Zona franca urbana: sequestro dei beni ai due soci legati alla politica del motto “Franza o spagna purchè se magna”

 

 

Per i supremi giudici della Corte di Cassazione sono due imbroglioni. Si tratta di due volti piuttosto noti a chiunque “traffichi” negli ambienti politicanti e pseudo-imprenditoriali di Corigliano-Rossano. Andiamo alle presentazioni d’obbligo. Il primo si chiama Giovanni Paolo Scaglione, ha 49 anni (a destra) ed è nato a Cesano Maderno in provincia di Milano, dove con ogni probabilità è ritornato a vivere dopo avere scorrazzato per alcuni anni nell’attuale terza città della Calabria assieme al suo socio in affari, Giuseppe detto “Pino” De Caro (a sinistra), il quale di anni ne ha 42, risiede nel piccolo Comune arbëreshë di Santa Sofia d’Epiro e continua a scorrazzare in lungo e in largo per Corigliano-Rossano.

Una coppia di sedicenti imprenditori, che nel corso degli anni ha magicamente fatto fallire o nella migliore delle ipotesi portato in dissesto tutte le pseudo-aziende da essa stessa guidate. De Caro ha cominciato con un’attività di poste private, lasciata in malora per una più redditizia attività di consulenze informatiche ed economiche, per intraprendere la quale ha fondato la “Euroidee Srl” con alcuni soci che da allora lo guidano a districarsi nella complessa macchina amministrativa della Regione Calabria. E da qui ha iniziato la sua scalata verso quello che sembrava il sicuro successo, con fondi regionali a pioggia per progetti che misteriosamente non hanno visto mai la luce, se non in modelli atti alla percezione dei contributi. Indebitata fino al collo e dichiarata fallita la prima azienda di consulenza nonostante i ricchi progetti finanziati, ne ha fondata un’altra, la “Teragate Srl”, le cui attività gli hanno permesso d’entrare in concorrenza (!!!) con la precedente, partecipando così contemporaneamente a più gare d’appalto che con compiacenti funzionari regionali gli venivano tranquillamente aggiudicate. È accaduto per il progetto “Casali cosentini”, il cui portale non vide mai la luce se non in forma minimale ed incompleta, ma i cui compensi però sono stati pagati per intero: basta chiedere informazioni al sindaco di Belsito (Comune capofila del progetto). Consulenze inventate per sistemi sulla carta innovativi, ma di fatto implementati con tecnologie standard così come i tanto decantati sistemi wi-fi realizzati con materiali non conformi alle specifiche di progetto, ma magicamente collaudati dai tecnici. Chissà come…

 

Con la società “Teragate Srl”, De Caro è entrato nel carrozzone di “Fondazione Terina” grazie al socio Antonio Saladino e anche qui, per servizi inesistenti, ha intascato consulenze regionali. Per non farsi mancare nulla, ha fondato una cooperativa edilizia per la realizzazione di complessi abitativi di nuova generazione. Uno per ogni socio, tali Giovanni Corino e proprio quel Giovanni Paolo Scaglione suo socio storico nelle società di consulenza informatica ed economica, ovviamente sempre finanziati dalla Regione Calabria grazie ai buon uffici dei soliti amici degli amici. Destra o sinistra? Entrambe, e spesso e volentieri persino contemporaneamente. Franza o Spagna purché se magna, insomma.

 

 

Fallimenti, crisi, e numerosi conti in sospeso. Tra questi ve n’è uno assai particolare che vale la pena di raccontare, dando per scontato che i nostri lettori sanno in cosa consistono le Zone franche urbane istituite e finanziate dal Ministero dello Sviluppo economico per gli ex Comuni di Corigliano Calabro e di Rossano oggi unico Comune, vale a dire una maxi-agevolazione fiscale e contributiva destinata ad imprese locali che hanno alcuni precisi requisiti stabiliti dallo stesso Ministero al fine d’incentivare il tasso d’occupazione locale. Ma “Euroidee Srl” e “Teragate Srl”, ovverosia la premiata ditta Scaglione & De Caro (e pure i loro soci), il 5 marzo dello scorso anno sono ufficialmente entrate nell’occhio del ciclone giudiziario del Tribunale di Castrovillari, il cui giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura, ha ordinato alla guardia di finanza d’eseguire il sequestro per equivalente delle intere somme finanziate dal Ministero ai due soci, proprio nell’ambito del bando sulla Zona franca urbana coriglianese. Sequestrati, dunque, risorse finanziarie, beni ed altre utilità nella disponibilità delle due società.

 

 

Tutto in relazione all’accusa mossa agli amministratori, che è quella d’avere attestato falsamente il possesso dei requisiti previsti dall’articolo 3 del Decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 10 aprile 2013, vale a dire lo svolgimento d’attività imprenditoriale nella Zona franca urbana dell’ex Comune di Corigliano Calabro, inducendo in errore il Ministero erogante le agevolazioni, illegittimamente percepite e poi utilizzate in compensazione di tributi e ritenute. E lo scorso 15 gennaio i giudici della Sesta sezione penale della suprema Corte di Cassazione hanno pronunciato, proprio nei confronti di Scaglione e De Caro, la sentenza con la quale hanno confermato il sequestro. Ben 34.742,28 euro per il solo anno fiscale 2015. A fronte del finanziamento complessivamente ottenuto, nell’aprile del 2013, pari a circa 263 mila euro comprendente pure quello d’una terza società, la “Teraland Srl”.

 

Tutto bloccato, adesso, in forza dell’inchiesta condotta dalla Procura di Castrovillari, non ancora conclusa. Che, oltre a Scaglione e De Caro, vede indagate pure altre persone, tra esse qualcuna candidata al Consiglio comunale, ma non eletta, alle prime elezioni di Corigliano-Rossano tenutesi lo scorso mese di maggio. Avremo modo d’approfondire.

 

Pino De Caro

 

Mentre a luglio, il sempiterno e poliedrico De Caro, il quale ora evidentemente ha cambiato settore ed è passato alla “cultura”, figurava quale responsabile del progetto “Expo delle minoranze linguistiche Arbëreshë”, un evento di cultura, appunto, ma anche d’economia – eccallà! – tenutosi nel Comune di San Cosmo Albanese sotto l’egida del sindaco Damiano Baffa…

 

 

 

 

 

 

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