di Fabio Buonofiglio

Ci annoveriamo in quella minoranza che nel referendum dell’ottobre 2017 votò contro la fusione tra gli ex distinti Comuni di Corigliano Calabro e Rossano, benché non conducemmo alcuna “battaglia” politica e giornalistica contro le “ragioni” della maggioranza che ne era invece favorevole. Purtuttavia, il motivo per il quale votammo contro fu politico eccome.

 

Osteggiavamo, infatti, i malcelati disegni di taluni tra i principali attori politici che propugnavano la fusione non per costruire la cosiddetta – e solo cosiddetta – terza città della Calabria, bensì solo per cementificarvi le fondamenta del loro futuro potere, coi trasversali soliti noti d’ogni risma di Corigliano e di Rossano.

 

Due blocchi identici tra essi avevano marciato uniti fino a quel risultato, per poi continuare divisi nella corsa per il potere assoluto. Tra i due disegni più noti, però, ne spuntò un terzo. Che riuscì a fottere i primi, riuscendo a fottere tutti. Pure quanti – tanti – avversando quei due malcelati disegni, avevano optato per una promettente inesperienza che odorava persino di “sinistra”, a dispetto d’un cinicamente preteso e da parte nostra non osteggiato “civismo” atto a catalizzare consensi elettorali in altri settori sociali.

 

La campagna elettorale del sindaco Flavio Stasi

 

Oggi siamo assolutamente persuasi di poterci dire davvero orgogliosi d’aver votato “No” alla fusione tra Corigliano e Rossano, benché sia stato del tutto inutile.

 

Ma possiamo affermare altrettanto convintamente che se si votasse oggi – a babbo morto come suol dirsi – da Corigliano arriverebbe una vera e propria valanga di “No” e persino a Rossano la percentuale dei “Sì” sarebbe ridimensionata. Perché ne siamo così sicuri? Semplice: perché osserviamo in modo attento la realtà che ci circonda, parliamo con la gente, coi cittadini, coi nostri lettori – li ascoltiamo, soprattutto – e dunque senza presunzione alcuna pensiamo d’avere una sufficiente capacità di saper interpretare, e bene, a chi addebitano il fallimento della fusione.

 

La presidente della Commissione Statuto Maria Salimbeni

 

Se c’è qualcuno che comincia a sentire qualche timido vagito della cosiddetta terza città della Calabria, che alzi pure la mano. Se c’è qualchedun altro che crede all’oramai famigerato “preambolo” di Maria Salimbeni presidentissima della commissione comunale Statuto, che schiocchi le dita.

 

La terza città della Calabria, infatti, senz’alcun preambolo, ad oggi è solo e soltanto una fantasia auto-erotica del suo primo sindaco Flavio Stasi e della sua giovanilistica orchestrina Casadei. Sì, perché il popolo è del tutto insoddisfatto dell’amministrazione, che da 17 mesi cerca solo d’arrabbattarsi alla meno peggio nel fare fronte ai problemi che affiorano o riaffiorano nella conduzione quotidiana della baracca, o meglio delle due baracche.

 

Che Corigliano-Rossano sia un paesone policentrico è un dato di fatto che non può certo cambiarsi e una condizione di partenza, ma l’agire dell’amministrazione, e persino la sua “progettazione”, fa emergere un altro dato di fatto, vale a dire che la propensione d’una visione unitaria di città è perseguita solo a chiacchiere, tante, troppe, da parte dei primi inquilini del palazzo. Con un agire amministrativo che non si discosta affatto e che anzi sovente si dimostra persino peggiore di quelli che hanno preceduto Stasi & Co. nei due estinti Comuni di Corigliano e Rossano. E fare peggio era impresa davvero ardua.

 

La consigliera comunale Alessia Alboresi

 

Manca l’esperienza, e i tanti, troppi errori di superficialità lo dimostrano, ma manca soprattutto una conquistata, riconosciuta autorevolezza esterna che possa rendere credibile anche le sole dichiarate intenzioni di voler diventare la terza città della Calabria.

 

Se qualcuno crede che Stasi soci godano d’una qualche considerazione in giro per la regione, che vi si faccia un giro – ché ora siamo pure in zona gialla – a domandare se “temono” Stasi, se dalle loro parti hanno visto passare il Giro d’Italia con tale Mitidieri in maglia rosa, se narrano a memoria le gesta calabro-europee di Caudullo, se sono felici della pala e dell’elmetto d’oro conferiti all’archeologa Novellis a margine dell’ultimo convegno al Castello ducale.

 

Così, giusto per il gusto di stupirsi nello scoprire che pure a Gizzeria e persino a Cittanova sanno in quale squadra militavano l’altr’anno le colonne Novello, Malavolta, Palermo e la grande schiacciatrice Turano.

 

Serie dilettanti, certo, evidentemente allo sbaraglio, e di cotanto piccolo, microscopico cabotaggio persino radical chic da non rendersi neppure conto che prima di poter dibattere in Consiglio comunale sulla liberazione di Patrick Zaki in Egitto, abbisogna che questo Consiglio comunale abbia girato, visto gente, e soprattutto fatto cose. Non egiziane, e nemmeno turche, ma cose. Vero, consigliera Alessia Alboresi?

direttore@altrepagine.it

 

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