di Fabio Buonofiglio

Oltre che un’innata idiosincrasia, da queste pagine proviamo pure un imbarazzante disagio nel dover constatare i limiti oltre i quali si spinge l’esibizionismo della sinistra al caviale ch’è al potere da oltre un anno e mezzo a Corigliano-Rossano.

 

Disagio e imbarazzo perché di questa gente siamo stati elettori pure noialtri, e taluni, probabilmente a giusta ragione, sostengono “grandi elettori”.

L’ultima d’una interminabile serie di genialate politiche è la foto che ritrae il sindaco Flavio Stasi e la consigliera comunale Alessia Alboresi a una finestra della sede municipale che s’affaccia sulla piazza rossanese di Santanaria.

 

Scatto nel quale Stasi si sente ministro degli Esteri – con alla Farnesina un Di Maio qualsiasi, tale aspirazione ci sembra del tutto legittima – e la Alboresi sua console ed ambasciatrice plenipotenziaria in un’unica soluzione.

Ciò mentre Corigliano-Rossano affoga nei problemi vecchi e nuovi per i quali costoro stessi millantavano d’avere ogni risoluzione.

 

 

Proprio mentre il sindaco ambientalista e la consigliera neo iscritta al partito dei Verdi muovono guerra a quella Repubblica Araba d’Egitto del fu Mubarak, il compianto zio di Ruby al contempo nipote pure di Berlusconi, e da Santanaria van cercando verità e libertà per Giulio Regeni e Patrick Zaki, l’ambiente circostante il lungomare di contrada Pirro Malena grida vendetta e non contro l’Egitto infame.

Mai avremmo voluto mutuare uno slogan di Salvini, ma qui ci sta: “Prima i coriglianrossanesi!”.

 

L’internazionalismo necessita infatti della “coscienza a posto” sul fronte interno, in particolare se si hanno responsabilità amministrative e politiche. E i fronti interni, a Corigliano-Rossano, sono decine e decine.

 

 

Il 5 luglio del 1995, all’età di 21 anni, assieme ad un altro migliaio di persone e “contro” una ventina di poliziotti, noi eravamo a Roma, in Piazza Farnese, quando la voce più abrasiva del rock italiano, Gianna Nannini, cantando si fece issare con una corda dagli attivisti di Greenpeace sul balcone dell’Ambasciata di Francia disegnato da Michelangelo nel 1546 assieme al bellissimo cornicione, per fermare gli esperimenti nucleari nell’atollo polinesiano di Mururoa decisi dall’allora presidente francese Jacques Chirac.

 

Un internazionalismo mai sopito pure il nostro, ma Santanaria non è certo un’ambasciata, e sotto quella finestra semmai qualche applauso arriverà, sarà perché finalmente sarà cambiato qualcosa. In meglio. A Corigliano-Rossano.

direttore@altrepagine.it

 

Di admin