Ecco come la non lungimiranza politica del sindaco Stasi ha fatto sprecare la buona occasione di riaprire l’ospedale di Cariati

 

 

di Fabio Buonofiglio

Nelle scorse settimane una nostra affezionata lettrice di Cariati ci aveva pubblicamente sollecitati a «dare una mano nella battaglia per la riapertura dell’ex ospedale cariatese». Ci scusiamo per il grosso ritardo col quale affrontiamo l’argomento, ma ad ogni buon conto non crediamo di poter essere granchè utili alla “causa”, almeno non da questa postazione. La nostra lettrice e cittadina di Cariati è certamente persona in buona fede, purtuttavia l’argomento che ci sollecitava, nell’accezione politica locale – non solo cariatese, ma dell’intero comprensorio jonico della Sibaritide – è una moda divenuta ciclica da quando l’ex nosocomio “Vittorio Cosentino” ha chiuso i battenti per volontà politica regionale complice quella locale. Tutta: quella che allora governava la Regione e quella che declamava d’opporsi a quella politica. Altrimenti l’allora ospedale di Cariati non sarebbe stato mai chiuso in costanza dell’assenza fisica del fantomatico nuovo ospedale della Sibaritide.

L’ex ospedale di Cariati 

 

Così come non sarebbe stato chiuso l’allora ospedale “Guido Chidichimo” di Trebisacce sulla cui riapertura s’è però espressa la suprema magistratura amministrativa del Consiglio di Stato, ordinandone una riapertura ancora non avvenuta e con “segnali” che non la lasciano intravedere la stessa sentenziata riapertura. Così, da anni, attraversando la Strada statale 106 jonica da Trebisacce a Cariati, in entrambi i casi sul lato destro si possono scorgere quei due grandi edifici che oggi sono dei Punti di primo intervento sanitario e che un tempo non lontanissimo furono presidi completi – o quasi – di sanità al servizio dei cittadini non solo delle due cittadine interessate, ma dell’intero comprensorio della Sibaritide. Come lo sono adesso i due distinti presidi – entrambi però a ranghi assai ridotti a dispetto delle passate chiusure di Cariati e Trebisacce – di quello che amministrativamente è in realtà un ospedale unico, vale a dire lo spoke di Corigliano-Rossano del “Guido Compagna” e del “Nicola Giannettasio”.

 

È stato l’avvento dell’emergenza sanitaria per il Coronavirus che ha inaugurato il nuovo ciclo politicante per la riapertura del “Vittorio Cosentino” di Cariati, coi sindaci del Basso Jonio che oramai da settimane invocano a gran voce l’atto pratico alla presidente della giunta regionale Jole Santelli e con un recente atto deliberativo in tal senso del Consiglio comunale di Cariati. I sindaci del Basso Jonio avrebbero voluto far passare la riapertura dell’ex ospedale di Cariati attraverso il pertugio d’un “polo Covid” da insediare nella struttura del “Cosentino”, e tutto quello che sarebbe venuto dopo sarebbe stato “guadagno” in termini di servizi sanitari per le loro popolazioni.

 

Uno degli ambienti del fantomatico “polo Covid” di Corigliano-Rossano 

 

Ma il “polo Covid” era già stato istituito nel presidio rossanese dell’ospedale spoke di Corigliano-Rossano, con tanto di delibera monocratica del commissario dell’Azienda sanitaria provinciale Giuseppe Zuccatelli, “benedetta” dal direttore sanitario dello spoke Pierluigi Carino, e, soprattutto, dal sindaco della città Flavio Stasi (nella foto in apertura). Il quale non ha avuto alcuna lungimiranza politica nel non sostenere – oseremmo dire nel non “capeggiare” – la battaglia politica dei suoi colleghi del Basso Jonio.

 

Giuseppe Zuccatelli  

 

Il “polo Covid” di Corigliano-Rossano? A distanza di qualche settimana dalla sua formale istituzione è una struttura assolutamente inutile. Già, perché a queste latitudini il Coronavirus non esiste più oramai da settimane, ove qualcuno non se ne fosse ancora accorto. Quanti ricoveri ha accolto nella sua “storia” il “polo Covid” di Corigliano-Rossano? Zero. Che ci ha “guadagnato” la popolazione in termini di servizi sanitari? Un apparecchio per la Tac appositamente dedicata agli oramai inesistenti casi sospetti ed ammalati di Covid-19, apparecchio ancora da mettere in funzione e pure piuttosto obsoleto – come ci svela qualche medico ospedaliero – che va ad aggiungersi al più avanzato apparecchio per la Tac attivo nello stesso “Giannettasio” ed a quello attivo nel “Compagna”. Insomma, per chi vuol farsi un giro turistico a Corigliano-Rossano, qui ci sono Tac ed altre balle sanitarie un tanto al chilo e per tutti!

 

Pierluigi Carino

 

Ma le (tragi)comiche non finiscono qui. Sì, perché a fronte dei nuovi letti di terapia intensiva arrivati nel “Giannettasio” e finalizzati ad ingrandire l’esistente microreparto di Rianimazione, la direzione sanitaria dello spoke coriglianrossanese già da qualche settimana ha emesso degli ordini di servizio per alcuni pneumologi e cardiologi dei due Pronto soccorso del “Giannettasio” e del “Compagna” da trasferire proprio all’inesistente “polo Covid”. Così, nei Pronto soccorso, l’organico effettivo s’è già ridotto a 3 unità mediche che da sole dovrebbero coprire i turni sulle 24 ore. Per farla breve: l’inesistente, inattivo “polo Covid” è senza medici e li pre(te)nde all’interno dell’ospedale stesso, e, come se non bastasse, la direzione sanitaria ha emesso pure un avviso pubblico per reclutare gl’infermieri per l’inesistente inattivo “polo Covid” sempre all’interno dell’ospedale stesso. La genialata dell’inutile, inesistente, inattivo “polo Covid” ha tre padri ed alcuni padrini: i primi sono ovviamente Zuccatelli, Carino e Stasi, i secondi alcuni personaggi interessati a qualche futuro primariato e qualche futuro posto di lavoro per qualche medico loro stretto congiunto. Altro che interesse alla sanità pubblica!

direttore@altrepagine.it 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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