Assistito dai suoi legali, il vicecomandante Pirillo stamane è stato interrogato dal giudice.

Clima teso in Municipio e nuove verità sul “caso” dell’ex comandante Levato

 

 

 

di Fabio Buonofiglio

Sono in tutto 9 gl’indagati nella maxi-inchiesta giudiziaria condotta “sul campo” dalla guardia di finanza della Compagnia di Rossano e diretta dal sostituto procuratore di Castrovillari Flavio Serracchiani, su quanto accadeva nel Comando di Polizia municipale del Comune di Corigliano-Rossano e in particolare negli uffici rossanesi del corpo dei vigili del Comune unico.

 

I tre indagati principali sono il vicecomandante e maggiore Pietro Pirillo, l’ispettore Fabio Marcello Milione e il segretario generale del Comune Paolo Lo Moro il quale è dirigente del Settore municipale della Polizia locale e meno di due mesi fa aveva affidato il comando operativo sui vigili proprio a Pirillo e a Milione.

 

GLI ALTRI VIGILI FINITI NELL’INCHIESTA

A loro s’aggiungono altri 6 vigili, tutti dell’area urbana rossanese. Si tratta in pratica di coloro i quali, tra gli agenti in servizio, secondo le accuse avrebbero usato proprio il badge di Pirillo il quale è accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato e fraudolenta attestazione della propria presenza in servizio, per una serie d’episodi d’assenteismo ingiustificato che sarebbero accaduti la scorsa estate.

 

L’INTERROGATORIO DI PIRILLO

Stamattina, frattanto, in Tribunale a Castrovillari, dinanzi al giudice per le indagini preliminari Biagio Politano s’è tenuto l’interrogatorio di garanzia di Pirillo, unico destinatario d’una ordinanza cautelare personale emessa nella giornata di lunedì e con la quale lo stesso primo giudice ne ha disposto l’interdizione dal servizio per la durata di tre mesi.

 

Assistito dai suoi difensori – gli avvocati Maurizio Minnicelli e Francesco Capristo del foro di Castrovillari – l’ufficiale avrebbe cominciato a chiarire al gip le contestazioni mossegli dal pubblico ministero Serracchiani, riservandosi di produrre della documentazione a suo discarico.

 

IL PM NE AVEVA CHIESTO L’ARRESTO

Il rappresentante la pubblica accusa ne aveva richiesto la custodia cautelare agli arresti domiciliari, misura non concessa dal gip Politano il quale ha optato per la sospensione dal lavoro.

 

La sede municipale coriglianese di Palazzo Garopoli

 

IN MUNICIPIO CLIMA NERVOSO

E mentre il segretario comunale Lo Moro è assente in Municipio (pare si trovi a Lamezia Terme, suo Comune d’origine, ndr), il terremoto dell’inchiesta abbattutosi su Rossano ha creato un clima assai nervoso negli ambienti dell’amministrazione comunale retta dal sindaco Flavio Stasi.

 

Che, nella nota diffusa alla stampa ieri pomeriggio ha affermato: «Circa i provvedimenti conseguenti a quanto emerso dall’ordinanza notificata ieri, abbiamo avviato tutte le procedure interne previste dalla normativa, oltre a tutte le verifiche necessarie a garantire l’efficacia, l’efficienza, la trasparenza e il buon andamento dell’azione amministrativa». Una dichiarazione assai sibillina sulle intenzioni del futuro prossimo.

 

IMPASSE SUI VERTICI DELLA POLIZIA LOCALE E NUOVE VERITÀ SULLA DESTITUZIONE DEL COMANDANTE LEVATO

Già, perché l’impasse che ora s’è venuto a creare con l’inchiesta della magistratura, scaturisce dalla decisione, maturata dal dirigente amministrativo Lo Moro su input politico del sindaco rossanese Stasi di destituire il comandante dei vigili, il maggiore Arturo Levato, già appartenente a quel che fu il Comando coriglianese.

 

Lo scippo era avvenuto alla fine dello scorso mese di luglio. Attualmente il maggiore Levato svolge soltanto la mansione d’ufficiale di polizia giudiziaria nel corpo della polizia locale.

 

L’ex comandante Arturo Levato: fosse stato rossanese, forse…

 

IL “BRACCIO DI FERRO” E I CORIGLIANESI PRIVI DI CAPACITÀ POLITICHE

Sulla testa di Levato s’era consumato per mesi un “braccio di ferro” tra Stasi da una parte e il suo vice Claudio Malavolta dall’altra, quest’ultimo spalleggiato dall’assessore Giovanni Palermo.

 

I due, entrambi coriglianesi, col sostegno d’alcuni tra i consiglieri comunali della stessa area urbana coriglianese avevano cercato d’evitare l’estromissione di Levato dal ruolo di comandante. Non riuscendovi. Per il loro assai scarso peso specifico di carattere politico nell’ambito della compagine amministrativa di Stasi, ma soprattutto per le loro ancor più scarse capacità politiche individuali che oramai da tempo li vede rossanesizzati per amor delle loro poltrone… 

 

A sinistra il sindaco rossanese, a destra il suo vice rossanesizzato per amor di poltrona

 

IL GRIMALDELLO DI STASI & LO MORO PER ESTROMETTERE IL CORIGLIANESE

Ciò, proprio mentre Stasi e Lo Moro avevano già trovato il grimaldello attraverso il quale far fuori il comandante Levato. Vale a dire il suo tipo di rapporto contrattuale di lavoro col Comune.

 

Veniamo al dunque. Quando nel dicembre del 2017 Levato venne assunto a tempo indeterminato dall’ex Comune di Corigliano, l’ente aveva fatto scorrere la datata e famigerata graduatoria del concorso pubblico tenutosi nel 2009 per l’assunzione di “Un Comandante di Polizia municipale e/o Funzionario amministrativo contabile”.

 

Trasferitosi altrove il vincitore di quel concorso, l’ex comandante Luigi Greco, gli subentrò proprio Levato il quale era il secondo in graduatoria. Gli uffici comunali coriglianesi però stipularono con Levato il contratto di lavoro a tempo indeterminato non come Comandante della Polizia municipale bensì come Funzionario amministrativo contabile. L’ex sindaco coriglianese Giuseppe Geraci purtuttavia incaricò e investì Levato proprio del ruolo di Comandante dei vigili.

 

Stasi & Lo Moro o Lo Moro & Stasi, cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia

 

Stasi e Lo Moro sosterrebbero invece di non potere attribuire la posizione organizzativa di comando a Levato proprio in forza di quella “questione contrattuale”. Così fosse, sarebbe una sanabilissima banalità.

 

Proprio sotto l’amministrazione Stasi-Lo Moro, infatti, a una funzionaria rossanese in servizio nell’Avvocatura civica, assai di recente è stato trasformato il contratto relativo al proprio rapporto di lavoro col Comune. La questione è dunque tutta politica, anzi tutta “geografica”.

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