di Salvatore Iacoi*  

Ho trovato totalmente condivisibile il discorso dell’arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati monsignor Giuseppe Satriano nell’intervista rilasciata ieri sera al telegiornale regionale di Raitre Calabria, perché egli ha evidenziato la solitudine di ciascuno di noi, nel momento in cui viene minacciata la serenità di un giornalista. L’arcivescovo ha evidenziato anche l’apatia e la riluttanza, di ciascuno di noi, ad occuparci dei nostri diritti, non indignandoci contro chi li sopprime deliberatamente. In effetti, l’illegalità dilagante a Corigliano-Rossano e nell’intero comprensorio della Sibaritide è passata in secondo piano, lasciando il posto al morboso parlare del Covid-19.

 

Nessuno si interroga su chi garantisce la nostra proprietà, garantita dalla nostra Costituzione repubblicana, vedasi l’incendio dell’auto di un libero giornalista. Uno Stato responsabile, a mio avviso, avrebbe subito risarcito l’auto del giornalista e poi avrebbe cercato di individuare il colpevole per il relativo recupero dei soldi prima ancora della pena rieducativa. Nel caso particolare grande è stata la solidarietà al giornalista, ma non basta, ci vuole di più. Proprio come ci vuole di più per quanto riguarda la spoliazione degli uffici pubblici a cominciare da quel che fu il Tribunale di Rossano, questione che non è stata mai affrontata in modo costruttivo. Non si è mai parlato della produttività di quel tribunale né si è mai parlato dell’opportunità della rotazione dei giudici per garantire il convincimento nei cittadini dell’imparzialità del loro operato. Si è pensato solo a chiudere una struttura pubblica, senza nemmeno pensare ai risvolti economici che ciò avrebbe comportato.

 

Salvatore Iacoi

 

Né miglior sorte abbiamo avuto con l’avvento di un giovane alla guida del terzo Comune più grande della Calabria. Difatti, essendo la città di Corigliano-Rossano più popolosa del capoluogo di provincia Cosenza, essa avrebbe dovuto, a mio avviso, pretendere rappresentanze provinciali in coesistenza per Prefettua, Questura, ospedali ed altro, invece nulla. Insomma, nessuno di coloro i quali hanno il dovere di occuparsi dei nostri diritti trova il tempo per farlo. E allora quello che noi diciamo resta sempre lettera morta. Speriamo che ora, le parole del nostro illuminato arcivescovo che ha parlato proprio di queste cose, riescano ad arrivare ed a far risvegliare l’orgoglio e l’amor proprio di chi ha il dovere di occuparsi dei nostri diritti, trovando finalmente il tempo per farlo e di accompagnarli a soluzione.

*Ispettore della Polizia di Stato oggi in pensione

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