La sentenza è di pochi giorni fa.

Il 51enne, al carcere duro da quasi 12 anni, ha condanne definitive per associazione mafiosa e tre omicidi

 

 

di Fabio Buonofiglio

Maurizio Barilari, 52 anni il prossimo mese d’agosto (foto), per diversi anni e fino al 2009 è stato il capo-’ndrangheta di Corigliano. Sotto la fibbia del locale cosiddetto “degli zingari” di Cassano Jonio cui faceva riferimento pure Nicola Acri detto “Occhi di ghiaccio”, il capo-’ndrina di Rossano che da qualche settimana ha saltato il fosso buttandosi “pentito”.

 

REGGENTE DI CORIGLIANO PER CONTO DEL CAPO DEGLI ZINGARI DI CASSANO FRANCO ABBRUZZESE E ALLEATO DELL’ORAMAI EX CAPO-‘NDRINA DI ROSSANO NICOLA ACRI

Barilari, affiliato agli ‘ndranghetisti d’origine rom di Franco Abbruzzese alias “Dentuzzo” nonché alleato di “Occhi di ghiaccio”, assieme al primo era finito in carcere il 16 luglio del 2009, nell’ambito dell’operazione antimafia “Timpone rosso”.

 

Franco Abbruzzese

 

Il 21 luglio dell’anno successivo fu destinatario di un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’operazione “Santa Tecla”, e il 19 giugno del 2013 di un’altra ancora, stavolta nell’ambito dell’operazione “Stop” proprio contro la ‘ndrina rossanese del neo collaboratore di giustizia Acri.

 

E proprio come “Dentuzzo” e “Occhi di ghiaccio” quando quest’ultimo venne finalmente catturato dopo una latitanza durata tre anni, pure Barilari finì subito al carcere duro del 41-bis.

 

DETENUTO DAL 2009, PRIMA NEL CARCERE DI PARMA E ORA A L’AQUILA

E con tale regime detentivo convive da quasi 12 anni, prima nel penitenziario di Parma e adesso nel carcere de L’Aquila.

Nel frattempo per lui sono arrivate le condanne giudiziarie per associazione mafiosa e la sua partecipazione a tre omicidi di ‘ndrangheta.

 

LE PESANTI CONDANNE DEFINITIVE

Sentenze divenute tutte definitive: 28 anni per “Timpone rosso”, 19 e mezzo per “Santa Tecla” e un anno per “Stop” (in continuazione con le condanne definitive precedenti).

 

E pure lui – come “Dentuzzo” e “Occhi di ghiaccio” nel frattempo definitivamente condannati entrambi all’ergastolo – ha tentato più volte di percorrere l’irta strada giudiziaria finalizzata a farsi revocare il carcere duro. Che, dopo i primi quattro anni, i vari ministri della Giustizia che si sono succeduti gli hanno sempre prorogato, finora quattro proroghe biennali. L’ultima risale all’estate del 2019.

 

Nicola Acri

 

LA RECLAMATA REVOCA DEL CARCERE DURO

Contro l’ennesima proroga, Barilari, attraverso il proprio difensore, l’avvocato Andrea Salcina del foro di Castrovillari, ha presentato un motivato reclamo al Tribunale di sorveglianza di Roma, che in Italia è il foro esclusivo in materia di 41-bis. E i giudici romani altrettanto motivatamente l’hanno rigettato.

 

Secondo il Tribunale di sorveglianza, infatti, «la capacità del Barilari di mantenere i collegamenti con l’associazione non era venuta meno alla luce del suo profilo criminale, desunto sia dalle sentenze di condanna in esecuzione (che hanno accertato la sua partecipazione con un ruolo apicale alla locale di Corigliano, inserita nella più ampia consorteria denominata “‘ndrangheta” nonché la consumazione di più omicidi commessi al fine di agevolare la consorteria di riferimento) sia delle informative della Direzione distrettuale antimafia, della Direzione nazionale antimafia e del Ministero dell’Interno (che lo considerano attualmente il boss emergente del sodalizio operante a Corigliano alleato con la cosca zingara degli Abbruzzese e con la “locale” di Rossano);

 

della operatività del sodalizio di cui è ritenuto esponente nell’attualità e quindi anche in epoca successiva al provvedimento del Tribunale di sorveglianza di annullamento del regime differenziato a carico di altro associato di vertice;

 

infatti la compagine sociale, pur essendo stata colpita da più operazioni di polizia non ha ancora perso, soprattutto grazie alla composizione prevalentemente familistica, il controllo del territorio e la forza operativa tanto che molti suoi esponenti, anche di vertice, negli ultimi anni dal 2018 al 2020 erano stati vittime di omicidi legati al nuovo assetto criminale;

 

della definitiva confisca dei beni a lui riconducibili».

 

 

LA RECENTISSIMA PRONUNCIA DELLA CASSAZIONE

Sulla decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma lo scorso 16 marzo si sono pronunciati i supremi giudici della Prima sezione penale della Corte di Cassazione. E anch’essi hanno rigettato il ricorso del difensore di Barilari proteso a ottenere la revoca del carcere duro.

 

La motivata sentenza è stata depositata appena qualche giorno fa, il 20 maggio. Sull’ultimo ricorso dello stesso tipo presentato dagli avvocati di “Dentuzzo”, la suprema Corte s’era pronunciata – ovviamente in modo negativo – il 26 giugno dell’anno scorso. 

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Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.