di Fabio Buonofiglio

Una “santa alleanza” criminale tra il potente locale di ‘ndrangheta cosiddetto “degli zingari” e le organizzazioni di ’ndrangheta autoctone attive, come il primo, nel vasto comprensorio dello Jonio sibarita e non solo. Sarebbe responsabile dei fatti di sangue, delle ripetute intimidazioni e degli attentati incendiari compiuti negli ultimi due anni contro imprenditori agricoli, strutture turistiche, imprese edili e di costruzioni, aziende commerciali e di ristorazione locali. Una “supercosca”, dunque, attivissima negli affari sporchi della vasta area compresa tra Cassano Jonio, la sua importante frazione di Sibari, Villapiana, Trebisacce, Corigliano-Rossano, Castrovillari, Altomonte, e con propaggini in diversi altri Comuni.

Francesco Elia

 

Una nuova alleanza di ‘ndrangheta nata dopo le guerre intestine consumatesi nella Sibaritide durante lo scorso decennio, e dopo i maxiprocessi istruiti contro boss e picciotti dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro culminati in decine di condanne. Alla “regìa” della “supercosca” sarebbe riconducibile pure l’omicidio del 40enne imprenditore agricolo cassanese ed incensurato Francesco Elia, rispettivamente figlio e nipote dei fratelli boss cassanesi Alfredo e Giuseppe Elia entrambi morti ammazzati nei primi anni Novanta. Francesco Elia, fatto fuori a Sibari da una raffica di kalashnikov all’alba del 3 giugno scorso, è soltanto l’ultimo di ben 5 morti ammazzati e 2 casi di “lupara bianca” nel giro di due anni esatti.

 

Leonardo Portoraro

 

Il primo a cadere sotto una plateale tempesta di fuoco a colpi di kalashnikov, in un’apparentemente tranquilla mattinata d’inizio estate, era stato il cassanese Leonardo Narduzzu Portoraro, 63 anni, soprannominato Giornalu favuzu per le sue capacità simulatorie e dissimulatorie, storico boss di Francavilla Marittima con interessi economici a Villapiana e non solo, eliminato davanti al suo bar-ristorante di famiglia, il “Tentazioni”, proprio a Villapiana Lido. Era il 6 giugno del 2018.

 

Pietro Longobucco

 

Poi era toccato al boss 51enne del centro storico coriglianese Pietro Longobucco, trovato cadavere a dicembre dello stesso anno nelle gelide acque del porto di Schiavonea, sparato a colpi di pistola. Contestuale la scomparsa per lupara bianca del pregiudicato 31enne coriglianese Antonino Sanfilippo, stretto amico di Longobucco.

 

Antonino Sanfilippo e Cosimo Rosolino Sposato

 

Stessa sorte di Sanfilippo, una manciata di mesi dopo, era toccata al 43enne coriglianese Cosimo Rosolino Sposato, incensurato ma assai vicino agli ambienti criminali organizzati, sparito ai primi di luglio del 2019.

 

Francesco Romano e Pietro Greco

 

Una ventina di giorni dopo quella sparizione, in contrada Apollinara di Corigliano-Rossano s’era consumato il duplice omicidio a colpi di mitra del 49enne aspirante boss di Castrovillari Pietro Greco, residente nella contrada sibarita di Lattughelle, e del 44enne imprenditore agricolo coriglianese Francesco Romano, con qualche piccolo datato precedente. Fatti di sangue (cui s’aggiungono due tentati omicidi dello stesso stampo avvenuti a Corigliano-Rossano e a Sibari) sui quali indagano i magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, coordinati dal procuratore Nicola Gratteri e dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla. Il pubblico ministero titolare dei fascicoli è Alessandro Riello, il quale coordina le indagini sul campo condotte dai carabinieri della Sezione operativa della Compagnia di Corigliano e dai loro colleghi del Reparto operativo di Cosenza.

direttore@altrepagine.it

 

 

 

 

Di admin