di Fabio Buonofiglio

Il bando di concorso del Comune di Corigliano-Rossano per la recente selezione pubblica finalizzata all’assunzione a tempo pieno e determinato, per tre mesi, di 8 unità d’istruttori di vigilanza, ossia vigili urbani, parla d’«esigenze temporanee ed eccezionali». Che il sindaco-gerarchino Flavio Stasi voglia dichiarare guerra a qualche Comune confinante al fine di conquistare altre terre per ingrandire ulteriormente la terza città più grande della Calabria?!

 

Ma no… anche perché gli otto vigili urbani ingaggiati lo scorso 3 agosto non hanno la baionetta. Tantomeno la pistola d’ordinanza. Ma allora che vigili sono quegli otto (in verità sono quasi tutte donne) se non sono stati neppure investiti dalla nomina d’agenti di pubblica sicurezza da parte del prefetto, ma soltanto vestiti con polo e cappellino recanti la scritta “Polizia locale”, senza titolo e qualifica né un corso, magari accelerato, di formazione, senza alcuna visita medica dopo la loro nomina (nel bando il Comune s’è riservato l’effettuazione delle visite entro… il 2025!), e che da qualche settimana il Comune fa vagare per le strade con le vetture di servizio neppure per sbaglio accompagnati dai vigili urbani effettivi?

 

Il sindaco Flavio Stasi

 

Siamo certi siano tutte persone immacolate, ma al pari della nostra certezza il Comune non ha richiesto loro il certificato degli eventuali carichi penali pendenti né quello del casellario giudiziale. Soltanto il codice Iban per l’accredito dello stipendio, la laurea, e, soprattutto, i figli! Sì, la prole. Perché gli otto neo vigili “temporanei ed eccezionali” di Corigliano-Rossano hanno tutti la prole – requisito scritto nero su bianco nel bando – e la laurea. Sono proprio questi due elementi che ne hanno determinato l’assunzione come agenti di polizia locale a tutti gli effetti.

 

 

 

Non sono stati valutati, di fatto, i titoli d’ex militari che avevano presentato domanda per il concorso, né le pregresse esperienze di diversi candidati nelle Forze armate, e i loro relativi brevetti, anche di polizia, dando priorità all’inesperienza anziché all’esperienza. E magari all’amico in Comune o agli amici degli amici, perché è sempre meglio averne più di qualcuno. Non importa se vicini al sindaco, ai suoi assessori, alla loro maggioranza o all’opposizione. Già, perché tra i neo vigili laureati e “proletari” c’è persino la moglie d’un professionista di fiducia d’un locale partito d’opposizione. Lo stesso professionista che a bando di concorso aperto aveva fatto pubblicamente esporre il partito di Fratelli d’Italia, che in una nota aveva dichiarato: «Saremo pronti a consegnare l’elenco dei nominativi prima della fase definitiva della selezione». Ma è bastato che in quell’elenco entrasse la consorte per spegnere le fiamme ardenti sue e dei suoi Fratelli d’Italia. D’altronde certi partiti al mercato vanno davvero a poco…

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