“La notte sull’ospedale…”. Non è soltanto il titolo d’una foto, ma pure d’un breve post su Facebook d’uno stimato medico coriglianese oggi in pensione, il quale nel proprio passato politicamente impegnato ha ricoperto pure la carica di presidente del Consiglio comunale dell’ex città di Corigliano Calabro. Il dottor Carlo Caruso scrive, scrive amaro, ma non in modo arrendevole: «È un gioco al massacro. Ti minaccio di toglierti 10, così quando ti tolgo solo 5 sei pure contento. Perché è questo che sta avvenendo nei nostri presidi sanitari, dove periodicamente un servizio scade di qualità per sottrazione di risorse o per mancato potenziamento delle stesse, in caso di maggior fabbisogno… Alla fine ci fanno sempre (come si dice da queste parti) “fissi e cuntiènti”… È a questo punto obbligatorio prendere opportune contromisure, con iniziative popolari e con interventi decisivi da parte d’ogni autorevole associazione e personalità locali. Al di là delle specifiche competenze, far sentire le voci di chi è stato investito della volontà popolare non è mai inutile, se usate con i toni giusti, ricorrendo – se fosse il caso – anche ad azioni eclatanti».

 

Il barricadero primo cittadino

 

E le azioni eclatanti le ha già annunciate il neo sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, nel pomeriggio di ieri protagonista assoluto, assieme al deputato cittadino del Movimento 5 Stelle Francesco Sapia, d’un positivo risultato, benché momentaneo, che ha sventato la già decretata chiusura della Pediatria e dell’Ostetricia-Ginecologia del presidio ospedaliero “Guido Compagna”, che col “Nicola Giannettasio” è uno dei due oramai debolissimi pilastri dell’ospedale spoke di Corigliano-Rossano, l’ultimo brandello di sanità al servizio non soltanto d’una città di quasi 80 mila abitanti ma d’un intero comprensorio, la Sibaritide, che d’abitanti affamati ed assetati di sanità ne fa oltre 200 mila.

 

Il parlamentare del M5S Francesco Sapia

 

Di diverso avviso rispetto a Caruso il medico ospedaliero Rocco Chiaro, il quale fa l’anestesista proprio nel “Compagna” e su Facebook scrive: «Signor sindaco non serve scendere in piazza, basta applicare e fare rispettare quelli che sono gli standard nazionali e regionali, questi ultimi per la Calabria emanati dall’allora presidente della Regione Agazio Loiero, che prevedono la chiusura dei Punti nascita che sono, non ricordo bene, al di sotto di 700 od 800 parti l’anno. Il personale di questi Punti nascita, e di conseguenza anche i pediatri, possono essere utilizzati in quegli ospedali ove i Punti nascita rispettano gli standard stabiliti. Assurdo chiudere il Punto nascita di Corigliano-Rossano che è il terzo o il quarto Punto nascita della Calabria per numero di nascite annue, e la Pediatria che nonostante le croniche carenze di personale medico continua ad essere un’eccellenza. I politici la smettano di fare bava ed assumano decisioni che potrebbero sembrare impopolari ma che sono di pubblica utilità. Diversamente, che vadano a fare altro. Bene ha fatto la dottoressa Erminia Pellegrini, reggente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, a revocare la disposizione di chiusura delle due Unità operative. Speriamo nel contempo si trovi una soluzione definitiva a tali carenze nel rispetto delle norme vigenti».

 

Scatto diurno sull’ingresso del presidio ospedaliero “Compagna”

 

Al direttore sanitario dell’ospedale Pierluigi Carino, il quale nel pomeriggio di ieri aveva firmato in modo per nulla indolore il drastico provvedimento, infatti qualche ora dopo aveva fatto eco contraria la reggente dell’Asp Pellegrini, la quale nel proprio provvedimento aveva testualmente richiesto «di revocare immediatamente la disposizione di cui in oggetto per lo stretto periodo necessario alla risoluzione della problematica». Quindi il problema resta. Già, perché non v’è lo stretto necessario numero di medici per poter tenere in vita Pediatria ed Ostetricia-Ginecologia. Reparti riaperti, ma ancora senza il minimo sufficiente numero di medici, dunque, e con una sbrindellata soluzione tampone: l’utilizzo d’alcuni medici neonatologi in convenzione con l’Azienda ospedaliera dell’Annunziata di Cosenza ed il ricorso a turnazioni aggiuntive per gli stessi pochi medici in servizio nel “Compagna”. Ma qui a Corigliano Rossano si rivendica il trasferimento stabile del numero dei medici necessario per far vivere – e non sopravvivere – l’ospedale spoke “Compagna-Giannettasio”. E il sindaco Stasi sul punto è perentorio: «Noi siamo pronti a mobilitare la piazza se entro martedì non verranno assunti tutti i provvedimenti necessari a superare in modo definitivo la vicenda». Un vero e proprio ultimatum e senza trattativa alcuna. A parere del primo cittadino un dato che appare ormai inconfutabile: «Bisogna sbloccare i concorsi e dare respiro alla rete ospedaliera, perché così non si può andare più avanti e noi siamo pronti alle barricate!». Già, “noi”. Pluralia maiestatis o meno, ora la questione è: le decine di migliaia di cittadini di Corigliano-Rossano sono pronte a seguire il sindaco da loro stessi eletto nella già dichiarata “guerra”? Oppure, col solito atteggiamento cronicamente oscillante tra l’apatico e il pilatesco lo lasceranno solo, insieme a pochi altri soldati di ventura, in un combattimento “a perdere” contro logiche illogiche e poteri forti e sordi alle rivendicazioni di dignità d’una grande città e d’un grande comprensorio?

 

La riunione urgente di ieri nel “salotto” del Partito democratico

 

Ieri pomeriggio, mentre il sindaco Stasi e il deputato Sapia sul campo di battaglia sventavano la chiusura dei reparti ospedalieri, il Partito democratico cittadino, sulla stessa drammatica questione, si riuniva d’urgenza. La discussione nel locale salotto democratico, lo stesso salotto che da altri luoghi negli ultimi vent’anni ha progressivamente prodotto l’attuale drammatica situazione sanitaria locale, s’è conclusa col consueto impegno di mettere nero su bianco la solita dichiarazione d’intenti: «Sia chiaro a tutti che, se l’intento è quello di smantellare dell’esterno il sistema sanitario della terza città della Calabria, siamo pronti a difendere, con ogni mezzo, l’irrinunciabile diritto dei nostri cittadini alla salute! Con forza chiediamo l’immediata rimozione di quanti hanno responsabilità dirette nel sistema organizzativo delle strutture sanitarie e, specificatamente, dei capistruttura. Proponiamo di reperire il personale medico necessario trasferendolo da quelle strutture nelle quali svolgono un ruolo del tutto irrisorio e tale da non giustificare il dispendio umano e di risorse, nella consapevolezza, anche sulla scorta delle parole del ministro Speranza, che la definitiva soluzione, non solo nella nostra città, vada ricercata nello sblocco del turn over e nel superamento del commissariamento. Chiediamo di definire una volta per tutte le pastoie che impediscono la realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide e operare le necessarie azioni per avviarne i lavori. Invitiamo il sindaco ad assumersi la responsabilità di sollecitare risolutivamente le istituzioni e le figure preposte al governo della sanità a tutti i livelli. Auspichiamo una mobilitazione di tutte le forze politiche, sociali e sindacali per difendere il diritto del nostro territorio ad avere strutture efficienti e adeguate per garantire la cura, la dignità e la tranquillità dei cittadini. Sollecitiamo i sindaci dei territori vicini ad assumere questo problema come prioritario e comune a tutta la popolazione sibarita. Per quanto ci riguarda vigileremo e ci opporremo con forza e determinazione ad ogni ulteriore spoliazione». Stavolta dobbiamo crederci? 

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