Cinzia Falcone ha 46 anni ed è la titolare d’una scuola privata d’inglese di Cosenza. Referente del Cas per i migranti di Camigliatello Silano e presidente dell’associazione “Animed”, è costantemente impegnata in attività di solidarietà a tutela dei diritti delle donne

 

 

Calabria, 2019. Una terra ed un anno – in particolare il suo ultimo scorcio – che hanno visto letteralmente crollare nell’indegno i volti d’alcuni uomini ed alcune donne sui quali i calabresi e le calabresi perbene, sbagliando, avevano riposto le loro (ultime?) speranze. Sì, perché quei magistrati, quel prefetto, quei poliziotti, quei carabinieri, quei finanzieri, quei cancellieri di procure e tribunali ed altri servitori dello Stato additati d’esserne traditori, unitamente a quei pochi integerrimi rappresentanti politici ed istituzionali ad ogni livello sui quali mai s’è alzata neppure una sola chiacchiera neanche di colore rosa, per i calabresi perbene erano tra gli avamposti del residuo vivere civile di questa terra

vale a dire quello che in questa terra rimane dopo la ‘ndrangheta, la politica al servizio della ‘ndrangheta, la ‘ndrangheta al servizio della politica, la corruzione dei colletti bianchi, la malversazione e la corruzione sociale a tutti i livelli, che negli anni, e negli ultimi con un’impennata micidiale, hanno prodotto la povertà non solo economica ma soprattutto culturale e ancor più morale, dell’assai più larga parte della società calabrese la cui stragrande parte, benché magari onesta, continua a restare non in silenzio (perché di rivoluzioni parolaie qui ne scoppiano ogni giorno, soprattutto sui social network), ma con le braccia conserte. Non in segno di resa, ma col senso dell’ignavia verso se stessa. Oggi, ultimo giorno dell’anno, la Calabria onesta e perbene non ha il volto degl’integerrimi servitori dello Stato tra prefetti, magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri, cancellieri di procure e tribunali che pur vanno ricordati in una lotta troppo spesso impari con chi tra essi stessi li tradisce tradendo lo Stato. E non ha neppure il volto di qualcuno dei tanti sindaci coraggiosi e perbene della Calabria. Già, perchè oggi, ultimo giorno dell’anno, la Calabria onesta ha il volto d’una donna perbene di questa terra. Si chiama Cinzia Falcone ed ha 46 anni (nella foto in apertura). È la titolare d’una scuola privata d’inglese di Cosenza. Cinzia è la referente d’un Centro d’accoglienza straordinaria per migranti a Camigliatello Silano e presidente dell’associazione “Animed”, attraverso la quale ella è costantemente impegnata in attività solidaristica a tutela dei diritti delle donne. L’inchiesta per corruzione a carico del prefetto di Cosenza Paola Galeone di 58 anni, che stamattina presto dalla cronaca di Arcangelo Badolati sulla Gazzetta del Sud è rimbalzata in pochi minuti su tutti gli organi d’informazione locali e nazionali, è scattata proprio a seguito della denuncia di Cinzia.

 

Cinzia Falcone e il prefetto Paola Galeone insieme sul palco del Teatro Rendano lo scorso 30 novembre, seduto il caposervizio della Gazzetta del Sud di Cosenza Arcangelo Badolati

 

Lo scorso 29 novembre – esattamente un mese fa – Cinzia Falcone e Paola Galeone erano insieme sul palco del Teatro Rendano di Cosenza per una manifestazione organizzata proprio dalla Prefettura. E durante queste feste l’imprenditrice e presidente d’associazione avrebbe ricevuto dal prefetto, proprio nell’ufficio del massimo rappresentante di Governo in provincia, la proposta d’emettere a carico della Prefettura una fattura fittizia al fine di giustificare un servizio o una spesa mai avvenuti, col fine ultimo d’impossessarsi degli ultimi spiccioli rimasti disponibili per l’anno 2019 nell’ambito del fondo di rappresentanza accordato al prefetto dal Ministero dell’Interno. Poco più di 1200 euro da dividere in parti quasi uguali tra le due donne, 500 e 700. Questa sarebbe stata la proposta indecente del prefetto all’imprenditrice. La quale sarebbe stata invitata a darsi poi appuntamento in un bar proprio di fronte alla Prefettura – previo messaggio telefonico di conferma dell’avvenuta emissione della fattura giustificativa – al fine d’incassare in denaro liquido dalle mani dell’imprenditrice la propria pattuita quota parte di 700 euro.

 

Cinzia Falcone durante un altro recente incontro pubblico

 

Cinzia sarebbe rimasta profondamente turbata da una tale proposta da parte d’un alto rappresentante dello Stato, tanto da confidarsi coi propri familiari prima di recarsi dritta in Questura, nottetempo, a denunciare il prefetto. Quanto restava da fare, Cinzia l’ha poi fatto con coraggio e determinazione assieme ai poliziotti della Squadra mobile di Cosenza, che qualche giorno prima di Natale avevano predisposto ogni dettaglio per raccogliere tutti gli elementi necessari a provare la corruzione, filmando con delle telecamere nascoste proprio negli abiti di Cinzia il momento della consegna della busta contenente i 700 euro in contanti che sarebbero stati richiesti dal prefetto, avendo preventivamente fotocopiato le banconote, busta coi soldi recuperata e sequestrata senz’alcun imbarazzo dagli stessi agenti proprio dalla borsetta del prefetto, invitata ad aprirla all’uscita del bar luogo del misfatto. Ecco, il nostro augurio per il 2020 è che la Calabria onesta da domani abbia il volto d’altre Cinzia, ma anche di Giuseppe, Rita, Antonio, Lucia, Giovanni, Francesco, Anna, Marco… insieme a quelli degli onesti prefetti, magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri, cancellieri di procure e tribunali, dei sindaci perbene, di tutti gli altri politici onesti, fino all’ultimo degl’impiegati del più piccolo dei nostri uffici pubblici. 

 

 

 

 

  

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