di Rossana Lucente

La seconda domenica di maggio è la data in cui si festeggia la Madonna della Catena di Cassano Jonio, ricorrenza sospesa in ossequio al provvedimento emanato dalla Conferenza episcopale italiana per contrastare la diffusione del Coronavirus. Un santuario barocco, meta di pellegrini e fedeli, ricordato come scenario di un terribile omicidio consumatosi il 13 maggio 1928, giorno in cui si celebrava la festa mariana.

 

Una bambina, Maria Ferrara, di cinque anni, venne ritrovata sepolta a 100 metri dall’edificio sacro, sfigurata e seviziata. Le prime indagini portarono all’arresto di tre zingare, ma successivamente vennero sospettati del delitto padre Riccardo Gil Barcelon e il frate Gaetano Cremaschi, successivamente reclusi nel carcere di Castrovillari. Fu Emanuele Brunatto, figlio spirituale e difensore di Padre Pio da Pietrelcina, a ricostruire un’altra verità: la bambina morì battendo la testa, colpita dal gesto inconsulto del padre ubriaco. E per coprire l’incidente i familiari la seppellirono vicino al Santuario.

 

Padre Gil

 

Il 6 luglio, un mese dopo, l’orribile scandalo dei due religiosi orionini si concluse con il loro proscioglimento da ogni accusa “per inesistenza di indizi e infondatezza dei sospetti”. Ma poco tempo dopo frate Gaetano Cremaschi morì in seguito ad una polmonite, mentre Padre Riccardo Gil Barcelon venne fucilato dagli anarchici spagnoli nel 1936, e proclamato beato nel 2013. Eppure il caso della piccola e innocente Maria Ferrara restò un caso irrisolto e misterioso, tingendo per sempre di giallo la festa della Madonna della Catena. 

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