Un accorato “sos” al 113 della polizia da parte d’una giovane donna stanca delle angherie del marito e dolorante per le ultime botte subite. Di nascosto, con un escamotage, è riuscita ad inviare pure alla madre la propria richiesta d’aiuto, usando come tramite la figlia minore, di soli sei anni, attraverso dei “pizzini” mandati per poter essere liberata dalla segregazione e dalla violenza cui era da tempo sottoposta.

 

Poi nell’abitazione della coppia, in contrada Apollinara di Corigliano-Rossano, hanno fatto irruzione i poliziotti della squadra giudiziaria del Commissariato cittadino, guidata dall’ispettore capo Stefano Laurenzano. Erano freschi ed evidenti i segni di violenza sul viso e sul collo della povera donna, in quel momento presa da un forte stato emotivo. I detective hanno rinvenuto in casa un bastone, nascosto dietro un mobile e indicato proprio dalla bambina.

 

Mamma e figlia sono state invitate a seguire i poliziotti negli uffici del Commissariato per denunciare tutte le angherie subite tra le mura domestiche per oltre dieci anni. Negli ultimi mesi il marito violento si trovava detenuto agli arresti domiciliari e la violenza s’era intensificata. La moglie veniva costretta a non uscire di casa. Le veniva impedito pure l’utilizzo del computer per la didattica a distanza della figlia. Accompagnata in Pronto soccorso, i medici le hanno riscontrato escoriazioni e traumi al viso, al collo ed agli arti. Quindici giorni di prognosi.

 

 

Il marito violento è il 41enne Giovanni Arturi alias “‘a vozza” (foto in alto)noto pluripregiudicato coriglianese con precedenti soprattutto per estorsione. Il magistrato di turno in Procura a Castrovillari ne ha disposto la traduzione in carcere con le accuse di maltrattamenti e lesioni.

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