di Fabio Buonofiglio

Chi ha letto il lungo pistolotto odierno del sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi (foto) e ci ha capito qualcosa, alzi la mano, anzi le alzi tutt’e due ed alzi contemporaneamente pure i piedi perché potrebbe anch’essere dotato di capacità bioniche. Stasi scrive a seguito d’una scoppola di proporzioni gigantesche rimediata dai massimi giudici della giustizia amministrativa per una scelta di carattere politico che lui ha deciso di percorrere pure per via giudiziaria, e come una verginella si stupisce

 

che si sia «scatenata una ridda di commenti apocalittici e inesatti (non dice quali, ndr), coi detrattori dell’amministrazione che si sono lanciati in una serie di ipotesi drammatiche e ricostruzioni deliranti, al punto da ricordarmi il titolo di un vecchio film, ambientato però a Las Vegas».

 

Neanche il titolo del film, scrive, il sindaco. O perché talmente gli è piaciuto che neppure lo ricorda, o perché ne ha solo sentito parlare e non l’ha mai visto, o più semplicemente perché scrive senza senso e non esiste alcun film visto o da vedere, da lui e da tutti. Esiste però la realtà. E la realtà si compone di dati di fatto che Stasi conosce bene assai, benché egli giochi a recitare (ecco il film!) la parte del giovanotto tonto servendo nero su bianco un banco di chiacchiere, ché in questi giorni è carnevale. La botta giudiziaria che Stasi ha fatto rimediare al Comune non ha però nulla a che vedere con gli scherzi carnascialeschi.

 

Dice, Stasi: «Oggi esiste una “questione pubblica illuminazione” perché l’amministrazione ha avuto il coraggio di sollevarla; continueremo ad affrontarla serenamente tenendo conto della sentenza». E noi seguiremo, ovviamente, l’evoluzione delle cose.

 

Sul modo disastroso in cui si sono evolute fino ad oggi, però, il sindaco non spiega nulla. Stasi ha scarsissima dimestichezza col diritto nonostante i suoi trascorsi studi superiori di ragioneria, però tra i suoi assessori e consiglieri comunali di maggioranza per fortuna ha tutt’attorno un pullulare d’avvocati. I quali crediamo tra le giornate d’ieri ed oggi gli abbiano letto e spiegato per benino quella micidiale sentenza del Consiglio di Stato.

 

Micidiale e sintomatica di scelte politiche e tecniche scriteriate, anzi scellerate per il bene comune. Passi politicamente la revoca in autotutela d’un affidamento in appalto plurimilionario ed assai pluriennale. Scelta politica dirompente con le nefaste logiche amministrative del passato. Scelta “rivoluzionaria”: concediamo persino un aggettivo impegnativo assai. Non abbiamo mai visto al mondo, però, una “rivoluzione” fatta a chiacchiere e con le pistole ad acqua.

 

Prendere il primo forte ceffone al Tribunale amministrativo regionale, cui l’appaltatore milionario ovviamente s’è rivolto dopo la “cacciata” politica con un pool di buoni avvocati tra i quali un importantissimo professore universitario, potrebbe rientrare nell’alveo d’errate valutazioni politiche circa la scelta del professionista legale cui affidarsi per una faccenda d’importante valore politico.

 

Aver poi dato credito allo stesso professionista, che ha proposto di ricorrere lui medesimo, al secondo – e definitivo – grado di giudizio, è stata però un’opera da dilettanti. Allo sbaraglio. Davvero. 

direttore@altrepagine.it

 

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