Il vorticoso giro delle aste giudiziarie truccate nel Tribunale di Castrovillari

 

 

di Fabio Buonofiglio

È fissato per il prossimo 18 dicembre davanti ai giudici del Tribunale di Castrovillari il processo relativo ad un primo troncone della maxi-inchiesta giudiziaria denominata White collar (colletto bianco), eloquente nome in inglese affibbiato dalla Procura castrovillarese all’indagine durata due anni che la scorsa estate ha fatto emergere una serie di presunti illeciti relativi alla gestione delle aste giudiziarie nello stesso Tribunale castrovillarese, ad opera di noti avvocati e commercialisti di Corigliano-Rossano e non solo, in combutta con spregiudicati imprenditori della città jonica e della Sibaritide, e con la determinante complicità d’alcuni infedeli dipendenti dello stesso presidio giudiziario travolto da un vero e proprio “terremoto”.

 

Lo scorso 21 ottobre, infatti, il sostituto procuratore Luca Primicerio, titolare dell’inchiesta, ha richiesto ed ottenuto in tempi record, da parte del giudice per le indagini preliminari Carmen Ciarcia, la fissazione della data del processo con rito immediato nei confronti di 7 indagati. Il giorno successivo il gip ha fissato il giudizio, e i 7, dunque, hanno già assunto le vesti d’imputati. 

 

Andrea Zangaro

 

Si tratta di: Giuseppe Andrea Zangaro, 44 anni, dipendente del Comune di Corigliano-Rossano con funzione di cancelliere nell’ufficio del Giudice di pace coriglianese, dallo scoppio dell’inchiesta sospeso da parte del Comune (è difeso dagli avvocati Maurizio Minnicelli e Francesco Paolo Oranges del foro di Castrovillari), Giorgio Alfonso Le Pera, 49 anni, agronomo, (difeso dall’avvocato Giovanni Scatozza del foro di Castrovillari), Carmine Placonà, 50 anni, imprenditore (difeso dagli avvocati Maurizio Minnicelli e Francesco Sammarro del foro di Castrovillari), Alfonso Cesare Petrone, 61 anni, avvocato (difeso dalla collega Gisella Santelli del foro di Castrovillari)Luisa Faillace, 41 anni, avvocato (difesa dai colleghi Luca e Michele Donadio del foro di Castrovillari), Giovanni Romano, 54 anni, commercialista (difeso dagli avvocati Antonio Pucci del foro di Castrovillari ed Enzo Belvedere del foro di Cosenza), Antonio Guarino, 55 anni, imprenditore (difeso dall’avvocato Pasquale Di Iacovo del foro di Castrovillari)I 7 imputati sono tutti attualmente sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Con loro, una marea d’altre persone risultano indagate nel voluminoso fascicolo della Procura. Gl’indagati (compresi i 7 che andranno a processo a dicembre) sono in tutto 49.

 

Alfonso Petrone

 

Ad alcuni si contesta l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, alla turbativa d’asta ed alla violazione del segreto d’ufficio. Il mercato truccato delle aste giudiziarie riguarda, in particolare ma non solo, immobili ubicati proprio a Corigliano Rossano. Le indagini, delegate dalla Procura alla guardia di finanza che a fine luglio aveva fatto scattare gli arresti, hanno consentito di ricostruire un collaudato sistema che consentiva l’assegnazione dei beni immobili messi all’asta ad imprenditori che pagavano cospicue tangenti a quanti gestivano i complessi meccanismi d’aggiudicazione di beni mobili ed immobili.

 

Il Tribunale di Castrovillari

 

Promotore ed organizzatore del vorticoso giro d’aste truccate, secondo gl’inquirenti, Giuseppe Andrea Zangaro, mentre tre avvocati di Corigliano-Rossano e Castrovillari, sempre secondo l’accusa, istruivano le offerte dei “clienti” dell’organizzazione. I legali avrebbero acquisito illecitamente tra i professionisti delegati, i curatori fallimentari e i custodi giudiziari, informazioni coperte dal segreto d’ufficio relative agli offerenti e, più in generale, ai soggetti interessati alle aste, al fine di raggiungere accordi collusivi coi concorrenti. Gli stessi legali avrebbero poi raggiunto tali accordi collusivi coi concorrenti agli acquisti dei beni messi in vendita all’asta, nell’interesse delle persone che s’erano rivolte all’organizzazione. Le persone cointeressate alle aste, ma non collegate all’associazione, in più occasioni sarebbero state minacciate per indurle a desistere dal partecipare alle offerte. Uno degli avvocati arrestati e l’agronomo Le Pera avrebbero procacciato i “clienti” interessati alle aste.

direttore@altrepagine.it

 

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