di Pietro Mingrone* 

Alcune riflessioni su quanto circola oggi circa la pandemia in atto e l’istituzione di un centro Covid nel plesso ospedaliero di Rossano. La prima è che ci sono malati, è inevitabile, di infezione da Covid e di tutte le altre patologie. La seconda è che abbiamo due plessi ospedalieri con relativo Pronto soccorso. Dove si recano o vengono trasportati i pazienti che hanno bisogno di assistenza e ne hanno diritto (o no?) ovviamente in Pronto soccorso. Fino ad oggi gli utenti erano vicini tra di loro, oggi non dovrebbe essere più possibile, ma i nostri locali non sono sufficienti e neppure attrezzati per cui si trovano insieme la frattura con la colica e con la polmonite.

 

La polmonite è sospetta per Covid, la colica e la frattura potrebbero essere portatori: la prima va isolata, le altre due malattie non vengono accettate in reparto se non se ne fa diagnosi, col famigerato tampone, che arriverà due giorni dopo (se va bene). Insomma, tutti e tre stanno troppo vicini, il personale pure e la radiologia anche. Qui si divide il mondo delle parole, mescolando la necessità di assistenza alla paura e al rifiuto. Chi non può se non dare assistenza vorrebbe avere un percorso separato, una radiologia separata, una per il sospetto e l’altra per coliche e fratture. Chi è lontano dal possibile contatto si erge a censore e organizzatore dell’emergenza, dicendo che se si approntano strutture per ospitare i sospetti ed i malati si può diffondere il virus.

 

 

I sanitari in prima linea tacciono e lavorano, quelli lontani pontificano. Una domanda: ma il virus lo si diffonde nella promiscuità del Pronto soccorso o in locali idonei? Nel mezzo c’è chi si chiede cosa potrebbe succedere se ci fossero più contagiati, cosa possa e deve servire per ridurre i rischi e per far sì che i cittadini abbiano assistenza nel loro, il proprio ospedale. A questo punto esprimo le personali sensazioni. Per primo verso quei medici che hanno dimenticato la nobiltà della professione, e propugnano di lasciare i colleghi in prima linea nelle condizioni accennate pur di rimanere loro al di fuori della mischia, per secondo verso quei rappresentanti dei cittadini che non si curano di appurare la realtà dei fatti, ma si limitano a cavalcare qualsiasi obiezione o notizia per dirsi opposizione, non minoranza che in emergenza porta anche il proprio per meglio costruire, ma che del termine collaborazione fa solo una parola scritta in editti contro. Contro chi? Contro le esigenze della popolazione che pretendono di rappresentare. *Medico specialista e consigliere comunale di Corigliano-Rossano

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