Tutti i particolari dell’inchiesta con 9 indagati condotta dalla Procura di Castrovillari anche con l’ausilio delle telecamere

 

 

Cani maltrattati, ambulatori veterinari non a norma, adozioni d’animali con certificazioni falsi. La Procura di Castrovillari scoperchia un brutto pentolone nel canile-rifugio comunale di Corigliano-Rossano, ubicato nella periferica contrada rossanese di Foresta dove stamattina il giudice per le indagini preliminari ha imposto i sigilli giudiziari. Sotto indagine in 9, tra amministratori pubblici dell’ex Comune di Rossano – tra i quali l’ex sindaco rossanese Stefano Mascaro e l’ex commissario di Corigliano-Rossano Domenico Bagnato – e dipendenti dell’attuale Comune di Corigliano-Rossano, operatori dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, volontari e liberi professionisti, ai quali, per violazione di norme di legge o di regolamenti nello svolgimento del servizio di gestione del canile comunale, sono contestati i reati d’abuso di ufficio, omissione d’atti d’ufficio, falsità ideologica, falsità materiale, maltrattamento d’animali, e in un caso anche di concussione.

Il sequestro e la notifica dei provvedimenti è avvenuta a seguito d’una articolata indagine condotta dalla Stazione dei carabinieri forestali di Rossano. E stamane i militi hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal gip Luca Colitta. Le indagini, coordinate dal procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla e dal proprio sostituto Giovanni Tedeschi hanno accertato una critica gestione anche dal punto di vista tecnico-giuridico ed amministrativo della struttura deputata al ricovero dei cani randagi. Durante l’attività investigativa sono state capillarmente ricostruite tutte le fasi del canile comunale. Dagli affidamenti diretti alle associazioni di volontariato che v’operano alle adozioni con trasferimenti agli adottanti a mezzo di staffette. Disinfestazione e derattizzazione della struttura, stato dei luoghi, gestione dei rifiuti pericolosi, sistema d’identificazione dei cani randagi, tracciabilità dei farmaci utilizzati per la cura dei cani randagi, idoneità dei cani ospitati nel canile rifugio, adozioni e fonti di finanziamento. Sono stati inoltre acquisiti atti e documenti sulle spese sostenute dal Comune con riscontri oggettivi rispetto a quanto giustificato dalla gestione del canile rifugio in capo al responsabile sanitario. L’attività investigativa ha avuto i primi riscontri dopo la sorveglianza della struttura mediante telecamere, che hanno accertato che due persone s’occupavano del canile due ore al giorno, la mattina, e senza assicurare nessuna cura di sabato e di domenica. Inoltre s’è accertato che i rifiuti pericolosi venivano raccolti inconsapevolmente dalla ditta che s’occupa per conto del Comune della raccolta dei solidi urbani.

 

 

Durante questi mesi d’indagine, al fine di verificare la salute dei cani e l’idoneità della struttura, la Procura ha nominato un consulente tecnico d’ufficio che ha accertato un palese maltrattamento degli animali e l’idoneità parziale della struttura ospitante i cani. Gli ambulatori non sono a norma. Sono state inoltre monitorate le adozioni e i movimenti dei cani provenienti da questa struttura. In un controllo avvenuto ad una cosiddetta “staffetta” che conduceva cani al Nord Italia verso gli adottanti, mediante compenso economico, è stata riscontrata una difformità dell’autorizzazione rilasciata. Per le risultanze investigative, la Procura ha dichiarato il canile comunale in amministrazione giudiziaria, procedendo alla nomina di due amministratori giudiziari del canile sequestrato, uno per la parte contabile e l’altro per la vera e propria gestione del canile rifugio.

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Di admin