Nei giorni scorsi era stata disposta la drastica chiusura dell’Unità operativa di Cardiologia e dell’Unità di terapia intensiva coronarica attiva nel presidio “Nicola Giannettasio” (foto) da parte della direzione sanitaria dell’ospedale spoke di Corigliano-Rossano, per gravi carenze strutturali ed igienico-sanitarie (sic!) che avrebbero potuto mettere ancora più a rischio la vita stessa dei pazienti ivi trattati, i cui casi clinici sono già estremamente delicati. E la chiusura è stata confermata da parte dei carabinieri del Nucleo antisofisticazione e sanità di Cosenza

che hanno effettuato una visita ispettiva proprio nel reparto del presidio ospedaliero coriglianrossanese e proprio al fine di verificare l’effettiva carenza delle condizioni strutturali ed igienico-sanitarie per le quali s’era reso necessario il drastico provvedimento di chiusura. Le criticità già evidenziate da parte del risk manager dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza sono state dunque confermate dai carabinieri specialisti del Nas. Criticità che erano state messe nero su bianco nella comunicazione che il direttore della Cardiologia nei giorni scorsi aveva inoltrato al direttore sanitario dello spoke.

 

 

Nella comunicazione del primario, alla quale era poi seguito il provvedimento di chiusura del direttore sanitario, è stata evidenziata la carenza cronica di manutenzione all’interno dei locali che ospitano l’importante unità operativa, tanto da mettere a rischio la salute degli stessi pazienti e pure del personale medico e paramedico che v’opera. I ricoveri in Cardiologia restano dunque bloccati in attesa che l’Asp di Cosenza provveda alla messa in opera delle attività di manutenzione del reparto, mentre i pazienti in emergenza d’infarto vengono trasferiti in altri ospedali della Calabria o della vicina Basilicata. 

 

 

 

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