La Cassazione conferma i 4 anni e otto mesi inflitti ad Angela Faraco, 46 anni, moglie del nipote del boss di Cetraro Franco Muto “re del pesce”.

5 anni e quattro mesi al marito

 

 

 

di Fabio Buonofiglio

I giudici della Prima sezione penale della suprema Corte di Cassazione hanno condannato in via definitiva l’imprenditrice coriglianese Angela Faraco di 46 anni (foto), per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Gli “ermellini” del “palazzaccio” romano di Piazza Cavour, lo scorso 2 marzo

 

hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali della donna avverso la sentenza del 22 febbraio 2019 emessa dai giudici della Corte d’appello di Catanzaro. Che l’avevano condannata a 4 anni e otto mesi di reclusione.

 

Condannata unitamente a suo marito e ad altre 8 persone, tutte del Tirreno cosentino. Il consorte dell’imprenditrice – ch’è originaria di Vaccarizzo Albanese, ma residente a Corigliano-Rossano ed attiva nel settore edile tra Corigliano-Rossano e Cetraro – si chiama Umberto Pietrolungo, 55 anni, e lui è originario proprio di Cetraro.

Ed è il nipote dello storico potente boss della ‘ndrangheta tirrenica Franco Muto di Cetraro, 81 anni, il “re del pesce”.

 

Il temuto superboss del Tirreno cosentino Franco Muto, il “re del pesce”

 

Nello stesso processo al marito della Faraco sono stati inflitti 5 anni e quattro mesi di reclusione. L’uomo era stato già condannato in via definitiva a 8 anni per associazione mafiosa, nell’ambito d’un altro procedimento.

 

Il processo di recente conclusosi è invece quello relativo alla maxi-inchiesta condotta dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro denominata “Plinius 2”, prosecuzione della precedente “Plinius”.

 

La condanna definitiva di Pietrolungo e della Faraco è maturata in relazione alla sporca faccenda riguardante un villaggio turistico, realizzato e gestito proprio dalla coppia per conto del clan Muto.

 

Si tratta dell’Angel village di Cetraro, struttura sottoposta dapprima a sequestro e poi a confisca in relazione a un altro procedimento giudiziario. Struttura ritenuta frutto dei proventi illeciti della locale cosca di ‘ndrangheta padrona dell’intera costa tirrenica cosentina.

 

L’accertata tentata estorsione Pietrolungo e Faraco l’avevano consumata ai danni dell’imprenditore Francesco Impieri. Il quale avrebbe dovuto applicare, in nome e per conto della società “Abicar Srl”, uno sconto per delle pretese irregolarità nella fornitura, portando il debito residuo da 117.336 euro a 56 mila.

E avrebbe dovuto attestare d’avere ricevuto in contanti nelle sue mani quest’ultimo importo in rate mensili.

 

In una conversazione captata dai magistrati antimafia era emerso che Pietrolungo chiedeva alla moglie di preparargli un resoconto di tutte le spese affrontate per la realizzazione del villaggio turistico per inviarlo allo zio detenuto:

 

«sai che devi fare te!? Mi devi fare un resoconto … un resoconto del villaggio … le spese …. ho detto: “Quando uscirai poi.. sarai informato di tutte le maniere!! ma glielo devo mandare nella lettera?».

 

E Angela Faraco evidenziava che, per la realizzazione della struttura, Lido Franco Scornaienchi aveva fornito capitali per 25 mila euro, indicati come «quelli di Picarelli», il figlio Luigi per 12 mila, mentre loro per più di 100 mila:

 

«Lui ha anticipato giustamente venticinquemila euro! No, quelli di Picarelli! Luigi dodicimila euro! Noi siamo a cento e passa!».

 

La sede jonica dell’impresa Faraco

 

Nel prosieguo della conversazione, Pietrolungo sottolineava che loro avevano pagato anche le unità abitative, dei bungalow installati nel villaggio per un importo pari a 24 mila euro, di cui 10 mila in contanti e i restanti 14 mila con 4 assegni da 3.500 euro l’uno:

 

«Sì, sì! E le case non abbiamo pagato noi!? Chi ha pagato le case!? Ancora è da vedere … devo chiamare a Rolando, ventiquattromila euro gli abbiamo dato! Diecimila euro in contanti… quattro assegni di tre e cinque l’uno!».

 

Da tali conversazioni è dunque emerso chiaramente che quel villaggio turistico rappresentava un’attività economica del sodalizio ‘ndranghetista poiché riconducibile ai suoi componenti.
La coppia è stata difesa dagli avvocati Giuseppe Bruno e Paolo Pisani dei fori di Paola e di Cosenza.

 

Nel recente passato, a Corigliano-Rossano l’impresa edile di Angela Faraco s’è aggiudicata delle gare d’appalto pubbliche. L’imprenditrice ha inoltre intrattenuto rapporti d’affari con un ex consigliere dell’ex Comune di Corigliano Calabro.

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