Le intercettazioni a carico dell’ex autista dell’eliminato boss coriglianese Pietro Longobucco. Domenico Russo a processo a gennaio per il pizzo imposto ai titolari dell’“Olearia Geraci”

 

 
di Fabio Buonofiglio

‘U chiattu, al secolo il 38enne Domenico Russo (foto), è stato vittima d’un tentato omicidio di ‘ndrangheta consumato e miracolosamente per lui fallito lo scorso 31 gennaio nel centro storico coriglianese. Ferito da diversi colpi di pistola calibro 38 e ricoverato in ospedale, nonostante il timore di parlare esplicitamente per paura di ritorsioni contro i suoi familiari, incalzato dai carabinieri ha ammesso d’aver portato a compimento un’estorsione. Forse proprio quell’estorsione a seguito della quale la ’ndrangheta coriglianese aveva deciso di toglierselo di mezzo, per sempre.

 

E proprio per quell’estorsione, il 14 settembre ‘u chiattu era finito in carcere – dove si trova tuttora – per decisione del giudice per le indagini preliminari di Catanzaro Filippo Aragona su richiesta del pubblico ministero Alessandro Riello, sostituto della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri. 

 

È il “pizzo” imposto da Russo ai titolari dell’“Olearia Geraci”, nota azienda agroalimentare operante proprio nel centro storico coriglianese. Tremila euro in tutto tra l’anno scorso e quest’anno, 1500 euro l’anno. Ancor prima della circostanziata denuncia resa agl’inquirenti da parte degl’imprenditori taglieggiati, ‘u chiattu è in ospedale e dialoga con un paio di bravi carabinieri in forza alla Sezione operativa radiomobile della Compagnia coriglianese. E l’intercettazione, cui è sottoposto per ordine dei magistrati antimafia, registra le stesse prove contro di lui.

 

Il dialogo del caso incomincia proprio dal possibile movente del suo mancato omicidio: «Maresciallo, quando succedono queste cose o ti sei preso qualche cosa in più che non ti spettava e ti hanno scoperto e dicono “questo che cazzo sta facendo? Vedi che ha fatto questo, e glielo facciamo capire”»

 

Russo era appena salito a bordo della sua Fiat Multipla quando il killer che aveva il compito d’ucciderlo è entrato in azione

 

– E cosa hai fatto?

«Può darsi che sono andato da qualche parte»

– Di nascosto?

«Quelli mi hanno aperto la porta, e c’era la trappola per i topi… (incomprensibile)…comunque…»

– Erano soldi vecchi…erano soldi vecchi?

«Erano…»

– Era strozzo (usura, ndr), cos’era?

«No, ma quale strozzo…»

– Soldi nascosti? Droga?

«No, no…»

– Soldi…ma soldi della droga?

«No, no…»

– Estorsione…

Russo fa cenno di sì con la testa

 

«L’amico mio, l’amico mio… però maresciallo tu… hai visto quella bimba che c’è qua, quella è mia figlia, l’ultima, lo sai perché si chiama Schiavonea? Perché quando mia moglie è rimasta incinta…io dovevo…se era maschio lo dovevo chiamare Pierino…Pietro…poi…(incomprensibile)»

– Meno male che è nata femmina allora…

«E l’ha voluta battezzare (Pietro Longobucco, Ndr)… quando abbiamo visto che era femmina gli abbiamo fatto scegliere il nome…siamo andati a casa sua, e per come diciamo noi gli abbiamo portato il San Giovanni (scelta del padrino di battesimo, Ndr) e siamo diventati compari…»

– Con chi?

«Con Pietro»

– E Schiavonea non è la madre?

«La madre… ha detto: “se io avessi avuto una figlia l’avrei chiamata Schiavonea”… così è deciso, così facemmo…»

 

 

– Me lo dici chi è questo commerciante?

«Maresciallo…io ti posso dire solamente che…se ti fai una bella insalata, cosa ci devi mettere di sopra?»

– L’olio… è Geraci?

Russo fa cenno di sì con la testa, poi rivolgendosi ai militari che hanno completato di compilare gli atti da notificare: «Devo firmare?

– Quando sei andato a bussare a questo dell’insalata…che abbiamo capito chi è…poi ti ha chiamato qualcuno, o ce l’hai trovati là dentro?

«A chi?»

– A questo qua…la trappoletta…

«L’ho visto, era là… c’era il fratello, e poi è arrivato il fratello che sapeva tutto quanto il “fatto apposta” (la situazione, Ndr)…il fratello mi ha dato i soldi e se ne è andato…non sono andato alla vista di tutti quanti…a prendermeli…»

– Quanto era, quanto era?

«E ora…ora…»

 

– Domenico…Domenico…se tu parli con qualcuno…e fai quello che devi fare…questa gente non si avvicina…questa gente va dentro…hai finito…hai risolto…

«Forse non ci siamo capiti…»

– Hai risolto…perché qua è il livello interno vostro…qua del paese (Corigliano centro storico, Ndr)…non è una questione diversa…

«Va a finire a schifo…»

– No, va a finire a schifo per loro…

«Nova a finire a schifo…perché il maresciallo…hai visto come mi ha detto: “sai troppe cose…troppe cose…”»

– E comunque…ohi…

«Perché…una volta che uno dice che…collaboro…dopo deve dire tutto…devo cominciare da quello che so io…che ho fatto io…»

– Dall’inizio…dall’inizio alla fine…è normale

«Eh…poi dopo ci allarghiamo…e quando ci allarghiamo…le cose vanno a finire male…perché andiamo a toccare persone che sono per i fatti loro…e perché devo andare a toccare queste persone?»

– Vabbè…le tue conoscenze

Russo fa cenno di sì con la testa unendo le mani

 

– Tu dici le tue conoscenze dirette…

«Lasciamo stare le cose come sono…»

– Domenico…

«E mi ammazzassero…»

– E no…è peccato… Domenico…potrebbero fare ancora peggio…ti potrebbero fare male campare…pensa…male campare…per sempre…

«Male campare?»

– Ora, scusa…tu sei andato…hai preso quello che hai preso…come hai detto tu, no? Perché? Non ti davano…non ci pensavano più a te, capito? Perché se tu eri in questa situazione…già dico…ti escludevano…

«No…»

 

E come no…e come mai ti sei trovato così male? Ma è vero il fatto dell’insalata? (riferimento all’estorsione effettuata da Russo presso lo stabilimento oleario, Ndr)

Russo fa cenno affermativo con il capo

– Chi erano…il padre e i due figli?

«Sono tre figli…quello che sa tutto…»

È il mezzano?

Russo fa cenno affermativo più volte con il capo «Giuseppe…è…non è né il primo e né l’ultimo…il mezzano…»

– Tu con lui…da lui proprio sei andato?

Russo fa cenno affermativo con il capo

– Quanto ti ha dato?

«Una carta e una mezza…»

Mille e cinque? (1500 euro, Ndr)

Russo fa cenno affermativo con il capo

– E quanto vi da…di solito all’anno?

Russo da conferma della cifra annuale muovendo la testa

– Questo? Ah…la quota di un anno questa?

Russo fa cenno affermativo con il capo

 

 

- Che poi sono andati gli altri ad andare a bussare…

Russo fa cenno negativo con il capo

– No?

«Sono andati…sapendo che andavo…per vedere se io…»

– Li avevi depositati…

«Li prendevo e li portavo a chi li dovevo portare…»

– A chi li dovevi portare?

«A chi c’è…a chi c’è ora…»

– E chi c’è?

«C’è…qualcuno c’è…e voi lo sapete meglio di me…»

– Ma ora è assente questo qualcuno?

«No…»

– È presente?

Russo fa cenno affermativo con il capo

– A quello che hanno fatto trovare quella…quel regalino? Quella sorpresa?

«E mi hanno fatto pure il regalo…»

– A loro hanno fatto trovare la sorpresa pure…

«Ah, non lo so a chi hanno fatto trovare…»

– Dei due…a chi dei due?

«Non lo so a chi…questo non lo so…so che hanno fatto trovare il regalo…poi non so…»

– E il motivo, secondo te, di questo regalo?

«Di solito, quando è una cosa di queste…»

– Ha sbagliato in qualcosa…

Russo fa cenno affermativo con il capo

 

– Tranne che ha sbagliato con te?

«Non lo so…»

– Quindi è lui che ti ha mandato? (Il mandante, Ndr)

«Non lo so…questo non lo so veramente…»

– Li gestisce lui? I soldi delle estorsioni li gestisce lui?

«Questo non lo so…perché…è un punto…prima sapevo tutto…»

– Quando c’era lui… (si riferisce a Pietro Longobucco, Ndr)

«Quando c’era lui…sapevo…»

– Chi faceva cosa…

«Chi gestiva…chi raccoglieva…sapevo tutto…giustamente…perché ero sempre con lui…dalla mattina alla sera…vedevo e sentivo…non è che lo volevo io…e nemmeno mi potevo tirare indietro a dire che non volevo ascoltare perché sennò poi gli nasceva il pallino…e facevo la fine di Sanfilippo (con la mano sinistra per tre volte mima l’utilizzo di un’arma da fuoco). Maresciallo…se uno fa parte di un gruppo organizzato…»

– Lo fa e basta perché lo deve fare…

«Perché se non lo fa uno lo fa un altro…e fa all’uno e all’altro…se uno giura…voi avete giurato sulla Repubblica italiana, no?»

– E tu hai giurato all’altra Repubblica, hai giurato come ’ndranghetista…hai giurato alla Repubblica della ‘ndrangheta…

 

Nei confronti di Domenico Russo il gip distrettuale Aragona, su richiesta del pubblico ministero Riello, del procuratore capo Gratteri e dell’aggiunto Vincenzo Capomolla, ha fissato il processo con rito immediato, per il prossimo 29 gennaio, dinanzi ai giudici del Tribunale di Castrovillari. L’imputato è difeso dall’avvocato Ettore Zagarese del locale foro. Il suo co-difensore, l’avvocato Fabio Salcina dello stesso foro, già da tempo ha rinunciato all’incarico.

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