di Maria Grazia Laudone* 

Oggi è il 25 aprile, sappiamo cosa rappresenta simbolicamente per gli italiani, ma guardiamoci intorno. Siamo agli “arresti domiciliari”, non possiamo parlare, non possiamo avvicinarci ad altre persone, siamo in uno stato di polizia. Ci sarà chi punta il dito, gridando alla complottista di turno, alle fake news di turno, ma la cosa è seria, e vorrei lanciare un grido di aiuto a tutti quelli che hanno ancora un cervello pensante, non ancora intorpidito, soprattutto a donne e uomini di legge, che potrebbero attivare diverse denunce, per questo stato di cose. Ormai possiamo comunicare solo nel web. È vero che ci hanno chiusi in casa, e questo rende difficile comunicare, mettersi d’accordo sul da farsi, ma proprio per questo facciamoci una domanda, anzi facciamocene di più.

 

Non so se questa sia un’epidemia “naturale” o “costruita” in laboratorio. Da quanto è stato affermato da alcuni scienziati italiani (Montanari), non si può parlare di pandemia da Coronavirus, perché non ci sono i numeri, i dati. C’è il virus, il Coronavirus, e questo è un fatto, ma è anche un fatto, che, per quanto nuovo, è comunque uno dei diversi milioni di virus che abbiamo nel nostro corpo, con cui l’uomo è abituato a convivere. Il Coronavirus, sostiene lo scienziato G. Tarro, non ha la stessa mortalità della Sars o altri, che uccideva 1 malato su 3. È una malattia non letale, per quasi il 96% degli infetti. In base ai dati pubblicati finora, non è morta più gente in questi mesi dell’anno rispetto agli anni precedenti in Italia nel suo complesso. Ci sono stati tanti morti, prevalentemente nelle città del Nord Italia, è vero, ma è pur vero che le persone morte con Covid-19, avevano un sistema immunitario compromesso da altre patologie, ed è inoltre vero che non sono state date alle stesse, purtroppo, le cure adeguate, e voglio pensare che sia accaduto perché impreparati al nuovo virus, anche se nel web si comincia a ventilare qualche altra spiegazione, vale a dire che per poter giustificare il numero dei decessi si sarebbero modificati i certificati di morte.

 

 

Mi preme parlare dello sbocco grave che questa “emergenza sanitaria” sta avendo ed avrà. Fatto da controllo e repressione sociale, che genera panico e terrore che tornano utili per comprimere il dissenso e la rabbia sociale già al limite. Il lock-down impostoci è incostituzionale, la quarantena non ha senso se è un virus con cui bisogna convivere, così come l’uomo ha sempre fatto con altri virus precedenti.

L’impressione è che si stia cercando di farci abituare all’isolamento sociale, che poi man mano potrebbe diventare lo stato di normalità, magari alternando mesi di chiusura totale a periodi di timida riapertura di qualche attività, che ci consentirà di uscire di casa, sempre mascherati, sempre controllati. Le misure adottate sfiorano la follia, agenti che fanno irruzione nelle chiese, inseguimenti di persone con i droni, misure che non vengono adottate nemmeno per i criminali. E l’impatto psicologico è già preoccupante: famiglie che scoppiano, conoscenti, vicini di casa che diventano nemici, e chiunque pronto ad accusare l’altro di non avere la mascherina, di non stare abbastanza a distanza! 

 

Lo stress prolungato sta dando già i suoi risultati nei suicidi, soprattutto di anziani – ma non solo – che non riescono a vedere prospettive future a causa del sensazionalismo dell’informazione tradizionale, dell’isolamento forzato. Ma di questo non si parla, i media ufficiali meanstream sono coinvolti, concentrati e colpevoli di aver contribuito in quest’azione di diffusione di panico e rassegnazione. In tal modo, qualsiasi manifestazione di ribellione potrà essere vietata, in quanto potrà essere giustificata dalle autorità come pericolosa perché si formerebbero assembramenti. Lo si sta già facendo. Anche articoli, video, opinioni sul web che si discosteranno dalla versione ufficiale saranno man mano oscurati, sta già succedendo. 

 

In pochissimo tempo, in nome di un virus, ci siamo fatti derubare di ogni libertà, ed è preoccupante che ci sarà parte della popolazione disposta a farsi controllare sempre di più, accettando di scaricare a questo scopo delle applicazioni sul proprio smartphone che tracceranno ogni passo della propria giornata, così come accetterà di fare un vaccino che molti scienziati, e non quelli ufficiali, sostengono non serva a nulla, perché non può dare alcuna immunità. Ma si sta aspettando questo vaccino come la manna dal cielo, non sapendo, che questo vaccino, che ci stanno presentando come un “cerotto”, sarebbe anche un pretesto per inocularci probabilmente un microchip nel corpo, così saremmo sempre controllabili e ci ammaleremmo di chissà quali altre malattie. Potrebbe sembrare fantascienza, ma i primi passi li abbiamo già fatti, siamo chiusi in casa.

 

 

Chiediamoci perché è stato fatto sperimentare il lavoro da casa con personal computer e piattaforme varie, forse si vuole abituare le persone al solo lavoro da casa? Chiediamoci perché è stato impedito ai bambini ed ai ragazzi di continuare a frequentare le loro scuole, sconvolgendo tutto dell’insegnamento. Si vuole forse un mondo di asini, di esseri sempre meno pensanti? Il ritorno in classe sembra al momento improponibile, e non è da escludere la didattica on-line per il nuovo anno scolastico!

 

Quest’aberrazione sta succedendo solo in Italia, il diritto alla comunicazione per i bambini e i ragazzi nella scuola sembra voler essere abolito, ma non possiamo dimenticare che la scuola è il primo luogo dove si costruisce il diritto della cittadinanza del bambino. Gli insegnanti dovrebbero opporsi, dalle materne alle università, ad una soluzione del genere e non adattarvisi a questo furto del diritto di imparare, essere educati e crescere in classe che si sta perpetuando a danno dei futuri uomini di domani. E meno male che fino a due mesi fa si facevano dibattiti sulla nocività dell’uso prolungato degli smartphone nelle mani dei ragazzi. Ora invece diventa addirittura indispensabile, glielo proponiamo come modello di insegnamento.

 

 

A me sembra che il messaggio che si vuol fare arrivare è che forse d’ora in poi non saremo più cittadini, ma solo pazienti, solo malati da curare. A me sembra di essere arrivati ad un punto pericoloso e dovremmo pretendere dal Governo altri modi allo stato di protezione impostoci, perché non vi è necessità di confinarci nelle case per un tempo da spostare sempre più in là.

 

Ricordiamoci che la nostra libertà, quella di cui abbiamo goduto finora, di circolazione, di pensiero, di parola, di culto, di educazione, è stata una conquista dei nostri nonni e loro predecessori, che sono morti, che hanno dato la loro vita per creare lo Stato di diritto che abbiamo avuto fino due mesi fa, e noi ora non abbiamo il coraggio di difenderla – impanicati da un virus – e non pensiamo altro che a difendere la nuda vita!

 

Il virus è la paura, se non ci fosse saremmo liberi. Ricordiamoci che tutto questo è già accaduto. Qualcuno diceva “Soltanto mettendo in gioco la vita si conserva la libertà” (Hegel).

*Psicologa e psicoterapeuta

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