di Fabio Buonofiglio

Vorremmo provare noi a rispondere a qualche domanda, assai retorica, posta pubblicamente nelle ultime ore, non sappiamo neanche a chi (alla luna, forse), dal sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi. «Solo ora il Governo centrale si è ricordato dell’esistenza del nostro porto?». Certo che no. Negli anni più recenti, infatti, il Governo centrale ha utilizzato il porto di Corigliano-Rossano per consentire numerosi sbarchi di migranti. E sappiamo bene che Stasi, benché non facesse il sindaco, in quegli anni non viveva certo altrove. Oggi che fa il sindaco, invece, se si fosse consultato almeno una volta con qualche serio esperto di portualità, Stasi saprebbe che

 

il porto di Corigliano-Rossano, per la sua posizione geografica e per le rotte commerciali del Mediterraneo, è un’infrastruttura sostanzialmente inappetibile per i trasporti dalla Calabria e verso la Calabria, poichè approdarvi sarebbe una scelta anti-economica per quanti dovrebbero investirvi a fronte d’una inesistente intermodalità di trasporto mare-gomma/ferro o gomma/ferro-mare. Il sindaco Stasi e il suo vice Claudio Malavolta il quale ha proprio la delega assessorile al porto, ne sono consci? Forse no. Altrimenti, per logica conseguenza, il sindaco non denuncerebbe che «Da decenni, nelle varie sedi istituzionali, stiamo sgomitando per ottenere investimenti per servizi minimali, come l’acqua potabile, l’illuminazione, la segnalazione dei pericoli e la sicurezza delle banchine, a fronte di decine e decine di milioni di euro che vengono puntualmente dirottati verso altri porti e di una potenzialità sistematicamente mortificata da governi nazionali e regionali di ogni colore». Già, perché un sindaco che parla di “potenzialità” di questo porto allo stesso modo in cui ne parlavano altri politicanti un trentennio addietro – mentre il mondo che gli sta intorno gli è passato davanti senza accorgersene (sia del porto che di Stasi) – fa ridere proprio allo stesso modo di come facevano ridere tanti politicanti del passato che alla parola “potenzialità” aggiungevano altre paroline magiche come “volano di sviluppo”, corredate d’altre simili minchiate.

 

Sindaco e vice: a sinistra Stasi, a destra Malavolta

 

Proseguendo il suo “ragionamento”, tal quale a quello di tanti politicanti che l’hanno preceduto, Stasi auspica infatti «che al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si apra immediatamente un tavolo per il rilancio del nostro porto, per la valorizzazione della propria posizione strategica in ottica di Hub dell’agricoltura, di porta verso i Balcani, di approdo crocieristico e turistico». Le stesse minchiate sentite e risentite per anni, che oggi tornano utili a questo sindaco per arrivare al suo populistico “dunque”: «Andando alla vicenda della nave Aurelia, nell’ottica dell’accoglienza e di voler fare la propria parte, da sindaco sto chiedendo alle istituzioni competenti, con grande franchezza: quali tipi di servizi si pensa di garantire alla comunità di Corigliano-Rossano, ai migranti che dovranno essere ospitati sull’imbarcazione ed al personale (sanitario e non) che dovrà lavorarci, in un porto nel quale non sono garantiti i servizi minimali, la sicurezza, le condizioni igienico-sanitarie? Con quali strutture sanitarie si intendono affrontare eventuali emergenze, atteso che ad oggi i nostri plessi ospedalieri sono ancora immobilizzati dalla gestione “ordinaria” dei casi sospetti e non riescono a garantire servizi essenziali alla popolazione? Quale grandissima causa di forza maggiore ha indotto le istituzioni competenti, quindi le articolazioni di Governo, a scegliere un porto che si trova dentro il popoloso tessuto urbano di una città e nel mezzo di un’area turistica (che rappresenta il nostro pane), piuttosto di altri luoghi circondati da (produttivissime) aree industriali?».

 

Dalla campagna elettorale dell’anno scorso pure la tribuna dei tifosi è sempre più ridotta

 

Benché a qualche tifoso della tribuna (oramai piuttosto ridotta) dello stadio “Stefano Rizzo” possano sembrare le parole d’uno statista, si tratta in realtà d’un crogiuolo d’ovvietà e di cose risaputissime allo stesso Stasi. Il quale infine giunge all’apoteosi del proprio populismo: «Le forze di Governo hanno il dovere di fornire elementi, qualora esistano, per superare queste profondissime perplessità, che sono le perplessità di una intera popolazione la quale intende l’accoglienza come una cosa seria e non ha l’anello al naso. In assenza di questi elementi di chiarezza, di fronte alla manifesta insensatezza di questa scelta, sia chiaro che il Governo della città impedirà con ogni mezzo a propria disposizione che si realizzi una tale ipotesi, che è raffazzonata, inutile, rischiosa in questa fase pandemica tanto per la nostra comunità quanto per i migranti».

 

L’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, “gigante” dell’accoglienza mondiale

 

Ora, se il sindaco permette (e pure se egli non permette…) da AltrePagine gliela poniamo noi qualche domanda. La prima: che fine ha fatto quel meraviglioso “Polo Covid” nel presidio ospedaliero “Nicola Giannettasio” da lui (si dice così) «fortemente voluto» e dalle qualità tanto decantate e declamate appena qualche mese fa? La seconda: quali rischi comporta la presenza d’una nave di grossissima stazza, super-medicalizzata all’interno e blindatissima all’esterno al largo della costa coriglianrossanese? La terza: oltre a fare il sindaco di terra nella città affacciata sullo Jonio, aspira forse a fare pure il sindaco di mare? Perché così fosse, si renderebbe necessario avviare in Parlamento l’iter d’una riforma costituzionale finalizzata a concedere il diritto di voto ai pesci che poi alle elezioni dovranno votare Stasi. Già. Uno che nel suo dire si dà arie da Mimmo Lucano, ex sindaco che in un piccolo paese della Calabria, Riace, ha creato un modello d’accoglienza mondiale, ma è soltanto Flavio Stasi, quel sindaco che da un anno gioca col terzo giocattolo più grande della Calabria, la città di Corigliano-Rossano. Buon Ferragosto a tutti, sindaco compreso.

direttore@altrepagine.it 

 

 

 

 

 

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