Erano le ore 4,40 del 6 febbraio 2013 quando alla centrale operativa dei carabinieri arrivava la telefonata del signor Rocco Chiaro, un cittadino di Corigliano-Rossano, il quale chiedeva l’immediato intervento d’una pattuglia segnalando che all’interno della sua proprietà poco prima s’erano introdotte tre persone che avevano tentato di commettere un furto e che in seguito ad una violenta colluttazione lui era riuscito a bloccarne uno, che ancora tratteneva.

Immediatamente giungeva sul posto una pattuglia, che provvedeva ad arrestare in flagranza di reato un cittadino rumeno, Ionut Catalin Andronic. Una volta condotto in caserma, l’arrestato su sollecitazione dei militari indicava come complici del tentato furto un cittadino polacco di nome Daniel ed un giovane residente nella popolosa frazione di San Giacomo d’Acri di nome Francesco Cofone. Perquisita l’abitazione di Cofone, da suo telefono cellulare spuntava il numero di telefono del polacco Daniel Latoszek. Condotti pure questi altri due in caserma, il signor Chiaro esprimeva un giudizio di fortissima somiglianza di Cofone e Latoszek ai due complici del rumeno che era riuscito a bloccare durante il tentativo di rubare nella sua proprietà. Cofone e Latoszek sono stati processati lo scorso 18 febbraio dai giudici del Tribunale di Castrovillari (foto).

 

 

L’avvocato Pasquale Di Iacovo, il loro difensore (foto), ha sottoposto la vittima ad un penetrante ed articolato interrogatorio. Dal quale è emersa l’assoluta inattendibilità del riconoscimento di Cofone e Latoszek, poiché erano stati visti da Chiaro in condizione di scarsa illuminazione. Il loro presunto riconoscimento in caserma era stato inoltre influenzato dalla presenza nella sala d’attesa dell’altro giovane rumeno che Chiaro era riuscito a bloccare. Non attendibile pure l’indicazione che il rumeno Andronic arrestato aveva dato ai carabinieri sulla partecipazione al tentato furto di Cofone e Latoszek, poiché non era mai stato firmato alcun verbale da parte del rumeno Andronic e quindi quest’ultimo non s’era mai formalmente assunto alcuna responsabilità per l’ipotesi in cui l’informazione fornita agl’investigatori non si fosse rivelata vera. E i giudici alla fine del processo hanno condiviso integralmente la tesi difensiva del legale, pronunciando nei confronti Cofone e Latoszek una sentenza d’assoluzione per non aver commesso il fatto.

 

 

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