di Fabio Buonofiglio

Accompagnati da un’originaria, indipendente ed a tratti forte emicrania, sin dalla tarda serata di ieri stiamo seguendo la feroce polemica politicante in atto in Calabria, nella Sibaritide, a Corigliano-Rossano, che nella giornata addirittura ha oltrepassato i confini, arrivando fino a Roma. In uno scontro tra “titani” d’una politichetta da due soldi che da ogni parte è unicamente interessata al consenso d’un popolo meno bue e sempre più capro. Oggetto del contendere? Un’ordinanza della presidente della giunta regionale calabrese Jole Santelli che permette a baristi e ristoratori a certe modalità di riaprire ad eventuali (ma davvero assai eventuali) clienti nella cosiddetta “fase 2” dell’emergenza sanitaria del Coronavirus.

 

Probabilmente il nostro mal di testa è cessato soltanto in serata dopo avere lungamente cercato la risposta alla domanda: “Che cazzo c’è di scandaloso nell’atto della Santelli?”. Solo in serata, infatti, il nostro Archimede personale ci ha risposto “Eureka!”, accoppiando all’esclamazione in greco antico un’altra in italiano fluente: “Un cazzo!”. La Santelli, infatti, nella sua ordinanza non ha ordinato a nessuno dei milioni di scandalizzatissimi ministri della sanità d’andare a prendere caffè e cornetto al bar e d’andare in pizzeria o ad ingozzarsi in trattorie e ristoranti, ma permette ai titolari di tali attività d’aprire a certe condizioni. E – considerando la situazione – i titolari di tali attività siamo sicuri che farebbero un’attenta valutazione del rapporto costi-benefici prima di farlo, il passo stesso dell’apertura. Perché dall’altra parte della loro barricata non crediamo affatto vi sia un’orda di selvaggi che non vede l’ora d’assaltare banconi, forni e cucine, ma cittadini italiani liberi: il 25 aprile l’abbiamo festeggiato – quest’anno assai male – appena pochi giorni fa. Liberi per Costituzione, e dotati di libero arbitrio in virtù di quell’ineccepibile filosofia del diritto secondo la quale le libertà dell’uomo – i cui atti non sono determinati da forze superiori di tipo soprannaturale o naturale – derivano da sue autonome scelte. E non certo dalle inesistenti costrizioni della Santelli.

 

La presidente della Regione Calabria Jole Santelli 

 

E neppure da quelle – esse sì esistenti – del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, e di quelle della maggior parte dei sindaci dei comuni calabresi. Probabilmente a molti sfugge un fatto di diritto: i decreti del presidente del Consiglio dei ministri, le ordinanze dei presidenti delle Regioni italiane e quelle dei sindaci dei Comuni italiani e calabresi sono atti tra essi tutti d’eguale valore al cospetto della legge dello Stato italiano, ma essi atti non sono leggi dello Stato! Essi, infatti, sono degli atti amministrativi. È questo il motivo per il quale il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi nelle scorse settimane ha potuto adottare misure addirittura più restrittive nella sua città rispetto a quelle decise dal presidente del Consiglio dei ministri, per fare un esempio utile alla comprensione anche da parte di chi non ha mai masticato il diritto. Il potere legislativo, infatti, la Costituzione della Repubblica italiana l’assegna al Parlamento, in taluni casi, proprio su delega del Parlamento, al Governo, ma inteso come organo collegiale e non già nell’inesistente figura monocratica del presidente… del Consiglio dei ministri. E in casi di straordinaria necessità ed urgenza al Governo stesso che può emanare decreti legge che entro sessanta giorni devono essere convertiti in legge dello Stato dal Parlamento, pena la decadenza di quegli stessi decreti. Da alcune settimane, invece, il potere legislativo è abusivamente – e silenziosamente – passato nelle mani di Conte. E persino in quelle della Santelli e di Flavio Stasi, gli ultimi due non avendone alcuna colpa in verità.

 

Il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi 

 

Il grave vulnus l’ha creato la politichetta da un soldo e mezzo della maggioranza parlamentare che sostiene Conte e il suo Governo. Ed è uno stato attuale che avrà introdotto un precedente pericolosissimo per la nostra democrazia. È una dittatura che se ne catafotte della Costituzione repubblicana con alla testa nientepocodimenochè un riconosciutissimo professore universitario di quel diritto italiano che egli conosce assai meglio di noialtri comuni mortali, ma col quale lo stesso si sta pulendo il deretano. Ci si obietterà: l’emergenza sanitaria è grave. Badate bene: qui nessuno lo nega. Al contempo però, non è affatto per caso che l’articolo 13 della Costituzione italiana (che non fu scritta da un qualsiasi professor Conte) venga prima dell’articolo 32. Andate a rileggerli. Al contrario: è per mero caso che il professor Conte sia il capo del Governo italiano, e ancor più per caso egli è diventato il dittatorello d’un popolo meno bue e sempre più capro. Dittatura dev’essere? Aridatece allora un grande leader, aridatece il Líder Máximo, aridatece Fidel Castro! 

Meditate gente…

direttore@altrepagine.it

 

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