Era uno dei componenti una banda, tutta coriglianese, che portò a segno una serie di fruttuose rapine a mano armata in alcune banche della provincia di Bologna. Fatti criminali per i quali Domenico Zampino, di 51 anni, era stato poi individuato dai carabinieri del Comando provinciale di Bologna e della Compagnia di Corigliano, arrestato e condannato. Assieme ad altri quattro, tutti noti pregiudicati:

 

Damiano Carrano di 46 anni anni; Mario D’Agostino di 33; Pasquale Semeraro di 38 e Giovanbattista Visciglia di 39. Per erronea interpretazione dei giudici, però, al 51enne Domenico Zampino non era stata riconosciuta la “continuazione” del reato nelle tre rapine cui partecipò – sempre col ruolo di “basista” – tra i mesi d’ottobre del 2006 e di giugno del 2007, in un quadro d’unitarietà del disegno criminale di compiere rapine negl’istituti di credito dell’Emilia Romagna. Le due sentenze di condanna nei confronti di Zampino erano state pronunciate entrambe dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bologna, nel giugno del 2009 (divenuta definitiva a novembre dello stesso anno), e nel novembre dello stesso anno (divenuta definitiva ad aprile del 2019).

 

 

Avverso l’ordinanza del 14 giugno 2019 emessa dal giudice per le indagini preliminari dello stesso Tribunale di Bologna in funzione di giudice dell’esecuzione della pena, che rigettava il ricorso del condannato negando la continuazione dei suoi reati di rapina, attraverso il proprio avvocato difensore Zampino aveva poi proposto motivato ricorso alla Corte di Cassazione. I cui supremi giudici si sono recentemente pronunciati, annullando l’ordinanza impugnata con rinvio al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna, sempre in funzione di giudice dell’esecuzione della pena. Che adesso dovrà dunque nuovamente pronunciarsi sull’invocato riconoscimento della “continuazione” nelle tre rapine per le quali Zampino e gli altri furono condannati. 

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