Per i magistrati della Procura distrettuale antimafia di Potenza non vi sono dubbi, benché sia detenuto a Milano da più di 6 anni e condannato definitivo a 20

 

 

di Fabio Buonofiglio

Assistito dal suo nuovo difensore, l’avvocato coriglianese Pasquale Di Iacovo del foro di Castrovillari il quale era presente nel Tribunale di Potenza, alle 12 di stamane è brevemente comparso dinanzi al giudice per le indagini preliminari distrettuale della Lucania, collegato in videoconferenza dal carcere di Opera a Milano dov’è ristretto al 41-bis e sta scontando una condanna definitiva a 20 anni, il 51enne boss della ‘ndrangheta coriglianese Filippo Solimando (foto).

 

NON HA RISPOSTO ALLE DOMANDE DEL GIUDICE

Brevemente perchè s’è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice nel previsto interrogatorio di garanzia. Filippo Solimando da due giorni è infatti formalmente incriminato, assieme al fratello Giacomo di 56 anni anch’egli detenuto, nel carcere di Catanzaro dove sta scontando una pena definitiva a 11 anni, e assieme ad altre 23 persone quasi tutte della Piana di Metaponto, in provincia di Matera.

 

L’avvocato coriglianese Pasquale Di Iacovo è il nuovo difensore di Filippo Solimando

 

DALLA PIANA DI SIBARI A QUELLA DI METAPONTO, E VICEVERSA

I Solimando sono infatti di Policoro, ma Filippo da tanti anni risiedeva a Corigliano dov’è sposato. E dove, fino al 2015, aveva fatto un’importante scalata criminale fino a diventarne il capo ’ndrina e poi addirittura il reggente del superiore locale ‘ndranghetista di Cassano Jonio, quello che domina l’intera Piana di Sibari.

 

IL TRAFFICO INTERCONTINENTALE DI DROGA

Entrambi i germani erano stati arrestati sei anni fa, nell’ambito della maxi-inchiesta denominata “Gentlemen” condotta dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro su un colossale traffico internazionale ed intercontinentale di droga. Proprio quel maxiprocesso li aveva visti entrambi condannati, assieme ad un’altra trentina di loro sodali di Corigliano, di Cassano e non solo.

 

LA PIAZZA LUCANA

E oggi sono entrambi di nuovo sotto i riflettori della giustizia, stavolta nell’ambito d’una maxi-indagine condotta dai magistrati della Dda di Potenza. Per i ritenuti affari criminali di cui sarebbero stati a capo pure in questi anni di detenzione.

 

IL FRATELLO INTERCETTATO IN CARCERE

Dalle intercettazioni d’alcuni colloqui intrattenuti in carcere da Giacomo Solimando, infatti, s’evincerebbe l’attuale ruolo di vertice proprio dei due fratelli nelle grosse attività di traffico di droga nell’area del Materano, poco distante dalla Sibaritide, condotte “sul campo” da alcuni loro fidatissimi “delegati” e da una fitta rete di collaboratori di questi ultimi. Tutti finiti in manette, in carcere e agli arresti domiciliari, all’alba di due giorni fa, mentre ai Solimando l’ordinanza cautelare è stata notificata in cella.

 

Giacomo Solimando

 

MILIONI DI EURO RICICLATI IN UNA GROSSA AZIENDA AGRICOLA SOTTO IL PIÙ COMPLETO CONTROLLO CRIMINALE

I ricchi proventi del traffico di droga lucano venivano poi investiti nell’opulento mercato dell’agricoltura della piana metapontina. In particolare all’interno d’una delle più grosse aziende produttive di quella zona. Quella che, secondo i magistrati, soltanto formalmente era in capo alla famiglia del 61enne noto imprenditore Aldo De Pascalis – anch’egli finito in carcere con alcuni suoi familiari – ma che di fatto era completamente sotto il controllo di Filippo e Giacomo Solimando.

 

I soldi sporchi del traffico di droga venivano reinvestiti in particolare nella produzione di fragole. Circa 4 milioni d’euro dal 2013 al 2019, com’è emerso dalle indagini dirette dai magistrati potentini coordinati dal procuratore Francesco Curcio.

 

Fiumi di denaro mai transitati su nessun conto corrente aziendale. E utilizzati per l’acquisto, sempre in contanti e da terzi conferitori, di fragole ed altri prodotti ortofrutticoli che poi venivano etichettati e rivenduti come produzioni della stessa azienda.

 

Tale impiego di capitali illeciti avrebbe consentito ad Aldo De Pascalis ed ai suoi soci di fatto Giacomo e Filippo Solimando d’investire nell’acquisto di numerosissimi terreni agricoli, immobili, attrezzature, con un’evidente distorsione del mercato agricolo a danno delle aziende concorrenti che non disponevano delle risorse illecite di cui godeva l’azienda De Pascalis.

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