Un caso che da Corigliano-Rossano, a Ferragosto scorso, aveva avuto un’enorme eco mediatica nazionale. Con presunte violenze sessuali di gruppo che sarebbero state consumate per dieci lunghi anni ai danni d’una giovane di nazionalità albanese residente in città. E col presunto branco di violentatori finito platealmente in manette ed in carcere il 14 agosto. Salvo poi riconquistare la libertà personale dopo appena due settimane, per effetto della pronuncia del Tribunale del riesame di Catanzaro. I cui giudici – ai quali avevano presentato i loro ricorsi i difensori degl’indagati, gli avvocati Giacinto D’Urso (foto), Vincenzo Reda, Giovanni Scatozza, Francesco Cornicello, Ettore Zagarese, Pasquale Madeo e Isidoro Orabona – avevano annullato totalmente l’ordinanza che era stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Luca Colitta su richiesta del sostituto procuratore Mauron Gallone. E proprio il rappresentante la pubblica accusa non s’era dato per vinto di fronte al per lui clamoroso provvedimento di scarcerazione dello scorso 30 agosto, ed aveva presentato il proprio ricorso ai supremi giudici della Corte di Cassazione avverso l’ordinanza emessa dai giudici della libertà di Catanzaro.

Un ricorso, ovviamente, finalizzato a riportare gl’indagati in carcere. Ebbene, proprio l’altro ieri, in esito all’udienza tenutasi in Cassazione, gli “ermellini” della seconda sezione penale del “palazzaccio” romano di Piazza Cavour si sono finalmente espressi. Rigettando totalmente il ricorso del pubblico ministero Gallone, dando così credito alle memorie difensive scritte ed illustrate pure in udienza da parte degli avvocati D’Urso, Scatozza e Cornicello. Restano dunque in libertà – in attesa dell’eventuale processo nei loro confronti – Pierluigi Gallo, 43 anni, Sergio Gallo, 45, Gianni Montalto, 38, William Oranges, 42, e Salvatore Bruno, 37.

 

La Corte di Cassazione 

 

Le argomentazioni giuridiche espresse dagli avvocati D’Urso, Scatozza e Cornicello, in Corte di Cassazione sono state persino condivise dal procuratore generale, il quale aveva addirittura ravvisato profili d’inammissibilità del ricorso presentato dal pubblico ministero del Tribunale di Castrovillari Gallone. Il ricorso della Procura castrovillarese è stato infatti rigettato nella sua totale completezza.

 

Alla luce di tale decisione, il collegio difensivo dei cinque indagati ribadisce «la calunniosa finalità della denuncia sporta, le macroscopiche contraddizioni e l’inconsistenza d’una attività investigativa, tanto frettolosa quanto inspiegabilmente repentina, risalita alle cronache estive col clamore balneare e che ha visto adottare la gravissima misura della privazione della libertà personale degl’indagati a scapito loro e della stessa civiltà giuridica con essi vilipesa». In particolare, gli avvocati D’Urso e Reda, difensori di Pierluigi Gallo, rilevano che «la pronuncia della Cassazione conferma che s’è trattato d’una macchinazione spiccatamente calunniosa, e l’approssimazione giuridica attraverso la quale essa è stata portata avanti in sede d’indagini preliminari ha causato seri danni al nostro assistito, il quale comunque ha sempre confidato in una sana e corretta giustizia in un paese civile».

 

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