanti sin dalla prima seduta e poi re-imposta dalla presidente della civica assise Marinella Grillo dagli stessi prescelta come la “più bella del reame”, è oramai per consuetudine reale quella di Piazza Santi Anargiri nella sede municipale del centro storico rossanese. 

Innegabilmente assai più ampia di quella di Piazza Municipio nel centro storico coriglianese. Dove – i regnanti così avevano deciso – si sarebbero invece tenute le riunioni delle commissioni in seno allo stesso Consiglio comunale. E per un po’ di tempo così è stato.

Da qualche tempo, invece, pure le commissioni consiliari vanno a riunirsi nel palazzo municipale rossanese di Piazza Santi Anargiri.

La pezza a colori della consigliera Salimbeni 

Su tale dato di fatto, a qualche curioso interrogante, la pezza a colori l’ha messa la consigliera comunale Maria Salimbeni, presidente di quella Commissione Statuto che ancora lo statuto del Comune non l’ha prodotto. Proprio lei, d’origine coriglianese come diversi altri suoi colleghi consiglieri ed assessori, ma tutti con passaporto diplomatico rossanese rilasciato da sua maestà Flavio degli Stasi

Al curioso di turno e amico di AltrePagine la Salimbeni, allargando le braccia al cielo, avrebbe detto: «Nella sala consiliare coriglianese non funzionano i microfoni»

Ingaggiare un tecnico dei microfoni evidentemente non è alla portata economica del regno. Allo stesso tempo riesce difficile immaginare 5 consiglieri comunali (tanti sono i componenti d’una commissione) parlare tra loro “armati” di microfoni.

L’addio del Consiglio comunale al centro storico coriglianese

Le commissioni possono riunirsi in qualsiasi sede comunale, coriglianese o rossanese non importa. Ciò che importa e dovrebbe cominciare davvero a importare è invece l’abbandono della sala consiliare coriglianese da parte del Consiglio comunale. Un luogo di storia e di memoria politica, parimenti a quella rossanese. 

Vero è che quando fu ristrutturata per essere ri-arredata, chi aveva il potere di fare le scelte fece delle scelte assai infelici, con lo spazio della sala che dovette adattarsi ad arredi eleganti quanto ingombranti, e non il contrario. 

Purtuttavia, per questo no, non si può mettere in croce l’ex sindaca coriglianese Pasqualina Straface, e tornando ai giorni nostri l’addio del Consiglio comunale al centro storico coriglianese è un grosso problema di democrazia partecipativa. 

Sì, perché le sedute consiliari sono pubbliche e non regge affatto l’istantanea seconda pezza a colori che la sede del sindaco è nel centro storico coriglianese. Perché dal sindaco i cittadini ci vanno solo su appuntamento, mentre il Consiglio comunale è un pubblico convegno aperto all’uditorio dei cittadini.

Stasi nella sala consiliare coriglianese… e il microfono funziona!  

La soluzione? Una ed una sola: celebrare le sedute in modo alternato nella sala rossanese e in quella coriglianese.

L’alternativa? Incaricare una buona agenzia immobiliare per mettere in vendita la sala consiliare e con essa in un unico pacchetto l’intero vecchio e storico Municipio coriglianese… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.