I giudici della Prima sezione penale della suprema Corte di Cassazione hanno confermato in via definitiva la sentenza di condanna nei confronti d’un dipendente coriglianese dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza impiegato in qualità d’ausiliario nella sede cittadina del distretto Jonio Nord. Si tratta del 57enne Adriano Francesco Meligeni. L’uomo era stato condannato dal giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari il 12 novembre del 2018 alla pena di 400 euro d’ammenda in quanto ritenuto responsabile del reato di molestie, anche telefoniche, ai danni del dirigente della stessa sede coriglianese dell’Asp Italo Le Pera (foto).

La sede coriglianese dell’Asp

 

Secondo le contestazioni, Meligeni, con più azioni esecutive d’un medesimo disegno criminoso, aveva recato molestie a Le Pera, responsabile dell’ufficio Risorse umane, per petulanza o altro biasimevole motivo, inviando numerosi messaggi sulla sua utenza telefonica mobile, fuori dall’orario di servizio, spesso in orario serale e una volta in orario notturno. Nel corso del processo Le Pera aveva dichiarato che l’imputato gli aveva immotivatamente rimproverato, usando anche toni minacciosi, il ritardo nel rilascio del benestare alla trattenuta dello stipendio, necessario per il completamento d’una pratica di finanziamento avviata dal medesimo con la società “Agos Ducato”, che l’evasione dell’adempimento era stato ritardato per un disguido imputabile alla società finanziaria che aveva trasmesso la documentazione alla sede centrale e non al distretto, che l’imputato aveva richiesto insistentemente il rilascio del benestare, nonostante il dirigente dell’Asp gli avesse precisato che per eseguire l’adempimento era necessario che la società finanziaria inoltrasse la documentazione di sua competenza anche tramite posta certificata.

 

Il “palazzaccio” romano della suprema Corte di Cassazione

 

Meligeni, però – cui Le Pera non aveva fornito il numero della sua utenza cellulare – aveva cominciato ad inviargli sms fuori dall’orario di servizio, nei quali ripetutamente l’accusava di non svolgere il proprio lavoro e di “rubare i suoi soldi”. Nel merito della sentenza, il giudice del Tribunale di Castrovillari osservava che Le Pera appariva, alla luce del suo operato e delle sue dichiarazioni, del tutto attendibile, essendo la propria ricostruzione dei fatti corroborata dalla documentazione acquisita e dal testo dei messaggi inviatigli dal 28 ottobre al 27 novembre del 2015. Meligeni, avverso la motivata sentenza di condanna, per mezzo del proprio difensore aveva quindi proposto ricorso per Cassazione. Ricorso che è stato rigettato per ognuna delle motivazioni giuridiche addotte dal legale. E gli “ermellini” del “palazzaccio” romano di Piazza Cavour l’hanno pure condannato al pagamento delle spese processuali. La sentenza dei supremi giudici, emessa il 30 ottobre del 2019, è stata depositata lo scorso 6 maggio.

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