La controversa storia del cassanese Francesco Elia, “eliminato” ieri da un commando di killer

 

 

di Fabio Buonofiglio

Una storia umana breve ed assai controversa quella di Francesco Elia, il 4oenne caduto ieri mattina sotto il fuoco ed il piombo dei dispensatori di morte della ‘ndrangheta, gli spietati sicari kalashnikov a tracolla che l’hanno eliminato tra le campagne di Cassano Jonio all’interno dell’azienda agricola di famiglia. Elia, figlio e nipote di boss di ‘ndrangheta morti ammazzati quando lui era bambino (il padre Alfredo ucciso nel 1992 e lo zio Giuseppe eliminato poco tempo prima)era stato arrestato nel luglio del 2007 nell’operazione anti ‘ndrangheta denominata “Omnia” dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro. E proprio il nome dell’inchiesta – che vedeva al centro l’allora potentissima cosca dei Forastefano – non fu per nulla casuale: “Omnia service” era infatti il nome d’una cooperativa agricola diretta proprio da Francesco Elia, allora ventottenne.

 

Quella coop, assieme a diverse altre “controllate” dai Forastefano, secondo i magistrati antimafia ordiva truffe ai danni dell’Istituto nazionale della previdenza sociale e monopolizzava l’offerta di manodopera alle aziende agricole di Cassano Jonio e della Sibaritide. Francesco Elia però non era rimasto molto tempo in carcere. Già, perché aveva deciso di collaborare con la giustizia, e, oltre ad auto-accusarsi, aveva pure riferito particolari importanti sul “livello politico” di quella stessa maxinchiesta.

 

I carabinieri sul luogo dell’agguato di ieri mattina

 

Il livello che vide coinvolto – e oggi definitivamente condannato – l’ex consigliere regionale della Calabria Franco La Rupa col suo fidato punto di riferimento cassanese Luigi Garofalo, ex consigliere provinciale di Cosenza. L’allora aspirante “pentito” Elia, aveva in particolare reso dichiarazioni su accordi, partite e contropartite economiche del voto di scambio ordito tra La Rupa e la cosca di ‘ndrangheta cassanese dei Forastefano, che nel 2005 contribuì a fare rieleggere l’ex politico di Amantea, il Comune sulla costa tirrenica cosentina che lo vide pure sindaco, alla carica di consigliere regionale. Nel maxiprocesso “Omnia”, in primo grado e in appello Francesco Elia era stato condannato a 2 anni per associazione mafiosa. Poi la condanna era stata annullata dalla Cassazione ed era stato istruito un nuovo processo, che nel febbraio del 2018 s’era chiuso con la sua definitiva assoluzione.

 

Francesco Elia

 

Nel frattempo, però, Elia aveva ritrattato le sue dichiarazioni accusatorie, che ad ogni modo non vennero in alcun modo valorizzate nelle motivazioni della sentenza “Omnia” nei confronti dei tanti condannati in quel maxiprocesso. La figura controversa di Elia consegna, dunque, un percorso ancor più irto d’ostacoli alla magistratura antimafia che avrà il compito di decifrare il movente dell’ennesimo plateale omicidio di ‘ndrangheta che da due anni in qua ha interessato la Sibaritide, un grande comprensorio insanguinato da equilibri criminali magmatici oramai da svariati anni. E senza collaboratori di giustizia o “pentiti” che dir si voglia, quasi sempre le vere e spesso uniche chiavi di volta per conoscere dalla “voce” interna le oscure dinamiche della ‘ndrangheta locale.

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