Assieme a Petrini altri giudici ed avvocati corrotti e corruttori attorno al braciere d’una loggia massonica illegale ed occulta

 

 

Un intreccio perverso d’interessi reciproci e a volte convergenti. Interessi illegali, ovviamente. In ambito giudiziario e non solo. Decisi intorno al misterioso braciere d’una loggia massonica segreta. E deviata. L’oramai ex giudice Marco Petrini, 56 anni (foto), ex presidente della seconda sezione della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro e della Commissione tributaria provinciale e catanzarese, arrestato per corruzione in atti giudiziari lo scorso 15 gennaio assieme ad altri personaggi nell’ambito della maxi-inchiesta “Genesi” condotta dai magistrati della Procura di Salerno su input della stessa Procura catanzarese guidata da Nicola Gratteri, avrebbe ammesso di far parte d’una loggia massonica segreta, e quindi illegale, operante sull’asse Catanzaro-Cosenza-Castrovillari. Una loggia estranea alla massoneria tradizionale, che sarebbe attiva in violazione della “Legge Anselmi” approvata dal Parlamento italiano dopo la scoperta della “P2” del fu Licio Gelli.

Petrini da settimane sta offrendo la propria piena collaborazione ai pubblici ministeri salernitani Luca Masini e Vincenzo Senatore, che stanno indagando sui magistrati del distretto giudiziario di Catanzaro. L’ex giudice Petrini è difeso dagli avvocati Agostino De Caro del foro di Salerno e Francesco Calderaro del foro di Castrovillari. L’indagato avrebbe dunque revocato il mandato al professore-avvocato Alfredo Gaito del foro di Roma. La gravità e la complessità dei fatti riferiti dall’ex collega hanno indotto gl’inquirenti salernitani a secretare completamente i suoi verbali d’interrogatorio del 25 e 29 febbraio scorsi, al contrario di quanto era avvenuto coi verbali del 31 gennaio e del 5 febbraio che sono coperti da una lunga serie di corposi omissis. L’interrogatorio del 29 febbraio pare sia durato più di dieci ore. E il provvedimento di secretazione dei due verbali la dice lunga sulla delicatezza e sulla gravità delle vicende narrate. Il giudice indagato potrebbe aver descritto il “sistema” che coinvolgerebbe altri giudici ed avvocati dei fori di Catanzaro, Cosenza e Castrovillari, raccontando fatti e circostanze di sua conoscenza diretta fino a ieri inconfessabili, facendo nomi e cognomi dei suoi co-protagonisti ed entrando fin nei minimi dettagli delle trame corruttive del “sistema”.

 

Il Tribunale di Castrovillari

 

Un “sistema” già in parte svelato dalle immagini girate dalla guardia di finanza che ritraggono Petrini intento a ricevere “mazzette” e a contare soldi nei suoi ex uffici catanzaresi. L’esistenza della loggia deviata disvelerebbe il punto di congiunzione di molteplici interessi tra professionisti con ruoli differenti, ma complementari. Giudici, avvocati, commercialisti, medici, ingegneri, architetti e chi più ne ha più ne metta, assieme ad imprenditori senza scrupoli, gente di malaffare, e, con ogni ragionevole probabilità, pure appartenenti alle spietate organizzazioni criminali della ’ndrangheta. Una loggia nella quale era stato cooptato, per sua stessa ammissione dunque, pure l’ex giudice Petrini. Intercettato telefonicamente ed ambientalmente, Petrini s’era infatti lasciato sfuggire qualche confidenza sulla sua adesione proprio poco prima d’essere arrestato. Confidenze rese ad amici e magari legate alle dichiarazioni dei pentiti comparse in alcune inchieste condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro negli ultimi due anni. Petrini ha dunque scelto di collaborare pienamente coi magistrati salernitani che si stanno occupando del sistema corruttivo messo in piedi nel distretto giudiziario di Catanzaro. Un sistema del quale l’ex presidente di Corte d’Assise d’appello sarebbe stato parte integrante. Chi altri ne faceva parte e dove si riunivano gli “piduisti” nostrani? 

 

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