«Emergono denunce di presunto mancato assolvimento dei propri doveri a carico dello scrivente dirigente scolastico, sporte da chi non perde occasione di trincerarsi dietro la comoda e vigliacca maschera dell’anonimato. I poteri di sospensione delle attività didattiche o la chiusura di un plesso scolastico sono in capo ai prefetti o ai sindaci, non di certo al dirigente comunale della Pubblica istruzione né tantomeno al dirigente scolastico. E, ammesso per assurdo, che il dirigente scolastico avesse potuto chiudere la scuola motu proprio interrompendo ad oltranza un pubblico servizio, a chi sarebbe giovato? Non avrebbe aggiunto disservizio a disservizio?

I membri della comunità scolastica hanno sì il diritto di protestare civilmente nelle sedi opportune, ma anche il dovere di partecipare costruttivamente nel processo di risoluzione delle criticità. Entrando nel merito dei fatti, restituisco al mittente nel accuse (anonime) mosse allo scrivente circa gli eventuali inadempimenti nel segnalare i disservizi relativi all’impianto di riscaldamento dei plessi scolastici: gli ignoti genitori, prima di protestare, avrebbero potuto agevolmente verificare, interloquendo con il sottoscritto atti alla mano, che il Comune – per legge tenuto all’esecuzione dei lavori e alla fornitura dei servizi di competenza – è stato prontamente invitato a risolvere in tempi brevi l’annosa problematica del riscaldamento dei plessi scolastici».

Mauro Colafato, dirigente scolastico Istituto comprensivo Rossano I

 

Sulla stessa questione sollevata da parte dei genitori degli scolari, dal Comune di Corigliano-Rossano, l’amministrazione scrive: «Appena ricevuta comunicazione dalla dirigenza scolastica gli uffici comunali si sono attivati, nei giorni scorsi, per ridurre al minimo i disagi all’intera comunità scolastica. L’amministrazione comunale smentisce ulteriori disagi derivanti da presunte interruzioni nell’erogazione idrica, e precisa che l’impianto di riscaldamento ritornerà a funzionare normalmente appena sarà ricevuta e sostituita, dalla ditta che gestisce l’impianto, la scheda trovata bruciata».

 

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