La sentenza è di tre mesi fa e si riferisce a una società di costruzioni dell’esponente politico di Corigliano-Rossano e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, che non ha pagato gli operai e accumulato una montagna di debiti 

 

 

La domanda nasce spontanea ed ovviamente è retorica. Se uno non è stato capace d’amministrare nel privato di casa propria, può aspirare ad amministrare la cosa pubblica? A trovarsi proprio in tale condizione è uno degli esponenti politici espressioni della nuova grande città di Corigliano-Rossano e del ben più vasto comprensorio della Sibaritide candidati al Consiglio regionale della Calabria nell’importante tornata elettorale del prossimo 26 gennaio, cruciale per le sorti di Corigliano-Rossano e della Sibaritide stesse. Parliamo di Ernesto Rapani, 52 anni, ex consigliere dell’ex Comune di Rossano ed ex consigliere provinciale di Cosenza (foto)Trombato come sindaco di Rossano nel 2016, nel 2018 provò ad essere eletto parlamentare della Repubblica e fu ri-trombato, e adesso ritenta sperando d’essere più fortunato, o meno sfortunato.

Già, perché per molti osservatori politici locali, Rapani, candidato a sostegno dell’aspirante governatrice regionale del Centrodestra Jole Santelli nella Circoscrizione Nord Calabria per la lista di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni di cui lo stesso Rapani in Calabria è coordinatore regionale, stavolta potrebbe riuscire a fare centro. E non parliamo del vaso d’un bagno pubblico qualsiasi, bensì di Palazzo Campanella a Reggio Calabria, la sede del Consiglio regionale. La nota dolente è che l’architetto Ernesto Rapani lo scorso 2 ottobre 2019 è stato dichiarato fallito dal Tribunale di Castrovillari (sentenza n. 16/2019), in qualità d’amministratore (prima) e di liquidatore (poi) d’una società a responsabilità limitata di Corigliano-Rossano in tempi non molto lontani attiva nel campo della costruzione d’immobili, della ristrutturazione e della manutenzione di beni immobili, e dell’acquisto e della vendita di beni immobili. Si tratta della società “Edil Fratema Srl”, di cui Ernesto Rapani deteneva il 34% delle quote proprietarie (le restanti due quote parti, ognuna del 33%, erano di proprietà dei suoi familiari Adriana Rapani ed Espedito Rapani).

 

Il Tribunale di Castrovillari

 

La società del settore edilizio di Rapani & famiglia è stata attiva dal 2001 al 2016, quando entrò in stato di liquidazione per una grave crisi dovuta a una montagna di debiti che in quegli anni aveva accumulato. In particolare si tratterebbe di debiti da prestazioni lavorative a maestranze e manovalanze, coi salari degli stessi operai che non sarebbero stati mai corrisposti, ma vi sarebbe pure una consistente mole debitoria per forniture di beni e servizi, le cui fatture non sarebbero state mai onorate. Inoltre, la società facente capo ed amministrata dall’aspirante consigliere regionale, non presenta i propri bilanci – com’è obbligatorio per una “Srl” – dal lontano 2013: ben 7 anni d’inspiegabile “vuoto” contabile. Da tre mesi in qua, dunque, la “Edil Fratema Srl” di Ernesto Rapani e dei suoi familiari è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Castrovillari. Il giudice delegato è Giuliana Gaudiano, mentre il curatore fallimentare è Stefano Miranda, un dottore commercialista di Castrovillari. La prima udienza per l’esame dello stato passivo della fallita ed indebitatissima società di costruzioni dell’architetto Rapani è fissata per l’8 gennaio prossimo, praticamente tra appena cinque giorni. E davanti alla giudice Gaudiano s’annuncia già una gran folla d’avvocati che sarà impegnata nella tutela degl’interessi dei numerosissimi creditori dei Rapani…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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