Raffaele Cannizzaro (foto a sinistra), attuale Commissario del Ministero dell’Interno per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, è un funzionario di lungo corso del Viminale. Da qui a qualche giorno, o soltanto qualche ora, sarà nominato dalla neo eletta presidente della Regione Calabria Jole Santelli quale proprio capo di gabinetto, praticamente il braccio destro della governatrice, una figura istituzionale d’alto profilo cui la Santelli demanderà il governo delle questioni burocratiche del proprio importante ufficio. Cannizzaro – magari oggi in pochi lo ricordano – è una vecchia conoscenza dei calabresi, in particolare dei cittadini delle province di Cosenza e Catanzaro, dove, dal 2010, egli ricoprì la massima carica di governo territoriale, quella di prefetto. Già, ma ancora: Cannizzaro, chi era costui? È presto detto. Da prefetto di Cosenza, il 18 marzo del 2011 trasmise all’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, al Viminale con l’allora presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, una corposa relazione con la quale, in forza dell’autorità e dell’autorevolezza della propria carica, proponeva al Governo di sciogliere l’allora Comune di Corigliano Calabro per infiltrazioni mafiose. E il Comune era retto, dal giugno del 2009, dalla sindaca Pasqualina Straface (in primo piano nella foto a destra con la presidente Santelli) del partito del Popolo della libertà fondato proprio da Berlusconi.

Meno di tre mesi dopo, l’8 giugno, il Consiglio dei Ministri deliberò lo scioglimento, e il giorno seguente l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firmò il decreto che mandò a casa con effetto immediato la sindaca Straface, i suoi assessori ed il Consiglio comunale a maggioranza Pdl e ad immagine e somiglianza di Berlusconi. 

 

La Straface ed i suoi assessori non si diedero per vinti e attraverso i loro legali ricorsero dapprima alla giustizia del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, che confermò lo scioglimento del Comune, e poi al Consiglio di Stato per l’ultimo e definitivo giudizio, ma i supremi giudici riconfermarono uno scioglimento che passò con lo stesso esito di relazione da più mani: quelle dei tre componenti la Commissione d’accesso agli atti del Comune nominati per mesi di verifiche dall’allora prefetto Cannizzaro, quelle di quest’ultimo, quelle dell’allora ministro dell’Interno, quelle dell’allora presidente del Consiglio dei ministri e di tutti i componenti il Governo, quelle dell’allora presidente della Repubblica. Amen.
Ecco cosa scrive l’ex prefetto Cannizzaro nella tristemente storica pagina finale della sua relazione del 2011:

 

 

Ora, a distanza di 9 anni, ringalluzzita da una sentenza d’assoluzione per concorso in associazione mafiosa incassata sei mesi fa, la Straface, la quale se è candidabile per legge, politicamente non lo è affatto, attraverso un’assai maldestra operazione d’annacquamento proteso ad un impossibile oblìo di quel che è stato, che ha lasciato segni ancora irreparabili nell’amministrazione comunale tanto a dispetto del tempo trascorso quanto a dispetto del nuovo Comune unico di Corigliano-Rossano, mestierante ed ambiziosa come allora e più d’allora, ha ottenuto spazio e terreno politico sul piano locale passando per la primissima occasione utile che le si è presentata davanti, le elezioni regionali dello scorso 26 gennaio. Strani i corsi e i ricorsi storici. Sì, perché a candidarla, imboscandola proprio nella lista a suo nome, è stata proprio la neo governatrice Santelli imposta al Centrodestra odierno proprio da Berlusconi.

 

La candidatura Straface è stata un’offesa alla comunità di Corigliano-Rossano. Un’offesa della neo presidente Santelli, la quale poteva proprio risparmiarsela quell’indecente candidatura, sonoramente bocciata dagli elettori dello stesso Centrodestra a dispetto di come s’affannano a farla passare da poco più d’una ventina di giorni in qua la diretta interessata ed i suoi accoliti coriglianesi, perché nella parte rossanese della nuova città la Straface non se l’è mai filata nessuno né ieri, né alle elezioni del 26 gennaio né oggi, e di sicuro non se la fileranno domani.

 

Pasqualina Straface

 

Già, domani. Quel domani quando la Straface, come trasuda dalle proprie assai maldestre sortite mediatiche nelle quali s’autocelebra e si fa celebrare da qualche suo storico sgualdrino come buon esempio amministrativo ricordando proprio il periodo in cui era sindaca (sic!) con tanto di foto col gonfalone del Comune alle spalle (e vedere quella foto è davvero ripugnante), spendendo urbi et orbi il nome della presidente Santelli vorrebbe riproporsi proprio a sindaca. Ed è ciò che realmente le interessa, avendo cercato d’usare la candidatura regionale come trampolino, sul quale ha però preso uno scivolone. Allora, dottor Cannizzaro, dica subito alla Santelli di dire alla Straface di tacere. E magari le spieghi che quest’ultima – al netto delle operazioni-propaganda regionali di queste ore – col capitano “Ultimo” e con Sandra Savaglio ha davvero nulla a che spartire…    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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