Lunga replica del primo cittadino ai rilievi di “non lungimiranza politica” mossi dal nostro giornale

 

 

«Caro direttore,

in queste settimane di inesattezze (e di balle, per utilizzare lo stesso termine riportato nell’articolo) sulla questione sanitaria, ne ho lette tante, per lo più da fonti interessate prevalentemente ai propri interessi, più che alla nostra offerta ospedaliera. Del resto, di fonti interessate ad interessi particolari nella nostra sanità, purtroppo, ce ne sono tante anche sul nostro territorio.

Ecco perché mi sono stupito nel leggere “pari pari” tali posizioni, piuttosto sconclusionate a dire la verità, sulla sua testata, dal momento che sono assolutamente certo del fatto che interessi simili sono molto distanti da Lei.

 

Proprio per questo, mi permetterà di smentire quanto da lei riportato, che in realtà non rappresenta altro che la tesi auto-conservativa di coloro che sostengono (astutamente) come nel nostro territorio potrebbero arrivare soldi, personale, attrezzature e competenze sanitarie senza dover rischiare nulla e senza dover mettere in discussione disorganizzazioni, protettorati ed assetti personalistici che hanno fatto della sanità calabrese (e locale) quel colabrodo che è.

 

Io invece ritengo che per migliorare il nostro diritto alla salute bisogna avere il coraggio di mettere in discussione i sistemi che da tempo si annidano nelle strutture sanitarie, anche col fine di valorizzare le tantissime risorse umane che quotidianamente lavorano sodo per offrire dei servizi alla comunità.

Intanto la sua analisi parte da presupposti sbagliati: in una riunione con le rappresentanze istituzionali e sanitarie di tutti i territori sui quali insistono gli spoke, ormai più di due mesi fa, la governance dell’ASP Cosenza ha indicato come necessario allestire reparti covid in tutti gli spoke della provincia.

Così come ho avuto modo di dire nel mio intervento nel corso dell’ultimo consiglio comunale, se c’è qualcuno che non ha accelerato questo processo è proprio la città di Corigliano-Rossano, che ha chiesto prima garanzie, percorsi, dispositivi di sicurezza, attrezzature. Inoltre è stato chiesto che l’eventuale attivazione di unità operative venisse poi trasfusa nella nuova organizzazione aziendale, a prescindere dalla attivazione del reparto o meno.  In pratica è andata esattamente al contrario di come ha scritto lei.

Alla luce di questa impostazione, è arrivata la delibera con la quale si istituiscono 36 posti letto in più nel nostro Spoke, tra cui l’unità di Pneumologia che precedentemente non era assolutamente prevista, e l’aumento dei posti di terapia intensiva. Tutto ciò significa aver gettato le basi amministrative per un potenziamento, in controtendenza col passato, che ovviamente non è scontato e per il quale bisognerà lottare e lavorare ancora.

 

L’attuale ospedale spoke di Corigliano-Rossano

 

Da questo punto di vista, mi permetta una riflessione: molti pensano che i reparti e le eccellenze di altri luoghi siano stati impiantati dalla sera alla mattina come pacchetti completi, corredati di spazi, attrezzature e personale. Una fesseria colossale. Certe realtà si costruiscono pezzo per pezzo: delibere, attrezzature, lavori, personale competente, organizzazione, conquista dopo conquista.

 

Sulle attrezzature, io non sono di certo un tecnico, né (per fortuna) hanno chiesto al sindaco un parere tecnico sulla TAC, sui letti di intensiva e di sub-intensiva che oggi hanno rafforzato i reparti esistenti, sui respiratori e sul resto delle attrezzature che sono state finanziate per il nostro spoke. So solo che, dopo aver ricevuto il finanziamento di svariate centinaia di migliaia di euro insieme a Vibo Valentia per la TAC, altri territori (giustamente) si sono messi poderosamente in fila per ottenere la stessa cosa. Inoltre so che tutte queste attrezzature non sono solo utili, ma fondamentali, a prescindere dal covid.

 

Dopo anni che la governance sanitaria non inviava presso il nostro spoke nemmeno un termometro con la scusa dell’“ospedale unico”, finalmente abbiamo ricevuto un investimento ingente di più di un milione di euro soltanto in materiale tecnologico. E noi che facciamo? Col solito “tafazzismo” che contraddistingue il nostro territorio, quasi ci sputiamo sopra! Mi spiace, non condivido, e spero vivamente che il tafazzismo non colga anche lei. Anche questa è una inversione di tendenza oggettiva.

Ma dove veramente si tocca l’apice è sul personale. Lei non deve aver avuto il tempo di ascoltare il mio intervento in consiglio comunale al riguardo, e del resto non sta scritto da nessuna parte che lo debba fare. Mi consenta quindi di ribadire una cosa: quella di altri reparti privati del personale per il reparto covid è semplicemente una barzelletta. Non è stato spostato un solo medico.

 

Il Pronto soccorso del presidio ospedaliero coriglianese 

 

Invece ci sono medici nuovi che sono arrivati a rafforzare i reparti che erano in difficoltà, tra cui anche i pronto soccorso nei quali – semmai – c’è stato un aumento di tre medici in organico, ovvero – mi permetta – nuovamente l’esatto contrario di ciò che evidentemente le hanno riferito. Non le faccio l’elenco, ma ritengo che sul personale lei abbia la necessità di verificare un po’ meglio le informazioni. Ed ancora ci sono molte cose programmate, ottenute e da realizzare, tra le quali il laboratorio di microbiologia, la ristrutturazione del Pronto Soccorso del plesso di Corigliano, l’effettiva attivazione dell’unità di pneumologia che prescinde dal coronavirus, il reclutamento di nuovo personale per Pediatria e Ginecologia  e così via. Insomma, c’è ancora tantissimo da fare, ma per quanto riguarda il nostro spoke, se questo vuol dire essere poco lungimirante, temo di dovermene fare una ragione.

 

Il presidio ospedaliero rossanese 

 

Andiamo alla questione degli ospedali del territorio, che come detto poc’anzi non è mai stata realmente connessa alla questione covid. Da sindaco della città più importante della fascia, ho fatto una precisa scelta politica che ho condiviso, in piena trasparenza, con tutti i colleghi dello ionio cosentino, a partire dai colleghi di Cariati e di Trebisacce. Sono profondamente convinto che il nostro territorio sia in grado di ottenere una nuova organizzazione ospedaliera solo e soltanto se unito, da Rocca Imperiale a Cariati, con una proposta di riorganizzazione complessiva che non si limiti a guardare da un lato o dall’altro, ma che invece parta dallo Spoke Corigliano-Rossano (e dal futuro ospedale della Sibaritide), dando funzioni e dignità anche ai due ospedali “di frontiera”.

 

Lo stato attuale del “Nuovo ospedale della Sibaritide” 

 

Se si vuole davvero mettere in discussione le soppressioni ed i depotenziamenti del passato ed ottenere qualcosa, sono certo che questa sia l’unica strada: quella di un territorio unito che metta in difficoltà i decisori istituzionali (in questo caso Regione e Commissario) con una proposta che superi i campanilismi del passato e che parla di servizi sanitari, e non di posti al sole o di edifici da riempire.

 

Questa è la strada che abbiamo imboccato insieme alle amministrazioni di Cariati e Trebisacce e sulla quale intendiamo coinvolgere l’intero territorio.

 

Caro direttore, fare presenza e scrivere comunicati stampa a favore della riapertura di un qualsiasi servizio è la cosa più facile di questo mondo, soprattutto in un territorio spogliato di molti servizi essenziali. Quasi sempre però è anche la più inutile. Assumere posizioni politiche, talvolta anche scomode, e lavorare duramente per la loro affermazione, cercando di costruire legami che rafforzino il territorio in contrapposizione col passato da “dividi et impera”, è un po’ più difficile, perché costringe tutti a rinunciare a qualcosa, ma credo sia l’unica strada che possa portare risultati.

Ovviamente, quanto ho appena scritto non ha alcuna pretesa di farle cambiare idea, ma spero possa rappresentare per lei e per i lettori un utile spunto di riflessione, un tanto al chilo.

Buon lavoro».

Il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi

 

Nota del direttore

Caro sindaco, ammettiamo d’aver faticato un po’, a quest’ora della sera, a leggere la Sua enciclopedia Treccani: sa, per noi l’età avanza inesorabilmente mentre Lei da quel che scrive sembra un sognatore quanto arzillo ventenne a dispetto dei suoi 36!

Una cosa ci dispiace assai, e glieLo diciamo assai francamente dal momento che sappiamo bene che per Lei nulla è casuale, in particolare quando scrive. E l’avere scritto, anzi citato soltanto tra parentesi l’ospedale della Sibaritide – che sarebbe dovuto essere il Suo primo cavallo di battaglia politica sin dal primo giorno del Suo insediamento – è la conferma politica, oltre che la dimostrazione ortografica, della Sua non lungimiranza in tema di sanità territoriale. Ci rifletta.
E buon lavoro a Lei.

Fabio Buonofiglio  

direttore@altrepagine.it

 

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