Da sabato pomeriggio scorso quando la polizia l’ha arrestato e condotto in carcere è accusato di porto abusivo d’arma clandestina. Cadute, invece, le accuse di ricettazione, detenzione illegale di materiale esplodente e possesso ingiustificato di strumenti atti ad offendere

 

dal momento che i poliziotti gli avevano sequestrato pure alcuni coltelli e oltre 30 chili di materiali pirotecnici.

 

Il 30enne pregiudicato rossanese Alessandro Manzi è comparso ieri dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Simone Falerno per l’udienza di convalida dell’arresto e l’interrogatorio di garanzia.

 

 

Il giovane, che dal dicembre del 2019 si trovava agli arresti domiciliari, è stato condannato in appello a 9 anni di carcere per avere ammazzato a colpi di fucile suo padre Mario, 50enne pregiudicato, nel novembre del 2017 (foto in alto)

 

Assistito e difeso dall’avvocato Ettore Zagarese del locale foro, Manzi ha risposto alle domande del giudice e del pubblico ministero Valentina Draetta, giustificando il possesso della pistola revolver con la matricola abrasa, carica di proiettili e pronta all’uso che i poliziotti gli hanno trovata nascosta in casa, perchè temeva per la propria incolumità dopo il parricidio, e in particolare proprio dopo aver “guadagnato” il regime degli arresti domiciliari che gli erano stati concessi dai giudici della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro per la sua buona condotta processuale, su richiesta del suo difensore.

 

Convalidato l’arresto, al termine dell’udienza il pm ha richiesto ed ottenuto dal gip l’emissione della misura cautelare in carcere nei confronti di Manzi. Il quale resta dunque in cella, in attesa che venga fissata l’udienza di riesame al Tribunale di Catanzaro cui il difensore ha già annunciato ricorso.

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